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eccomi.

Sono quasi le tre. Come sapete con X ci siamo lasciati. L’ho lasciata? Mi ha lasciato? Beh mi ha lasciato, io il “adesso basta mi sono rotta” e io che le dico che si, se non vuole restare e calmarsi, risolvere, è giusto, che se pensa che sia meglio sola che male accompagnata, davvero, allora ok, ma che per me no, per me anche coi casini e le cose che non mi vanno, il totale di lei, quello mi va.

So che pian piano riaffioreranno cose meravigliose di lei. Sono sempre quelle belle a fare più male. Ma dobbiamo ricordarcele quelle brutte. Che io lo so che valevano di meno, e cionondimeno, c’erano e non le potevo, né volevo, ignorare. Solo mettere da parte, accettarle. E quando non potevo accettarle, molto più raramente di quando le percepivo, ne parlavo.

Ma ora è notte, lei, la mia ex-ex, dorme. Le ho chiesto se anche lei avesse bisogno di essere messa a dormire. No, mi dice, ma mi mancava il tic-tic della tastiera di là. Mi viene da piangere. Questa donna è amabile, gentile, cortese, civile, buona, d’animo generoso, generosa con le azioni. E quando la amavo (la amo ancora, certo: quando scopavamo, ok? quando lei percepiva passione o la sperava ancora) lei si sentiva già sola. Questo non riesco a perdonarmelo, ad accettarlo, di questo voglio fare comunque ammenda. Lo volevo anche mentre ero assieme ad un’altra. Lo vedevo, venendo a casa (che è il mio ufficio) e ne avevamo parlato. Io non me ne capacitavo e volevo fare qualcosa. Ma cosa? Ripeto: se mentre eravamo assieme già ero insufficiente … ora? Devo fare senza che mi venga chiesto, immagino. Come ci insegnavano a catechismo 40 anni fa: non devi aspettare che ti venga chiesto: fa’ il tuo dovere.

Ma in un rapporto, anche io sono qualcuno. Ma oggi… oggi sono un po’ diverso, io sento che devo farlo, glielo devo, e non lo sento come un debito pesante, lo sento come … devo, lo devo proprio: mi ha dato così tanto, non posso, non voglio che questa donna si senta sola. Scopa con un altro. Che se lo scopi. E’ il marito di una che non lo scopa. E io cosa ho fatto? Non le ho forse fatto mancare il sesso per anni? Ho i miei motivi? ok, ma non lo sapevo. Io ticchetto, ora lei dorme. E mentre ticchetto sulla tastiera, sento che è un gesto più affettuoso.

E sento di averle fatto un mondo di male. Ad un essere gentile. E lei ha incassato, sopportato, e risposto con un sorriso, con gentilezza.

Ho fatto questo anche con X ? Con lei, oggi, ieri? No, ok, eravamo più simili, più maleducati, impulsivi, irruenti, entrambi. Ma sotto sotto… non ho forse fatto questo anche con lei? Non ho forse detto che l’auto analisi me la sono già fatta mille volte? Eppure oggi, mentre chiedevo alla mia ex-ex se il “metterla a letto” l’avrebbe fatta sentire meno sola e parlando di gesti o parole violente fatti a chi non ha fatto nulla…

… lei ricordava qualcosa, ha detto solo due parole. E io mi sono visto. “… quando eri al computer…”

Un mostro. Uno stronzo. Lo so, avrei dovuto avere una stanza mia, isolata, in cui concentrarmi e poi ridiventare un essere umano civile. Non ce l’avevo, ma questa non è una scusante. Ora ve lo descrivo. Visto dalla mia visuale io sono di fronte ad un monitor, come sempre, molto concentrato, scrivo, penso, ragiono, navigo, mi infervoro, mi concentro, leggo, indago, sperimento, confronto – mi rivolgono la parola: io sbotto maleducatamente, in malo modo, a volce sicuramente troppo alta. Qualcosa. Questo non lo so , anche un “che?!” può essere bruttissimo: girandomi di scatto e di certo non con espressione gentile. Verso la donna che amo, che mi ama. Sicuramente infastidito. Odioso, ora lo sento: odioso.
E lei sempre calma, remissiva, gentile, cortese: non mi manda affanculo, no, mi dice quello che mi voleva dire, mi chiede qualcosa di gentile, ancora, ancora una volta. Che razza di merda sono stato? Vi parlo della mia ex-ex, perché con X, con lei… non lo so, io non vedo questo distacco di modi: lei non era buona e gentile. Nei modi era spesso brusca, infastidita, con il piglio del comando. Come forse devo essere stato io con la mia ex-ex. Ma io non sono così tanto gentile. Con X, almeno, siamo due stronzi che si devono calmare. Io cerco, noi, insieme, non ci riusciamo.
Ma la mia ex-ex … lei era, è, gentile. E’ forte, affronta la vita duramente, ogni giorno, eppure è gentile.

So che questo mi ricorda mia madre: ho chiesto un milione di volte a mia madre, quando suonavo il pianoforte, di non interrompermi. Per lei era merda, per me era come fare un discorso: non si interrompono le persone che parlano, me lo avete insegnato voi, pensavo. Eppure con me questa educazione non ha valore? Perché? E si, ho iniziato a sbottare. Come ci racconta il Goethe, vero? La familiarità genera disprezzo … ho lungamente pensato che fosse assurdo, forse incomprensibile e invece… intanto l’ho letto: e la contestualizzazione ha reso chiaro tutto quanto. E poi… l’ho visto succedere, tante volte. Anche mia sorella sembra cortese a tutti. Ma se le diventi familiare … l’educazione de modi magari resta, ma il rilassamento del “contegno” è evidente: non serve più essere gentili. E io? E io?? Certo, sarebbe bastato che, cortesemente, mia madre mi avesse lasciato finire di suonare per parlarci: come io ho sempre aspettato che il suo programma televisivo arrivasse alla pubblicità. Perché interromperla? Ma è una scusa sufficiente? Sono eccessivamente violento per questa era. Quello che sono è già troppo. A chi chiedo questo contegno?

In qualche modo tutto questo mi è stato utile a sopravvivere: come una scimmia nella jungla del lavoro. Era necessario, è stato utile, forse indispensabile. Ma forse mi ha aumentato la soglia di intolleranza? Allo scatto immediato? A percepire “minaccia” qualcosa che non lo è? Così diceva X. Io ovviamente metto in dubbio me stesso, ma con lei non avevo dubbi: non era una minaccia, ovvio, non mi sento minacciato, ma offeso, oltraggiato, attaccato verbalmente – sempre fuori luogo – questo si. E ora che ci penso: beh si. Almeno non mi viene da piangere come quando penso alla mia ex-ex: lei ora è li, che dorme, gentile sempre, anche ora. E lo sarà anche domani. Le scuse non servono a niente, mi dirà: perché essere gentili non significa essere privi di dignità. E ora che scrivo queste parole, una per una,

essere

gentili

non significa

essere

privi

di

dignità

Mi devo dire: e allora tu? Perché devi sempre cazzo rispondere? Ti senti senza palle se rispondi con la pace alla guerra?

Non sono forte. Sono un debole, l’ho sempre detto, sempre saputo. E ora ne vedo nuove sfaccettature. Non posso tornare indietro, tanto rifarei lo stesso errore, con X. Lei mi tira per i capelli e io non riesco ad essere gentile. Ma fare ammenda con la mia ex-ex? Lei ha tanti anni davanti, come e più di me, difficili, perché siamo più vecchi. E io continuo a ripetermelo: vogliamo lasciarci soli? Io non voglio che lei si senta sola, non lo merita, non è una stronza rompicoglioni. Merita riconoscenza, gratitudine da chiunque abbia abuto a che fare con lei e io … beh, non c’è evento che costituisca la mia vita attuale che non sia impregnato di lei. Sono un fotografo perché lei esiste. Nemmeno se ne rendeva conto. Se leghiamo questa catena di eventi, persino X la conosco per questo: sempre perché lei mi ha introdotto alla fotografia. La sua curiosità, la sua iniziativa. La sua spinta. Non la mia.

Lo so che questa non è l’unica via. Ognuno di noi potrebbe prendere altre strade, provare infinite porte, finalmente trovare la persona giusta-giusta. Che trattare così la mia ex-ex è come se fosse una poveretta, una invalida o cose del genere, pietà. Ma cazzo no, non è questo. E’ una persona. Come tante, che fa tutto quello che può per essere giusta, buona, normale. E che dopo che ha fatto il suo dovere con il lavoro, con la sua famiglia e cercato di fare qualcosa nel tempo… poi è sola perchè non è più bella come poteva essere un tempo nella giovniezza. Io stesso non provo più stimolo sessuale pensandola, come invece mi accadeva un tempo. Ma è questo che ci rende soli?

Tic tic sulla tastiera e lei sta meglio.

Vorrei tornare indietro. Frenare quel gesto brusco che le si rivolge fastidiosamente. Totalmente ingiustificato. Che non ha motivo, che si rivolge a chi invece è gentile.

Faccio schifo e ho sempre fatto schifo: sono un violento, sotto sotto. E forse manco tanto sotto.

X ha fatto bene ad andare.  Lei aveva le sue, e son cazzi suoi, ma io ho le mie: e son tutti cazzi miei. Davvero tutti. Come predico sempre: la maturità è responsabilità: rispondere sempre e accettare le conseguenze delle proprie azioni.

Questo dovrei tornare a fare: non accennare ad interesse per una donna, non accettare le sue attenzioni, avvertire che non sono solo uno con problemi sessuali, noioso, ma che sono un violento, che tratta male le donne anche se no, non ne hai avuto traccia, se sono gentilissimo. Perché un giorno puf, dal nulla, ecco questo stronzo uscire dal suo fottuto culo morbido in cui abitava. Sorpresa di merda che sono. Per far bene alle donne devo fare quello che già faccio: conversiamo, ragioniamo, fatevi fotografare, scherziamo, beviamoci un caffè, parliamo a lungo, ma poi non mi devo far frequentare, posso fare del male a qualcuno.

Ad X ho fatto male al polso, una volta. Per futili motivi. Quindi non solo verbale, eh?

Controllo della rabbia? Controllo dell’aggressività? Non vuol dire che siccome di solito sono gentile io non abbia questo problema. Non vuol dire che sarò senza palle. Chissà se troverò qualcosa. Ma costa sempre tutto 😦 Ed è così triste che si debba ridurre a una questione economica il cercare aiuto.

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