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Soffriva sempre. Per lei ero uno stronzo, ma non poteva fare a meno di me, di vedermi di nuovo, di tornare da me, straziata.

L’amore col dramma lo conosco, può piacere, si tira più lungo, si sente tanto. Ma si soffre anche. Io ho votato la mia vita alla pace: il mio cambiamento non è solo di parole, cerco la pace, la serenità, l’armonia (non fate ohmm stronzi) con tutto me stesso. Perché sono andato fuori di testa, se seguite questo blog lo sapete. Ho sofferto e ora io voglio rapporti ottimi. Non voglio che i rapporti con la gente mi facciano soffrire.

Ma dal canto mio di certo non voglio essere fonte volontaria, consapevole, di sofferenza per qualcuno.

Per cui realizzato che per lei ero un amore tossico, una droga, una malattia le ho proposto lontano dagli occhi, lontano dal cuore: non ce la fai a dirmi addio, ok. Io non ho motivi miei per dirtelo: io ti voglio, per me sei un regalo del cielo. Ma io per te sono una maledizione: se li vuoi mettere sui piatti della bilancia i motivi per stare con me non li trovi neanche se li cerchi per tutta la giornata, mentre i motivi per sentirti offesa, insultata, in disaccordo rabbioso, gelosa con ragione, sminuita nel tuo dolore e quanto altro di brutto possa fare un uomo senza essere attivamente violento fisicamente o psicologicamente … queste cose in me le trovi. Dunque… perché? So che quando ami uno non sai perché. Mi stava bene, benissimo, che stessi con me perché io sono io. Non perché ti servisse qualcosa. Ma se cerchiamo cosa ti faccio di male lo troviamo, mentre cosa ti faccio di bene no.

Dunque visto che io odio gli uomini che trattano male le donne, che pensano solo a sé ma che non mi sento in torto e dunque è ancora peggio perché non sento di dover chiedere scusa per qualcosa – recidivo? insensibile? – quello che sento però è che invece di farti bene ti faccio male. Che soffri invece che essere felice. Che invece di sentirti esaltata e vivere meglio hai un nuovo peso, ti senti messa in discussione, hai paura di essere sbagliata. E io non voglio essere questa causa, anche se non sento di farlo attivamente: non importa, l’effetto è questo, per te, unica persona il cui giudizio è importante, in questo caso. Non ho nessun motivo per me stesso: mi fai solo bene, sei una meraviglia per tantissime cose, desiderabile. Ma non riusciamo a comunicare senza incazzarci, non voglio i figli che tu vorresti, vivo – e lo sapevi –  in una situazione personale che conosci e non tolleri, faccio un mestiere di cui non tolleri alcuni risvolti. Ero così, sono così. Non ho deciso il corso della mia vita in cui tu – miracolo – sei capitata, per fare del male a te: questo fiume era preesistente, ci hai messo tu il piede dentro. Non scorreva per farti del male: scorreva quando ancora non eri in zona. Mi hai contattato tu, mi hai sedotto tu. Sono stato grato, felice, mi hai migliorato la vita, mi hai fatto sentire vivo. Tu però soffri. Non sono un parassita.

Ne parliamo e non diventa una simbiosi.

Allora ti aiuto a distruggermi*: perché la rabbia è più forte in te. La tristezza è dolore. Ma la rabbia ti spinge, è una tua forza. E allora te lo chiedo: ti aiuto? Sono uno stronzo e allora vuoi che mi comporti da tale? Silenzio assoluto: blocco tutto, whatsapp, sms, facebook, messenger, telegram, non credo userai altro. Ti lascio solo il telefono, tanto dovresti avere la forza di chiamare e parlare. Quanto ti serve per odiarmi? Per pensare che se lo posso fare allora non mi frega. Che quindi non ti merito. Quanto per farti tornare ad essere com’eri quando ti ho incontrata? Pronta a scopare col primo che capita ma liberamente, senza soffrire, senza pesi, senza pensieri, senza discussioni, senza ricerche di compatibilità. Tre mesi? E sia, tre mesi. Blocco tutto, non posso sentire come stai, non puoi chiedermi come sto io. Ma anche litigare, non possiamo.

E allora come dice Epicuro… ( “Se la vista, la conversazione e lo stare insieme vengono tolti, la passione d’amore s’estingue.” ) … vediamo se spegniamo una cotta dolorosa o se riconosciamo un amore tossico … o che cavolo succede.

Io ormai a stare senza sono abituato (e sono pure sotto farmaci, che aiuta). Ma a fare male agli altri no.

E quindi 11 settembre.

 

*Si, Zarrillo.

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