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la cella

Quando sentiamo le condizioni difficili di qualcuno è spesso facile lasciarsi prendere dal vedere soluzioni (e aprire la maledetta bocca) che pensiamo che quel poveraccio o poveraccia non abbia già pensato di percorrere. E’ anche vero che spesso lo facciamo ma ci accorgiamo che quello o quella non vogliono percorrere queste strade. Per questo ci capita di pensare quelle cose anche di chi in effetti non è svogliato, pigro o viziato.

Mio fratello ha fatto tanti sbagli, ma alcune cose che gli sono capitate sono capitate a tanti altri, non sono sbagli, sono semplicemente affari che non vanno bene, lavoro che svanisce, soldi che non ci sono più. Ora si trova a vivere con i miei genitori anziani e fa un lavoro da guardiano notturno che, a quanto dice, è peggio di quanto non fosse fare il casellante in autostrada un tempo. Non deve fare granché: e questa non è una buona cosa. Non vede nessuno, assolutamente nessuno, è completamente solo in guardiola, non ha la TV, non c’è connessione ad internet; ovvio che deve buttare un occhio alle telecamere, tanto quanto è ovvio che un sensore di movimento e un controllo remoto sarebbero una buona soluzione, visto che lui non è nemmeno armato.

Fa questo di notte, in un turno che poi, dormito quello che deve dormire, gli lascia un orario in cui nel paese in cui si trova inchiodato non c’è nessuno che sia utile alla sua vita sociale. Senza auto, senza granché di soldi (la paga non è da sopravvivenza autonoma) e questo lavoro da prigione pagata con la libera uscita quando gli altri non ci sono si trova a non avere più voglia di nulla, di essere spento e vedere solo disperazione e il nulla assoluto. Certo ci sono cose che forse io e voi faremmo diversamente, ma l’ambiente conta. Un aiuto psicologico non lo vuole, non lo vede necessario o utile. Alla fine anche andare a fargli visita attraverso la cancellata e bersi un caffé non gli frega più. Vedere i film col pc, che prima gli faceva passare il tempo ora gli fa venire sonno. E ha 52 anni. Credo anche debiti, ma non sono certo di questo. So che una certa dose di vizio, di indisciplina e di incapacità di controllare dovere/piacere è parte di tutto questo. Ma quel lavoro credo che farebbe andare fuori di mela di brutto chiunque. Credo io eh.

Non vedi nessuno, non parli con nessuno, mai. Sul lavoro proprio zero. E quando esci di nuovo le persone che volevi vedere non ci sono, escono quando tu te ne vai.

Una volta suonava con un gruppetto di amici, se la passavano, era diventato uno svago che accompagnava la vita. Adesso non riesce più, per questi orari, dice.

Identifica mio padre il limite che gli impone di non andare via da questo lavoro che pure è poco pagato, ma sempre più di niente. E questo secondo me è l’errore. Mio padre e mia madre e le loro pensioni almeno ci sono. Se non ci fossero dove saresti? Questo dovresti porti, come problema, non che “chi lo sente papà”, ma “cosa faccio senza un lavoro” … allora la visione sarebbe più corretta. Per questo mi sento di dire che un aiuto qualificato sarebbe meglio.

E scopro che per gli studenti universitari è gratuito.

Cazzo.

E per gli over40 che si stanno bruciando il cervello di depressione? Ragazzi non vi rendete conto che c’è tanto tanto bisogno di questo? Di psicologi PREPARATI E BRAVI per una grandissima parte della popolazione e che l’accesso a questo tipo di aiuto è importante come gli altri?

 

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