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Oggi io sono Charlie: sono un essere che ancora non ha imparato nemmeno quali sono le sue cellule, ma conosce già la sofferenza, infinita, incomunicabile.

Se potessi comunicarla, forse, chi può decidere della mia vita mi farebbe soffrire in eterno.

Allora forse quel giudice terreno, che oggi ha potere Divino, ha più pietà di me, di quanta non he abbia chi mi ha dato la vita. Una vita di sofferenza infinita, continua, solo questo. Un buco nero di dolore.

Oggi la Legge può decidere di vita e di morte su un inerme che non ha facoltà di esprimersi su sé stesso travalicando la patria potestà, questo sentiamo dire. Ma il giudice non decide in base al suo capriccio. E non credo che la sua coscienza sia leggera.

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