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Leggevo di Google e delle simpatiche questioni che riguardano la … libertà di comportamento. Non sono nuove, queste cose. Per me che sniffo la puzza di corporate-religion a km di distanza, di collare del cane come policy, di dress-code del cazzo e di pensiero-unico “usciamo tutti assieme a pranzo e ridiamo tutti delle stesse battute” , Google, in mezzo alle miriadi di splendide cose che offre ai suoi dipendenti, ne impone anche di intollerabili. Poco importa, non sono nessuno, per accedere a quei livelli devi essere davvero fico.

Strano allora che menti illuminate come quelle si lascino mettere il giogo del pensiero unico. E’ spesso vero che alcune libertà sono dubbie (libertà di essere retrogradi, libertà di essere misogini, asociali, stronzi? beh… si, comunque: faccio il mio lavoro? basta). Poi ci sono tutte quelle cose da Big Brother, delazione in primis, che cambiano tutto. Non siamo più in una normale policy per essere carini e coccolosi. Sono gli individui che compongono il tutto. Tuteli le minoranze ma ammazzi quello che esprime il suo pensiero, che si sente schiacciato nella sua mancanza di libertà di esprimere un pensiero scomodo, che puzza. Ma lui, come l’altra minoranza, dovrebbe essere trattato liberamente: non mancarmi di rispetto, valuta il mio lavoro e non quali genitali ho o quali mi piace baciare? A posto, fatti i cazzi tuoi e valuta il LAVORO e l’atteggiamento LAVORATIVO. Lo posso dire liberamente perché non lavoro in Google. E Google, ovviamente, non mi indicizzerà 🙂

Eppure è come essere in una setta, in una religione: non devi criticare le regole, non puoi mettere in discussione le regole, non puoi COMPORTARTI in un certo modo, vestire, andare, essere in un certo modo. Altrimenti come minimo gli altri ti guarderanno male. Poi ti isoleranno, escluderanno, boicotteranno. E devi ringraziare se sei con noi…

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