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Le ultime cose che ci siamo detti non erano pacate.

L’ultima cosa che è venuta a fare è stata portare via le sue cose senza vedermi, perché “altrimenti rischio di prenderti per il collo” mi diceva.

Non mi ha nemmeno detto addio. Credo sia partita per qualche posto a prendersi quella vacanza che aveva “regalato a me”. Tutto sommato a mie spese. Ma me ne fotto di questo. Si è presa il suo spazio, il suo tempo, quello che le serviva per “calmarsi” … fottendosene di come stavo io, del fatto che mi lasciava solo, che di quello di cui avevo bisogno io non gliene fregava un cazzo.

Mentre la Grecia bruciava, qualche giorno fa, essendo lei sparita dai vari mezzi di comunicazione in un modo che escludeva il blocco (esempio whatsapp) mi ero preoccupato… le ho scritto solo di dirmi che non era in Grecia e che se era li … era viva. Dopo qualche giorno ha risposto di non preoccuparmi, che stava bene.

Oggi mi sembrava di aver trovato un paio di mutandine sue in studio. Ha detto che non era più piena di rabbia e potevo portargliele anche li. L’ho fatto perché in fondo speravo di vederla e che qualcosa di bello succedesse, com’era successo altre volte, anche se quello che aveva da dirmi tempo fa era “quello che è certo è che non tornerò”. Quindi… così, qualcosa a pelle oppure niente. E tutto sommato speravo non fosse in casa, le avrei lasciato il sacchettino fuori dalla porta e nel sacchettino una nostra foto… che non potevo più guardare senza star male: lei le foto dei suoi ex le tiene, pure su instagram. Per cui.. meglio da lei.

Mi aspettava sulla porta, a braccia conserte, faccetta soddisfatta. Apre il sacchetto … “non sono mie, te le rubavo”. Vede la foto… “e questa?” – “questa tienila tu” –  E fa una faccetta… che è quella del disappunto (mi aveva istruito sulla differenza con quando “fa la paperella”) … sembra dire “a me di questa roba non me ne frega più un cazzo”. Magari con parole più gentili eh, visto che “non era più arrabbiata”. Ma quello che aveva detto a me, che non voleva chiarire nulla… è restato tutto come prima. Non c’era più niente per me. Ho solo salutato. E lei di rimando. Mi sono girato e sono andato.

Non riuscivo a guardarla, era sempre bella ma… non era più mia. Risalendo in auto guardavo altrove, devo dimenticarla mi dicevo.

Mi scrive poco dopo una cosa, e poi me ne chiede un’altra, tecnica, sulla compagnia telefonica… le ho chiesto di non contattarmi più, che se io le sono indifferente, per me lei non lo è. Non ho specificato che beni e servizi, se sono l’unica cosa che ti interessa da uno che “non merita niente da te”, te li fai dare dal prossimo della lista. Questo è perché è piccina, magari lo imparerà, semplicemente “non si fa”. Non si fa se non hai chiuso bene: puoi chiedere favori al tuo ex se vi siete mollati in modo civile. Non come noi.

Comunque adesso devo cercare di dimenticarmi di lei. Eppure è difficile. Era perfetta per me. Anche se non era perfetta, nemmeno per me, non era perfetta. Ma era, lo ribadisco, perfetta per me. Andava bene, anche se avevo da lamentarmi: tutti abbiamo qualcosa che rompe. E lo diciamo, che non sia un segreto, che non sia un tradimento, una cosa tirata fuori in un litigio, a sorpresa. Lo devi sapere prima. E anche se c’è quella cosa, io sono qui, pensavo, rimango. Ma lei no, quello che non andava bene per lei… non l’ha fatta rimanere. Quella che “voleva esserci anche quando le cose non vanno bene”. Ma le cose che non vanno bene possono riguardarti, possono investirti. Possono riguardare come le persone diventano CON TE. E tu prometti di non andare? Nel bene e nel male? Non farlo se non hai bene in mente quello che prometti.

Dimenticarla sarà difficile. Ci sono cose che mi facevano incazzare ma… tante belle, bellissime piccole e grandi cose di lei che adoravo. Quelle che scassavano la minchia non le offuscavano.

Avrei solo voluto che tornassimo assieme, accettando che eravamo due persone difficilli, che ogni tanto facevano girare i coglioni all’altro/a.

Ma alla fine ne viene fuori che sono un pezzo di merda io. E allora visto che ormai come escremento sono totalmente formato… devo accettarmi. E come dice* Morelli… devo abbracciare e accarezzare i miei difetti. Amare quanto faccio schifo. Non credo proprio che ci riuscirò, ma vedrò di andare avanti, portando come semper parallelamente avanti la ricerca di un metodo rapido e indolore per morire.

Ma attendo che se ne vadano i miei, se riesco. Soffrirebbero davvero troppo. Nel frattempo, sempre, ogni giorno, vado avanti col lavoro, davvero difficile nel produrre risultati degni di nota. Ma sempre per colpa mia, lo so.

*E poi Morelli chi cazzo ha detto che è veramente autorevole nella sua ricerca originale? Ciò che afferma è sottoscritto dagli altri psicologi? O serve solo a vendere Riza? 🙂 Comunque … io cerco di andare avanti. Di migliorare almeno alcune cose.

e forse…

LA PANZA! (non che a qualcuno interessi davvero, ma fa schifo A ME e mi sento male quando la vedo). 😀

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