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I “GIOVANIDOGGI” usano spesso questo verbo-neologismo: “stalkerizzare”. Di solito non hanno la vera coscienza di cosa sia un vero stalking. Per fortuna, aggiungo. Hanno però anche un’ansia da “imbarazzo” terribilmente più alta di quanto non ce l’avessimo noi. Si imbarazzano per qualsiasi stronzata e a questo imbarazzo attribuiscono un’importanza enorme. Il “metterli in imbarazzo” è diventata davvero un’onta.

Ad ogni modo spesso “sbirciare i profili social” è quello che intendono: ovverosia informarsi prima, dopo, durante, riguardo ad una persona su Facebook, Instagram ed eventualmente altro, se uno usa altro, per farsi un’idea. Sono, contemporaneamente, disorientati quando non sono in grado di prendere informazioni in questo modo.

Personal branding, baby 😉

A volte usano questo verbo per dire “mi manda messaggi quando io non ho voglia di riceverli”. Il che, ricordiamolo, è un capriccio: in altri momenti sarebbero li a dire “ma perché non mi risponde?!?!?!?!?!?!” : stesse persone da entrambi i lati.

Mi preme fare questo post e questa distinzione, perché lo stalking, quello vero (il rifiuto di essere rifiutati – cit.), è una molestia ed un abuso che invade la vita delle persone in modo asfissiante e davvero grave. Usare a cazzo questa parola, quindi, a mio avviso, magari solo con qualcuno che è un po’ appiccicoso e basta, è fuori luogo e ingiusto.

A parte che io leggerei mezza letteratura tra poeti e romanzieri … e ci troverei roba che oggi verrebbe definita molestia, mentre un tempo era febbre d’amore, ostinazione e determinazione … ed erano desiderabili. Ma questa è un’altra faccenda.

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