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Un giorno come tanti; si è appena licenziata perché il posto di lavoro non la considera all’altezza, non mi importa, troverà la sua via, sta di nuovo con me mentre lavoro, distesa sul divano, si ciuccia netflix come acqua.

Visto che la mia ex, con la quale divido la casa (ricordiamolo) arriva tra 3 ore e abbiamo convenuto che visto che ho 12 ore per stare a lavorare li e fare il cazzo che voglio, quando lei torna accetta solo me. Civile, pacato, chiaro. E scommetto che molti non hanno niente di tutto questo. Comunque.

Visto che voglio fare pausacaffé e che tutto sommato “manca poco” (considerando la mole di lavoro che ho da fare al pc) e che lei voleva portarmi a fare shopping, dico ok, caffettino, portami a fare shopping e poi ci separiamo fino a dopo cena, che lavoro fino a quel momento.

Usciamo, io parlo: bam, casino.

Il casino.

Durante la notte non avevo sonno e ho visto uno speciale comico su netflix, di tale Ali-Wong: lo spettacolo in buona parte si basa sul fatto che ha fatto un figlio e che è di nuovo incinta (è sul palco col pancione) e ne parla in modo ovviamente ironico, sarcastico, umoristico, disincantato: prende per il culo: è un comico. Parla ovviamente del confronto tra il mondo delle fate e del mulino bianco e il dolore, lo sporco, la fatica, eccetera. Lo dice chiaro, come ultimamente si sente abbastanza fare, ma mai tanto quanto si è sentita la campana opposta per 200 anni. Un po’ come la pipì santa dei bambini. E’ piscio. Fine. E così è per la merda. Comunque gliene parlo perché è un comico donna, non è un maschio, è asiatica negli USA, è bello il fatto multiculturale, è talmente abituata al razzismo e al sessismo (che non risparmia mai, ovviamente) che dei bianchi se ne fotte: parla degli ispanici con i quali vive gomito a gomito nella propria città. I comici USA sono ancora dei comici: non hanno peli sulla lingua.

Lei sbotta che si è rotta di questa roba di chi non vuole avere figli, che è l’ennesima volta, che è stufa di queste donne che parlano male del parto e dei maschi che parlano di queste donne e che lei li vuole e io lo so e che quindi basta dire queste cose e whooooooo – stop dico: io ti ascolto spalare merda si qualsiasi argomento da mattina a sera, senza che tu ti chieda se io sono genericamente interessato alle categorie sulle quali pontifichi la tua visione Santa e Giusta di quanto si sbaglino, quanto tutti facciano schifo, quanto li ODI [ndCG: parole sue] , e quanto disprezzo, ogni giorno, venga gratuitamente elargito in direzioni varie. Non ti dico niente, ti lascio dire la tua perché io non ho visioni così “o la pensi esattamente come me o merda” e se ti bloccassi non parleresti più.

Il disastro

Ho aggiunto: sei cattiva, di solito. Esprimi odio, disprezzo. E … fine, qui la cosa è diventata litigio, perché io volevo solo dire: tu spali merda sempre, io ti CITO un comico che mi fa ridere su un argomento – che ok, per te è sacro, ma mi fa ridere e te lo racconto; tu OGNI GIORNO mi dici che odi e disprezzi di tutto, senza chiederti se questo mi coinvolga. E io non ti scasso il cazzo. Quindi, non ti incazzare così tanto. Ma niente, questo non è stato possibile. Ha sentito solo un insulto, che è cattiva.

Invece di parlare con me, chiarire cosa intendevo davvero, cosa davvero penso di lei (so che ha tanta rabbia e tanto disprezzo per tante cose, ma fintantoché non lo indirizza ESPLICITAMENTE, direttamente, chiaramente su di me, o anche la maleducazione, io di solito me ne sbatto: crescerà) e dopo procedere con la giornata che sarebbe stata perfetta ha piantato il casino ed è uscita lasciandomi da solo, a parlare col nulla. Ora, lei lo sa da subito: ci sono poche cose che non accetto: una delle più importanti è la mancanza di dialogo, il rifiuto a dialogare, a risolvere qualcosa parlando, sottrarsi, negarsi, imporre il silenzio in luogo del confronto. Questo no non lo accetto.
Non l’ho seguita al bar. L’ho aspettata in auto. Visto che non ha più aperto bocca per chiarire, dopo che comunque aveva interroto tutto chiudendomi la porta in faccia, non mi sembrava più il gioioso momento dello shopping. Visto che odio fare shopping e lo sa. L’ho portata a casa di sua madre. Da quel momento per due giorni fino a poco fa all’1 e mezza l’unico contatto che ho avuto con lei era quando mi ha chiesto se poteva usare il mio netflix. Fine. Non per chiarire, non per vederci. Per guardare netflix. Due volte in due giorni, quando hai lasciato uno al silenzio dopo che gli hai sbattuto la porta in faccia invece di chiarire, perché, scopro dopo, ti sei sentita insultata.

Bastavano 10 minuti. E dialogo.

Avevo uno stato su whatsapp che mostrava una scena di CSI-Scena-Del-Crimine; mi contatta (whatsapp) per… sapere come va? Se possiamo parlare, vederci, stare assieme, risolvere? No, per sapere se nonstaròmicaandandoavanticonOnceUponATime, vero? A parte che sa che non me ne frega niente di quella serie. Ma mi contatti per questo? Ma no, le mostro uno screen di Grissom e uno di Sara Sidle (se guarda(va)te CSI non vi servono spiegazioni) e che non sono presenti in OnceUponAtime. Mi dice “inutile che fai l’arrabbiato sei tu che mi hai insultata!” – scusa? Faccio cosa? Le ho solo risposto che NON sto guardando quella serie: figurati, sai che non mi piace.
E comunque finalmente si inizia, lontanamente, disastrosamente, goffamente, ad andare verso il discorso.

Vi riassumo il mio errore, che tale è: ho usato la parola CATTIVA, e questo lo riconosco, dopo un veloce sguardo di verifica al dizionario, non corrisponde a verità: glielo dico. La cattiveria implica azione. E lei non agisce con cattiveria. Ma non sono uno zerbino, non mi rimangio ciò che intendevo dire: pensa con cattiveria, disprezzo e odio molte volte, ogni giorno. E questo pensiero lo esprime. E spesso su argomenti, cose, persone che io apprezzo o che comunque sono criticabili, ma non in modo assoluto e radicale. No bianco o nero. Comunque glielo dico: ammetto, hai ragione, la parola CATTIVA è sbagliata. E anche quando l’ho detto non intendevo insultarti, né offenderti. Ma l’offesa è sempre dalla parte di chi riceve: lo sai anche se questo concetto non me lo vuoi mai accettare. Eppure eccoti: io volevo dire che anche se fai così e dici così, io ti accetto e non ti rompo le palle, mentre una volta che lo faccio io mi scatafasci la minchia. E quindi rivendico il diritto di fare ALMENO come fai tu.

No (vi riassumo eh! Questo richiese innumerevoli passaggi, lei:) – io quando non voglio che si parli male di un argomento non voglio. Quindi non parlarne a me: parla con chi è d’accordo con te. Dico: beh, ok. (non d’accordo che io parli con chi è d’accordo con me: non sono un cretino – ma non gliel’ho detto – ma se la ferisce che io parli della maternità in termini dissacranti, mi asterrò dal farlo in sua presenza, visto che me lo ha chiesto esplicitamente).

Durante tutto questo però in mia direzione sono arrivati vaffanculi, fottiti, allora ti lascio, tu non mi capisci, non sai l’italiano (io?! scusa?!), sei un pazzo, se fai il pazzo allora lo sei, psicopatico, immaturo (mi fa sempre ridere, ma comunque rompe il cazzo), non ragioni, eccetera.

Fuggire quando devi restare: parlare.

Neanche 10 giorni fa le avevo detto chiaro: se non sono mai OK per te, lasciami. Non sono un buon moroso, anzi, “faccio schifo come moroso”. Vuoi solo fottermi? Posso accettarlo se lo decidiamo ora, tranquilli. So che ho fallito con l’amore, ma posso anche accettare che qualcuno come te , bello come te, voglia così fortemente il mio corpo: non sono uno che butta via l’apprezzamento, non più, non sempre, e non dopo che comunque ti conosco: saprei che abbiamo fallito un’intesa ma ne abbiamo un’altra. Ma se sento costantemente che non ti va bene qualcosa di come ti tratto, lasciami e basta. Io ti accetto, non sei perfetta, ma ti accetto e basta. E se ho qualcosa da dirti te la dico, che mi ha offeso, di non farlo più, ma sempre senza mai mettere in dubbio la nostra unione, senza andarmene da noi. Quando si mette in dubbio quella… si decide. Si analizza, si prende una decisione, si fanno seguire i fatti. No, ha fatto una risata e boh, scopami, qualcosa così. Ma il problema era li, come sempre il problema è ancora li se scappi dal dialogo, se stai in silenzio, se non ne parli, se non ti confronti con calma. Il problema torna fuori e torna fuori MALE, quando ti scaldi, quando non stai calma. E pensa che accetto anche che quando non sei calma esageri. Se fosse al contrario sarebbe subito molestia da maschi perché “non ci si comporta così”. Ma hai 21 anni. E a quella età anche questo è comprensibile: si da di matto, si sbotta, ci si esprime violentemente. A volte riesco, a volte rispondo. Ma RISPONDO, non sono io che inizio. E invece lei non accetta mai che quello che ha fatto fosse l’inizio. Salvo quando poi la situazione si inverte. Ma perché fosse chiaro dovrebbe esserci una telecamera. E una giuria.
E non basterebbe: perché abbiamo provato anche questo. Registrazione. E chiedere agli altri. La risposta è “si ma a me non me ne frega!” o “ma comunque …” e si ricomincia. Finché invece, con calma, tranquillità, si PARLA.

Gliel’ho sempre detto: no litigi, si discussioni. Ma non ragioniamo bene assieme. E quindi tempo fa le ho anche detto, parliamo di un anno fa, che era chiaro che tante volte le avrei solo dato della stupida a ragionare di certe cose: era talmente lontano il nostro modo di ragionare e concepire il tal argomento che non era possibile. E allora se non è importante davvero, loascio correre. Era chiaro. Ma dove è finita questa consapevolezza? Anche perché, se dovesse sembrarvi sbilanciato, tutto questo era partito da un SUO discorso in cui parlava delle mie “convinzioni assurde”. Dico… mi pare chiaro che abbiamo visioni diverse su queste cose: allora evito di imbarcarmi in queste discussioni, tanto più che poi diventano litigi perché per lei litigare è bene, come prendere a calci le cose per farle funzionare.

Io queste cose le so. Sono li, le accetto. Se non insulti me, se non prendi a calci me o le mie cose, se non ti comporti male con me, io mi prendo le parti belle.

La pausa di riflessione no. 😳

Quando pare a lei, adesso ci dovremmo vedere di nuovo. Ma no, non dopo che ti ho detto settimane fa che mi sembrava che non le andassi bene e lei no, che dici, vieni qua. Devo io rispettare i tuoi spazi, i tuoi silenzi, la tua sensibilità. Ma quando ti ho lasciata sola perché NON AVEVO VISTO che piangevi ero uno stronzo insensibile. Io però NON CI HO VISTO, semplicemente: no vedere con occhi. Tu invece lo sai: io non accetto la pausa di riflessione. Sei stanca oggi e vuoi dormire? Ok, sei disoccupata, ci vediamo domani e parliamo, e niente pause: se non mi parli, non mi parli mai più. Prima mi aveva detto “non avrai tutto subito” … e io quando diventi una bambinetta lo ignoro: hai voluto stare con un adulto, allora comportati da tale: non basta dire sei immaturo per essere maturi. Devi comportarti di conseguenza. E il voto non te lo dai da sola.

Status:

Io non voglio lasciarla. Non voglio neanche essere lasciato. Voglio solo che si decida. Io sono già deciso. Ogni giorno vedo la mia ex che è una santa donna, con la quale andiamo d’accordo, non litighiamo, siamo civili, risolviamo, parliamo, e soffro perché si sente sola. Ma si sentiva sola anche prima, quando mi ha lasciato. Ogni volta mi confronto con questa visione: preferisco rimanere un uomo solo, ma fare compagnia a lei ogni volta che posso, visto tutto quello che mi ha dato e che è? Lasciandole i suoi spazi per scopare con i suoi amanti, magari trovando avventure a mia volta. Ma non lasciando questa donna che stimo e ho amato e alla quale voglio un bene dell’anima, sola?
Ho una ragazza, sto con lei più di quanto non sia stato con qualsiasi ragazza prima di lei. Devo mettermi il timer per lavorare, per essere certo di essere diligente: altrimenti le dedico tutto il tempo. La metto a dormire finché non si addormenta : non posso dirle buona notte ed andare. Deve sentirmi vicino ed andare in narcolessia, allora posso. Lo faccio. Quindi non ho tempo da dedicare a questa donna che soffre. E lo vorrei. Ma la mia ragazza è gelosa da morire, non lo accetterebbe. Io ho deciso: la amo. Anche se non è perfetta: io non lo sono. Resto, anche col casino. Resisto quando le cose sono più difficili, Vorrei far sparire tutti questi litigi, ma pazienza, vado avanti, ci sono cose importanti e preferisco che siamo uno.

Lei “non ha la forza di lasciarmi”. Ma lo desidera? Allora no, niente pausa: o mi vieni a parlare, con la voce, con la tua faccia (deve fare 200 metri da casa) o mi considererò lasciato anche se tu volevi fare una pausa che ti ho detto che non accetto, come tu ti consideri offesa anche se io non ti volevo offendere. Blocco whatsapp, telegram, telefono, sms, facebook. O vieni, mi parli, stai con me, ti chiarisci, la smetti di comportarti come se mi odiassi, oppure sfanculami e la finiamo: soffrirò per conto mio, ma senza pensare a te e a che diavolo vuoi, ancora, che non ti abbia già dato.

E se così sarà, che ti piaccia o no (come dice sempre lei): riprendiamoci le nostre cose e addio per sempre, silenzio per sempre.

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