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Alla fine mi ha lasciato. Mi ha lasciato di nuovo. Le avevo suggerito io, tempo fa, vedendola più sofferente che soddisfatta, di dire basta e di aiutarla in questo ponendo delle barriere totali nelle comunicazioni, soprattutto social, whatsapp in primis. Questo perché se continuo a vederti soffro, non riesco ad iniziare a metterci una pietra sopra… amici mai, come diceva quello.

Dopo poco aveva bucato le barriere: ne ero felice, tornava da me.

Lo abbiamo (secondo lei: lo ho) rifatto, e alla fine al mio ultimatum “o vai o stai, ma smettila di fare tiramolla perché mi distruggi il cuore ogni volta” sembrava fosse restata.

Ma mentre se ne andava al mare la sentivo distante, e poi aveva tutti i segni dello stress (la candida, mal di pancia, nausea) … di punto in bianco mi ha mandato un addio “consapevole”: sapeva che il tira-molla non sarebbe mai finito perché “siamo incompatibili” eccetera eccetera, deve studiare e impegnarsi al 110%. E addio.

Lei mi piaceva e basta, volevo vederla, stare con lei, ogni volta che la mia vita, con le mie complicazioni non-poi-tanto-complicate (ma … se hai la mia età, credo) me lo permetteva: quindi spesso. Era simpatica, mi faceva ridere. Anche se molte volte non ero d’accordo col suo pensiero: ma a cosa mi è servito essere tanto d’accordo con quello di altre? Stavo rivedendo, per lei, ogni mio atteggiamento: riconsiderando tante cose, provando a starci. Non in tutto, non nelle cose che si costruiscono con soldi e fatica. Le potevo mettere in discussione, si, ma su delle solide basi. Tutta roba che forse a 20 anni è pallosamente poco “se mi ameresti lo fai” (sic). In tante cose, è vero, non saremmo stati d’accordo: e lei voleva figli, cosa che io non avrei mai fatto.

Era un sogno, ovvio che mi sia dovuto svegliare. E come i più bei sogni, quelli realistici, poi sei triste perché non c’è più nulla nelle tue mani: solo un ricordo.

Sono un cesso e mi vedeva bello, figo addirittura.

Mi tira quando vuole lui, ma lei aveva il telecomando per il mio sesso ed era bella e porca: quello che serve per farmi funzionare ce l’aveva sempre. Le piaceva come lo facevamo, per lei nessuno l’aveva mai baciata meglio, la durata per un rapporto ideale per lei era di 20 minuti e non ha mai creduto che un uomo possa farla venire, motivo per cui si è sempre fatta venire da sola, con l’aiuto e la presenza del suo uomo. Un sogno per chiunque no sia un atleta del celodurismo.

Mi trovava nientemeno che affascinante, pieno di charme.

Le piaceva il mio umorismo e come la facevo ridere.

La mia decisione di come cambiare la mia vita.

Ma non le piaceva che nella mia sopravvivenza ci fosse – nonostante lei viva ora con un genitore, ora con l’altro e i problemi di soldi debbano essere perfettamente sotto i suoi occhi – il fatto che dormo nello stesso letto della mia ex, in quella che è la nostra casa (nostra perché paghiamo il mutuo trentennale alla banca). Che io provi affetto e che non sia freddamente sprezzante nei suoi confronti. Ma non lo sono, bambina mia: abbiamo condiviso 20 anni di vita e non siamo litigiosi: siamo persone pacifiche e lei è accomodante. Non ci siamo abbandonati : perché la vita è dura, le spese raddoppierebbero, la solitudine – che pure c’è – sarebbe totale e nessuno avrebbe nessun appoggio. Noi ci conosciamo. Lei si tromba chi vuole, io potevo fare lo stesso: e solo perché sei arrivata tu io ci ho pensato. Altrimenti mi facevo i cazzi miei e lavoravo, cercando di non pensare troppo al suicidio ogni giorno.

Non la annoiavo.

Voleva sempre vedermi (diceva, poi ok, non sembrava sempre vero).

Voleva che io dormissi sempre con lei: ma viveva a casa dei suoi. Questo non lo voleva capire: per suo padre non era un problema – diceva – ma… ha 10 anni più di me, suo padre, siamo quasi coetanei. Per sua madre lo era eccome, che io avessi questa età rispetto a lei.

 

Mi sento nuovamente inutile – anche se lo ero anche prima, ma non mi ci sentivo – di nuovo una merda, un essere che non può essere amato, che non è adatto, al quale non ci si può adattare. Del resto non puoi pretendere che qualcuno resti da te: se vuole rimane, altrimenti se lo ami, devi lasciarlo libero.

Lo vedo, da solo, che c’è stata una miracolosa possibilità: che è possibile. Mi manca lei, però, ora. Quando re-inizierò a piangere saranno singhiozzi. Per ora è tutto antidepressivo. E cerco di lavorare, di andare avanti. Di essere arrabbiato con lei per questo “tradimento”. Lavoro. Fino ad ora il buon rapporto con un gran numero di persone è stato più terapeutico di qualsiasi cosa: tanto da rendermi interessante agli occhi di una ragazza.

Che se n’è andata per sempre, anche se, come sempre mi succede, spero che torni. Ma lei soffriva più di quanto non fosse felice: il bilancio era quello. Il bilancio che bisogna sempre fare. E se si è sani di mente si fa come lei.

Ora ho di nuovo paura di vivere e la solita poca fiducia in me stesso.

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