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modello che finge di essere padre

Tu vuoi da me qualcosa. Tu vuoi che io fecondi i tuoi ovuli, che generi con te dei figli.

Hai vent’anni, io ne ho più del doppio e mi dici che tutti quelli con cui hai scopato in passato ti hanno fatto pensare no, con lui no. E con me si. Con me che quando ti ho detto chi ero ti ho detto io no figli, io figli mai.

Hai 20 anni e fai sesso da quando ne hai 14, una cosa che vi invidio, a voi di queste generazioni, tantissimo: io lo dico sempre, a tutti, che quando ne avevo 13 volevo scopare, ma lei non voleva i coetanei, lei è andata con uno di 18, mentre due facevano la guardia, a farsi sverginare dietro la siepe, fiera, felice. Una cosa che ai tempi, per me, era un dramma horror, tempi in cui sesso e sentimento erano spacciati come una cosa sola.

Ma che non voglio essere padre e che sarei un pessimo padre io lo grido ai quattro venti da sempre, a tutti. Generare una vita senza sapere quello che si fa. Oppure generare una vita sapendo perfettamente quello che si fa e che non si è la persona giusta. Che delitto è? E’ quello di cui, quando ne si ragionava, accusavo Dio. Dio è colui che ti crea sapendo – essendo fuori dal tempo – che finirai dannato: l’infinita perfidia, suprema, la negazione del libero arbitrio o la sua presa in giro. Qui sulla terra quegli dei siamo noi, uomo e donna: noi abbiamo il potere della creazione della vita.

Conosciamo le nostre forze, il territorio, il contesto, l’economia, abbiamo esperienze personali e possiamo osservare quelle altrui: quanto stupidi possiamo essere? Io sono un bambino di grandi dimensioni. Sono egoista. Soffro nello stare da solo. Non so fare un cazzo tranne due o tre cose. Sono insicuro, sono immaturo. Sono un mediocre. Sono uno che cerca di difendere gli altri dal frequentarlo troppo prima che si accorgano che pur essendo morbido sono uno stronzo. Sono e non vorrei essere, soprattutto. Come può uno desideroso del non-essere generare un essere ed amarlo, donargli tutto quello che ha diritto gli sia donato perché la scelta non è sua, di esistere, ma mia, di obbligarlo ad esistere?

Quando per la prima volta ho detto ad alta voce “non ho chiesto io di esistere” mi sono subito messo dalla parte di chi riceveva questa frase (ignorandola, per altro, nella realtà) e pensando “come potrei mai rendermi responsabile di questo? quanta ragione avrebbe questa creatura? E la sua esistenza sarebbe irreparabile! Ma io ho una chance: non crearlo!”.

Ora tu sei accecata da qualcosa. Mi ami. Ma non vedi che sono vuoto, che sono egoista e che quando non ci sei sto male, sono ansioso, torno a desiderare di non esistere. Questo è malato, non è bene per te. Ma i figli? Loro che colpa ne hanno, perché devono essere puniti con l’esistenza?

Non hai lavoro, non hai nemmeno finito la scuola. Odi i lavori zeppi di “dovere” e non hai vere prospettive in cui un lavoro più carino ti paghi davvero le spese. Sei giovane ed ancora non ti sei scontrata con i compromessi senza poter mandare affanculo tutto: hai mandato tutto affanculo alla prima occasione, tornando dai tuoi e scegliendo, giustamente, un’altra via.

Ma con un figlio? Chi paga? E il tempo? Sei pronta a dare loro tutto il tuo tempo, quando un mese fa stavi pensando di darti alla troiaggine libera, tra un esame e l’altro?

Quante donne e quanti uomini mi vedono, parlano con me, mi osservano con dei bambini e pensano con quello sguardo ebete coi cuoricioni non che “siamo carini” (questo lo accetterei) ma che sarei un padre stupendo. Come potete essere così superficiali? Mi avete visto dopo 14 ore con loro? Mi avete visto mentre fanno i capricci? Mi avete visto dire dei no? Mi avete visto al colloquio dei genitori? Al parco o al mare stanco mentre loro fanno casino e gli altri si lamentano? Mi avete visto in comune a risolvere burocrazia per i figli? Lavorare per loro? Preoccuparmi di notte per loro? Fare una cosa qualsiasi di quelle che voi fate spontaneamente ed automaticamente e che vi pesano poco, anche se vi affaticano tanto?

No, avete solo visto un estraneo educato, gioviale, che sa rapportarsi con le altre persone. Ma per un po’ e sul suo terreno. E’ perché non sono superficiale che conosco la merda di cui sono fatto. E siccome non sono piante, è bene che crescano lontano da me. Io li visito volentieri, per qualche ora. Poi basta.

Se non riuscite a vedere chi sarebbe un buon genitore e chi no… non va bene per questa società.

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