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Un disastro diplomatico, una disfatta, un casino schifoso, una incapacità comunicativa, un pasticcio fangoso. Non sono stato bravo, non credo che lei sia stata brava, comunque ci siamo lasciati, bruscamente. E addio.

Io ho forzato la mano, lo so: non volevo essere lasciato nel silenzio per il suo comodo (e, ovvio, allora così il comodo è mio, mi è chiaro). Ma era per parlare, subito, parlare ed imparare a parlare meglio. Questo era  il punto, migliorare, diventare capaci di stare li, di non fare accuse e basta, di parlare come gli adulti, che discutono, che si infervorano, che sono appassionati e diretti ma che non si offendono, che non attaccano l’altro invece dell’argomento, che non si interrompono , si ascoltano e poi, con la calma che riescono a raccogliere, rispondono… e avanzano nel ragionamento.

Sono una testa calda? Lei è una testa calda? Di certo io sento di rispondere, non di iniziare. Lei sente di no, naturalmente. Alla fine sono muri, che si alzano e non si scavalcano, non si spezzano, non ci sono porte… Lei con uno così non vuole stare, io con una così ci sarei comunque stato… ecco la differenza grossa. Ma non sto, questo no, con chi abbandona il dialogo, con chi mi lascia solo a parlare, con chi non prova ad andare avanti.

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