Ruminatio Laica su “professore si inginocchi”


via Professore si inginocchi 

Ripropongo articolo di Ruminatio Laica.

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Cambio contratto ALAMY: non più licenziatario bensì AGENTE

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Leggendo le veriazioni di contratto con Alamy, noto come sia cambiato “licensee” in “agent” praticamente dappertutto, immagino PROPRIO per scopi legali. E questo NON è una bazzecola specie in riferimento ai rapporti internazionali e alla risoluzione dell’agenzia delle entrate. Resta comunque abbastanza chiaro che in teoria devi avere la partita IVA e poi comunque sei esente da campo iva perché sei in rapporto con l’estero.

… ma mi accorgo che questo NON è l’ultimo cambiamento, bensì uno degli ultimi.

non decidi tu cosa sia la bellezza

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fat Hermione

In un vecchio fumetto di Ken Parker un pellerossa chiedeva a Ken Parker se fosse bello; gli spiegava che lui non si vedeva, a lui non importava perché la bellezza era dalla parte che vedono GLI ALTRI. Lui vedeva gli altri, LUI diceva se gli alti erano belli, ma solo gli altri potevano dire se LUI fosse bello, perciò lo chiedeva a Ken. Non ricordo altro, magari la cosa si risolveva con uno specchio d’acqua o uno specchio tout-court, poi nessuno avrà parlato di estetica, di senso comune, di epoche storiche, di moda, di gusti, di relatività, di Πόλεμος , di “diversa ponderalità”, di colpevolizzazione ed idealizzazione.

Io SO che se per me il cioccolato fa schifo, quando pronuncio queste parole posso dire che A ME IL CIOCCOLATO FA SCHIFO, non che non mi piace, che non lo trovo affine al mio gusto. Provo DISGUSTO. (era un esempio, io amo il cioccolato, ma NON TUTTO il cioccolato: il fondente 90% mi FA SCHIFO). Ribrezzo, disgusto, non sono costruzioni semantiche: sono impulsi primari, spontanei, sensazioni che proviamo: sincere. Il sole splende. POI brucia, o scalda, o illumina. Ma la sua parte è EMETTERE. Ciò che arriva dall’altra parte dipende anche dall’altra parte. E così sono i nostri gusti e giudizi personali su ciò che è altro da noi, fuori da noi.

Leggo l’ottimo articolo in Ruminatio Laica relativamente alla probabile causa di suicidio di una ragazzina di 15 anni. Sofferenza, rabbia, disagio. Si tratta di una persona altra da me: mi dispiaccio per lei, anche io penso che il futuro ancora non lo consceva e poteva riservarle chissà che. Ma era il presente ad esserle insopportabile. E la realtà era quella: non piaceva a sé stessa, secondo il proprio giudizio in fase di formazione in un mondo formato da altri, altri da sé il cui giudizio ci importa. Ci importa perché io posso piacermi finché voglio ma non mi scoperò da solo. Posso ritenermi bello ma non imporre ad un altra mente di trovarmi bello. Non posso come non posso imporre di trovare BUONO qualcosa. Sono gusti personali. Ci sono cose/persone/concetti/forme che non mi piacciono. Ce ne sono che mi fanno proprio schifo. E se a me interessa quello che gli altri sentono, provano, nel vedermi, sentirmi, parlare con me, perché siamo animali sociali e nessun uomo è un’isola eccetera … puoi dirmi che grasso è bello, che c’è il fascino, puoi tentare di addolcirmi la pillola ma lo specchio è di fronte a me e le parole risuonano nella mia mente: le parole di persone a cui vorrei che il mio corpo piacesse. Io da solo, lontano da tutto e da tutti ME NE FREGO del mio corpo estetico. Mi fregherà che sia forte, probabilmente. Posso avere cultura, capacità di comprendere (intelligere) molte cose… e tuttavia quello che sono come animale, come umano, passa anche attraverso l’ammirazione e il desiderio del corpo fisico. Soprattutto se hai 15 anni, l’età in cui siamo maturi, pronti per la riproduzione da MILIONI DI ANNI. Il nostro corpo è fatto in un certo modo per attirare l’altro sesso: essere ATTRAENTI e non REPULSIVI. E’ quindi comprensibile, non biasimevole che una ragazzina abbia il sacrosanto diritto di SOFFRIRE PERCHE’ SI SENTE BRUTTA. Ne ha il diritto. E ha il diritto persino di morire, a mio avviso. Naturalmente è crudele questo mondo di merda. Certo, perché nasciamo e cresciamo con forme che non ci piacciono e non possiamo modellare? C’est la vie e devi accettarlo eccetera. Ma certo, anche di essere disabile. Devo accettarlo. Ma resta un fatto, non cambia, non è obbligatorio che mi renda felice. Continua a leggere

sapere quel che dici #3495783

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suggerimento

Prima di rivolgersi ad un professionista, per criticarlo magari, usando il linguaggio specialistico della sua professione, o gergale, sarà meglio impararlo ALMENO a livello amatoriale, ma a livello preciso, in quanto il linguaggio specialistico, in misura ancora maggiore rispetto a quanto non lo sia la nostra lngua COMUNE, rappresenta una CONVENZIONE di una serie di persone che intendono PRECISAMENTE qualcosa.

Quindi prima di dire ad un professionista – a puro titolo di esempio – che una foto è BRUCIATA, quando ci sono invece degli aloni o un riflesso differente da quello desiderato su una superficie riflettente, devi sapere cosa cazzo significa che una foto sia BRUCIATA. E che questo è a dir poco offensivo per un professionista.

Altro esemio? Il termine “SPARA” è più gergale che specialistico. Ma significa qualcosa. E se non sai cosa significa, non devi usarlo a cazzo. Non lo devi proprio usare, devi stare muto/a. Devi usare le parole che conosci. Puoi usare perifrasi, puoi fare tante cose. Ma la prima che devi fare quando usi una parola è “sono in grado di dare al definizione del termine che sto usando?” – se la risposta è no, usane una che conosci.

 

siamo viziati o fatti per essere liberi?

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Mio fratello alla fine ha lasciato il lavoro che lo stava rendendo un fantasma ( ” in prigione a pagamento ” ) ; attualmente mia madre dice che comunque non si alza, che non cerca lavoro, che fa comunque orari tali per cui non vede la gente, sta su a spippolare col computer e poi dorme comunque negli stessi orari in cui dormiva quando faceva il lavoro che lo alienava. E’ danneggiato? E’ rimasto alienato? Non ha comunque voglia di fare un cazzo? Io non lo so. Spero che si rimetta in piedi e riesca a fare qualcosa, glielo auguro, lo auguro a tutti noi spezzati.

Ma me lo domando, dopo aver visto una persona fare la scelta di non fare niente, di non guadagnare niente progettando un futuro in cui finire a fare l’elemosina è la cosa più probabile (in una terra, la mia, che non ti perdona: fa talmente freddo che i poveri non esistono: muoiono – e gli immigrati che fanno l’elemosina dopo un po’ ne hanno piene le palle e vanno pure loro; qui o lavori o non ti scaldi) – piuttosto che fare un lavoro che ti rende una larva umana, viva, sopravvivente si, ma in una condizione che ti fa odiare la tua stessa vita. Mi domando se siamo fatti per sopravvivere e mandare avanti la specie oppure se appena alziamo la testa da quella condizione non possiamo mai più tornare indietro e vogliamo stare bene, come diciamo noi. Siamo quindi viziati dalla – come dicevano gli antichi Romani “mollezza dei costumi” ?

Devo forse vergognarmi se non voglio vivere come una bestia? Fatti non fummo a viver come bruti me per seguir virtute e canoscenza. Ora… magari virtù e conoscenza sono obiettivi alti, ma di certo l’obiettivo non è “tirare un altro giorno”. Ma metterci dentro qualcosa a questa sopravvivenza. Vivere con un progetto per domani, non per il solito progetto di ieri di “guadagnarsi da vivere” (che orribile concetto: devo GUADAGNARMI la sopravvivenza… una cosa che non ho chiesto).

Ora quindi spero che mio fratello si tiri su, comunque.

MAR2018 microstock trend: sale Fotoliadobe, scende Shutter

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Il trend per il microstock in questo momento sembra essere questo: invertito rispetto a prima: Shutterstock scende piano ma inesorabile, mentre al contrario sale Fotolia (Adobe). Difficile fare soldi oggi iniziando con la fotografia: bisognava farlo nel 2005 ed oggi avere un consolidato potente e continuativo, di qualità. Meglio con altre forme di creatività e con lo stock non-micro.

E/o tornare al commissionato, con tutte le difficoltà di farlo in generale e con il triplo in Italia: il fisco contro, in ogni modo possibile: dall’ANTICIPARE le tasse di qualcosa che non hai guadagnato nemmeno (supposizioni sull’anno prima) , all’anticipare l’iva su ciò che non hai incassato, a spese di ogni altro tipo, alla maledetta “incongruità” degli studi di settore anale, alla concorrenza sleale in nero … che poi ti spinge a diventare così pure tu, alla gente che non paga, ai clienti ignoranti … ecc ecc ecc.

Meglio all’estero.

Fotografi e modelle sotto attacco dei manager allupati

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Nel meraviglioso nordest industrianale, punteggiato in ogni dove di “due cuori e un capannone” – come diceva in un suo spettacolo Marco Paolini – una delle cose che capita spesso è che in ambito di comunicazione, ex “grafica”, ci si imbatta nell’amminsitratore delegato. Che uno dice: ma … non ha altro da fare? Non hai un reparto marketing? No che non ce l’ha. L’ha licenziato con la crisi. Se è sopravvissuto me ne sto muto: sei ancora in piedi, quindi bene. Ma forse il reparto marketing non ce l’aveva nemmeno prima. Brand managers, addetti alla comunicazione, pubblicitari, grafici, copywriters e compagnia bella sono una cosa in comunicazione con il marketing generale, anche se sono diversi. Ma se non hai manco il reparto marketing, alla fine di solito sono aziende familiari con un capoccia che ghe pensi mi. Su tutto, ogni cosa. Sa tutto! 🙂

Ma nel meraviglioso nordest, in cui io stesso ho lavorato, il general manager od il suo sostituto, oppure una serie di personaggi della sua corte di nobili, quando c’è la figa ci sono di sicuro. E la figa c’è quando ci sono i servizi fotografici. La figa ci deve essere quando ci sono i servizi fotografici. E la moda, il trend, i colori, le forme… spesso coincidono con chi ama trombarsi il boss. E spesso va a finire che invece di modelle professioniste conviene chiamare le troie professioniste. Magari le più carine, ma sanno già che i soldi non li guadagnano davanti all’obiettivo ma attorno al cazzo del direttore, ma facendo finta che sono modelle. Conviene a tutti, ora lo capisco, ero così ingenuo: non offendi le modelle vere, con uno schifoso che vuol sentirsi conquistador, la sfanghi e sbarchi il lunario, il capo è contento, prendi i soldi e le foto ci sono comunque.

Ma quali foto? Foto di puttanoni tettoni? Perché il maschio italiano medio è tattaiolo, tette grosse uguale qualità.

Beh io facevo altro, mi occupavo di altro, quindi la vedevo da lontano ‘sta roba e non mi interessava. Ma ora faccio il fotografo e per quanto io mi occupi essenzialmente di microstock e mi diletti di fotografia di nudo, un po’ di volte all’anno accetto commissioni entro il limite consentito per le ritenute d’acconto.  Continua a leggere

in prigione a pagamento

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la cella

Quando sentiamo le condizioni difficili di qualcuno è spesso facile lasciarsi prendere dal vedere soluzioni (e aprire la maledetta bocca) che pensiamo che quel poveraccio o poveraccia non abbia già pensato di percorrere. E’ anche vero che spesso lo facciamo ma ci accorgiamo che quello o quella non vogliono percorrere queste strade. Per questo ci capita di pensare quelle cose anche di chi in effetti non è svogliato, pigro o viziato.

Mio fratello ha fatto tanti sbagli, ma alcune cose che gli sono capitate sono capitate a tanti altri, non sono sbagli, sono semplicemente affari che non vanno bene, lavoro che svanisce, soldi che non ci sono più. Ora si trova a vivere con i miei genitori anziani e fa un lavoro da guardiano notturno che, a quanto dice, è peggio di quanto non fosse fare il casellante in autostrada un tempo. Non deve fare granché: e questa non è una buona cosa. Non vede nessuno, assolutamente nessuno, è completamente solo in guardiola, non ha la TV, non c’è connessione ad internet; ovvio che deve buttare un occhio alle telecamere, tanto quanto è ovvio che un sensore di movimento e un controllo remoto sarebbero una buona soluzione, visto che lui non è nemmeno armato. Continua a leggere

il bisogno è un obbligo (ai vari “ce n’era davvero bisogno?”)

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attore

Leggevo un sempre interessante Roberto Cotroneo relativamente alle presentazioni del libri, sempre più spettacolarizzate. La riflessione è condivisibile e, in parte, se non in tutto – nell’ambito del “duri e puri” – io stesso mi sento e la penso così.

Ovverosia ho sempre pensato che alle inaugurazioni non si deve mangiare e bere, alle presentazioni non si chiamano gli amici per riempire la sala ma per cortesia, che non devi basare il successo di ciò che hai fatto su parenti ed amici, che, se possibile, proprio il successo non lo dovresti cercare, se hai prodotto un determinato tipo di opera, con un determinato intento. Ovvio che la dicotomia dell’autore “nessuno mi caga quindi faccio schifo” / “mi cagano in pochi ma è gente che sa” esiste… ti chiedi se lo hai fatto solo per te stesso ma allora ti chiedo io perché rendere pubblico cio che fai… eccetera. Solita roba.

Le mie obiezioni sono due: la prima è sulla divisione “saperi / emozione” la diffusione del sapere non è obbligatoriamente separata dall’emozione. E spesso, visto che si parla del salire in cattedra, quindi di insegnare, non si tiene in considerazione quanta parte di studenti apprende a causa della passione di chi trasmette il sapere: ti emoziona sapere, pensa un po’. Non solo sai, ma ti piace. Non solo conosci, ma ami conoscere. Non solo ragioni e ragioni su basi culturali, ma ne godi, provi piacere, ti stupisce ogni giorno la meraviglia di quello che stai trattando, e non perché sei tu che la tratti, ma perché è roba fica, roba forte e non importa se per gli altri è noiosa. Continua a leggere