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Sotto questa definizione fichetta si nasconde il “prendere per il culo la gente per il proprio corpo”.

I bambini lo fanno sempre. Se hai una parola per definire quella cosa, da bambino, la usi. Se esiste un’alterazione la usi. Se è bastardo questo uso, tu lo usi.

penitenziagite

penitenziagite

Da adulti diremmo “per darsi importanza”. Se portati a sociologia o psicologia diremmo “per far parte del gruppo” (del branco, per senso di appartentenza) – certo, purché il gruppo sia la maggioranza.

Il diverso ha qualcosa nel proprio corpo che gli altri, la maggioranza, non hanno. La maggioranza, i normali, non hanno gli occhiali, non sono troppo magri o troppo grassi, alti, bassi. Non hanno i denti troppo o troppo poco qualcosa. E così per ogni altra parte del corpo, della pelle e della sua pigmentazione (lentiggini comprese).

Credo sia riprovevole, da non fare.

Nonostante questo… il mio cervello? boh, fa sempre due giudizi immediati nonappena si presenta un altro essere umano: te lo/la scoperesti: si/no. E “bello/brutto”.

Così, rapido, ultrarapido forse. Di solito è rapidissimo con maschi, anziani e bambini nella prima fase. Non mi scoperei bambini, anziani e in ogni caso non maschi. Spesso questo impulso è mischiato: l’essere attraente o il suo contrario (repellente) sono mescolati: senso estetico generale?

In qualche modo sono io, sono la stessa persona che penso “che cicciona di merda”, tanto quanto lo penso se vedo me stesso allo specchio. Di sicuro l’eccesso di magrezza, verso il quale sono sicuramente meno sensibile, mi provoca comunque ribrezzo: se mi ricordi uno scheletro o la morte, tutto penso fuorché sei bella, ergo ultrarapido l’altro pensiero inespresso ma eseguito in automatico “non ti scoperei”. Ma questo accade e basta. 

La signora che vedo ogni giorno alla reception della ditta sopra il mio studio la vedo con piacere perché è simpatica, una brava persona, cortese e soprattutto perché lei come gli altri, lavorano in modo armonioso tra loro e … beh, si vogliono bene. Sono sempre io, la stessa identica persona. Com’è possibile? Mica glielo vado a dire che mentre penso che sia una splendida persona il suo corpo mi fa schifo. Non vedo perché dovrei farlo. E’ un mio pensiero, che solo l’incontinenza (falsi quelli che dicono “ma io sono sincero!” se nessuno ti ha chiesto niente) farebbe uscire gratuitamente. Lo penso ma non ho alcuna intenzione cattiva nei suoi confronti e dirle che ho questo pensiero significherebbe ferirla. Non penso male di lei, per come la vedo. Lei … è fatta anche del suo corpo, ma si veste decentemente, con cura, con rispetto di sé e per gli altri. Cosa che non potrei dire di me stesso: me ne fotto di cosa pensano, mentre mi vesto. Poi magari ci posso pensare, ma non mi sono mai vestito per gli altri. Ma è un mio pensiero, ce l’ho e non me ne vergogno, come non mi vergogno di trasformare la marmellata in merda. Il problema sarebbe solo condividere questo prodotto segreto con gli altri. La merda. Oppure il mio, personale, intimo giudizio sul corpo degli altri. Sono fatti miei. E nella mia testa si incasellano al posto giusto con un altrettanto segreto e silenzioso “chissenefrega”, perché non conta, non ho un rapporto che implica il contatto fisico, non mi fa schifo abbracciarla, darle un bacio sulla guancia o stringerle la mano. La bellezza del corpo nudo è assoluta, per me, ed è 1) o fine a sé stessa (bella, da ammirare, da godere) 2) dedicata all’attrazione sessuale. Se queste due cose non entrano in gioco, ho forse un pensiero vergognoso? E’ forse un giudizio totale sulla persona che ho di fronte?

Per come lo sento io no. Anzi. Nonostante sia il mio primo pensiero, ciò che mi farà rivedere o non rivedere le altre persone è il loro comportamento, atteggiamento, attitudine, voglia di essere sereni, la disponibilità al dialogo ed amenità simili.

“La bocca della verità”: quando i bambini non sono in gruppo, quando semplicemente – incontinenti nel loro esprimersi – dicono quello che è, quello che vedono, non sono cattivi: la ragazza ha i ferri in bocca, quel signore ha le braghe corte, quello ha il sedere grande, capelli bianchi, alta, bassa, puzza la bocca, bella come la mia bambola, brutto come shrek, ha i peli nel naso, nelle orecchie, sulle dita, sulle dita dei piedi, le ginocchia grasse … e via dicendo. Quello che vedono dicono. Io, voi forse, lo vedo e lo dice la mia testa, ma la mia bocca non lo produce. Siamo ipocriti? E’ forse il nostro pensiero che dovremmo variare? Falsare che ciò che abbiamo visto esista?

Io non vedo bellezza nel grasso. Ci sono alcune persone grasse che hanno un modo più elegante o dignitoso di portare il loro adipe. Io non sono tra questi, a mio giudizio. Ma se anche fossi riuscito nel mio intento di offendere meno il senso estetico altrui, di certo non cambierei la realtà e non pretenderei di fare il lavaggio del cervello alla gente dimodoché gli fosse vietato di formare il pensiero di ciò che vedono, senza dover pronunciare ad alta voce le parole. Del resto… io so che esisto. E anche i ciechi, gli storpi, gli zoppi e quelli con il nasone.

Quindi, ecco, non si fa. Non si fa cosa? Non si deride la gente? Mai? Non si prende in giro nessuno? mai? Di solito, come in tutte le cose, di prende in giro quella caratteristica che vuole essere arrogante, migliore degli altri, sicura di sé al punto di non confrontarsi e quindi eventualmente sfracellarsi contro una sonora pernacchia e presa per il culo.

Ma una presa per il culo, una caricatura, sono sempre esistite e non sono concimate con il rispetto e la correttezza. Di certo però non partono da un fatto inesistente.

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