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Per parecchi anni mi sono illuso di vivere, cercando – invece – di sopravvivere comodamente, di sbarcare il lunario decentemente. Quando ho perso l’amore, dopo aver perso il sesso, non mi sono preoccupato forse abbastanza. Ora è troppo tardi. Quello che mi piace e che mi interessa è, salvo esplosioni di fortuna, fuori dalla portata della mia età (o dei miei soldi, ad essere un filo più cinici). Sono un mediocre, quando va bene, in qualsiasi cosa. La mediocrità e il fallimento possono convivere. La mediocrità ti da la capacità di essere in grado di comprendere l’eccellenza fino all’ultimo granello, tanto da soffrire intensamente l’inadeguatezza della sua inarrivabilità; sei in grado di comprendere il confronto e la tua posizione schifosa di inferiorità. Puoi desiderare una cosa irraggiungibile: la fonte primaria e massima dell’infelicità.

Per cui accarezzo spesso, sempre più spesso e con una disperazione di differente intensità, l’idea di andarmene per sempre: in quel caso il mio obiettivo è sempre il “tasto rosso” da premere, click, e via, rapido ed indolore.

monossido di carbonio

CO

Da un po’ di tempo, qualche mese, ho individuato la via migliore nel monossido di carbonio: un classico. Quello che non mi è ancora chiaro, perché non ho informazioni sufficienti in merito, è se davvero sia sufficiente collegare un qualche tipo di tubo alla marmitta e cercare di isolare decentemente l’abitacolo dell’auto infilando questo tubo o se in qualche modo è: inefficiente e DOLOROSO. Remember: se me ne vado perché soffro, di certo non voglio soffrire andandomene. Tempo fa ho cercato un assassino. La conduzione della mia vita e delle mie scelte mi ha portato a conoscere brave persone: chi ne conosce non me li vuole presentare, non mi vogliono permettere di farla finita facilmente.

Ho ancora in mente almeno 4 persone che a differente titolo mi hanno fatto sapere che “io ci sono”. Ma non ci sono. Non ci sono mai, hanno sempre altro da fare. Mio fratello è uno di questi: è più depresso di me, più infelice di me, più rintanato di me, e rifiuta persino di bersi un caffé ormai, immagino imbarazzato dal non poter avere un dialogo. E lo immagino perché io stesso sono così. Ma se qualcuno desidera vedermi, io vado. Ne ho fame, ne ho voglia. Se si tratta di una singola persona che mi chiama. Non vado, praticamente mai, quando si tratta di un gruppo e ti infilano. Resti comunque solo se non sei un festaiolo, un bevitore soprattutto. Quindi in realtà ogni giorno io sono solo, senza qualcuno per cui io – ogni giorno – sono qualcuno che vuoi accanto. E purtroppo ho esigenze, pure io, capriccioso pezzo di merda. Il mio fisico, che ho imparato finalmente a conoscere alla veneranda età di 42 anni, non risponde a qualsiasi sollecitazione: ragazze snelle, piene di voglia reale, maliziose al punto giusto, che mi desiderino sul serio. Dì poco. Non posso andare con una puttana, in pratica. O forse si, se bacia, forse. E se è una dea della finzione, forse. Ma… deve essere una dea. E non ne ho trovate. L’ultima volta, prima di avere la mia bambina meravigliosa, ho pagato una professionista solo per poterla toccare. Per non mancare di rispetto alle numerose ragazze che vedo nude, pur sentendo la pressione di tutta questa bellezza. Era stupita, non doveva farsi infilare niente da nessuna parte. Ma non baciava. Abbiamo chiacchierato, e anche se lo sfigato ero io, alla fin fine mi faceva pena: vendeva il proprio corpo per vestirsi carina, per stare dietro al consumismo. Non parlava tanto del fatto che aveva una bambina, quanto del fatto che in Romania le scarpe costano troppo.

Comunque… beh, se la vostra pazienza ha tenuto duro fino a qui, è già tanto. Prossima puntata.

Il titolo è una citazione.

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