Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


So cosa vuol dire soffrire. E so quanto sia desiderabile qualcosa che faccia sparire il dolore. Cosa vuol dire fare qualcosa che ti porti via, che faccia sparire te stesso, allontanandoti dalla realtà.

Dormendo, ad esempio.

Ma so che se c’è un problema resta li. E che facendo qualcosa di peggio, in aggiunta al problema, hai un nuovo problema. Certo devi capirlo che questo qualcosa di peggio lo stai facendo. Che quello che fai ha delle conseguenze, che le ha tutte, non solo quelle che vuoi tu.

teomondo scrofalo

ubriacone

Ho un disprezzo viscerale per chi si porta verso l’ubriachezza. Se si tratta di sconosciuti la mia intolleranza è massima. Non so chi sono, non so come si comportano quando tornano umani. Ho un disprezzo viscerale per chi desidera l’ubriachezza, per chi ce l’ha come obiettivo. Ho un disprezzo viscerale, un fastidio vicino al ribrezzo per chi sminuisce ciò che l’ubriachezza lo rende, per ciò che consegue. Mi fanno schifo perché spesso non sono stupidi, hanno la capacità di fare i ragionamenti sufficienti per capire che non fa ridere, non è divertente. E’ miserevole, spiacevole, nauseante, pietoso (nel senso negativo), spregevole, spesso ridicolo e risibile (non divertente, di certo).

Ho un disprezzo acuto, superiore, intollerabilmente forte per chi usa “ero ubriaco” come se fosse un buon motivo per avere fatto una stronzata. Per me è come se dicesse “sono un coglione”. Quindi: ho fatto una stronzata perché sono un coglione. E’ un buon motivo? Direi di no. Calci in culo subito, fottiti e non tornare.

Il mio disprezzo aumenta per la dipendenza da alcol o la sottovalutazione degli effetti e delle conseguenze dell’ubriachezza per chi occupa posizioni non gregarie, sia nel pubblico che nel privato. Non mi interessa in nessun modo se sei il proprietario di un’azienda. La proprietà e la sua difesa si fonda su un contratto con la società: tu puoi essere proprietario di qualcosa perché noi, la massa, acconsentiamo a non saltarti addosso come un branco di lupi che sbranano ogni cosa. E’ una convenzione, un accordo con noi tutti, con la società, lo Stato. Per cui sei proprietario? Bene: hai responsabilità sui tuoi dipendenti. Sei ubriaco e fai cazzate che conseguono licenziamenti di persone, infine, perché hai causato perdite irreparabili all’azienda perché fai schifo, perché sei un coglione? E’ peggio.

Eppure no, eppure non c’è pena. C’è il licenziamento in tronco per i dipendenti (terzo lunedì di fila ingiustificato: si sottintende l’ubriachezza).

Sei un ubriacone al governo? Un drogato? Ti disprezzo non perché soffri e non sai uscire dal tuo dolore, ma perché vivi in un mondo che ha metodi per affrontare i problemi, per affiancarti, per farcela, invece di fare schifo e, con il tuo schifo, trascinare nello schifo anche qualcuno che non lo ha scelto.

Ho un disprezzo viscerale per gli ubriaconi artisti. Perché spesso il motivo del loro dolore produce arte meravigliosa ma contemporaneamente è insopportabilmente intollerabile tanto da spingerli a cercare una fuga. Ma anche questi la cercano in una strada fatta di schifo: entrano in un forno acceso invece che in una strada. Entrano in un sarcofago di chiodi invece che nel portone. E pian piano la loro arte viene risucchiata nel vortice dellammerda.

Non odio chi soffre. Non disprezzo chi soffre. Non disprezzo chi è debole. Disprezzo chi ha l’intelletto per capire, la sensibilità da difendere e sceglie di annegare entrambi in un veleno di cui conoscono ogni cosa, conseguenze comprese.

Ma perché? Perché non mi faccio i cazzi miei? Perché quando ti ubriachi e fai schifo, fai schifo A ME. Perché quando ti degradi vorresti che io trovassi bella questa merda mentre sto con te, pensando che anche io dovrei essere un coglione come te. O una, non c’è più gender bias per questo: fate cagare uguale. Perché vedere un relitto antropomorfo ridursi a cagare sul pianerottolo di un androne che è casa di qualcuno SONO cazzi miei. Potrebbe essere l’androne mio. Comunque non è il tuo. Perché vomitare quando non è il caso a mandarti questo accidente di solito causa che questo vomito finisce in giro. E il vomito non è desiderabile. E’ vomito. Perché la puzza del tuo fiato mi fa venire il vomito. E ancora una volta: il vomito non è desiderabile. Perché parlare con un decerebrato che non è disabile per nascita ma che si causa gli stessi sintomi volontariamente è un insulto all’intelligenza. Perché se la tua ubriachezza oltre a renderti una merda ha conseguenze, questo non riguarda solo te. Spesso, putroppo, riguarda me o qualcuno a cui io voglio bene. Che è troppo morbido per darti un calcio a rotolare per strada e farti capire che il fondo lo hai già toccato ed è ora di rialzarsi e respirare ossigeno, non vapori alcolici.

Odio gli ubriachi perché l’umanità può essere splendida. Per questo la odio quando non lo è. Perché non si tratta solo di aspettative, ma di potenzialità straordinarie. Di evidenza di cosa non fare e una scelta consapevole di prendere una via di merda e di darsi anche una giustificazione. Sbagliata. Odio gli ubriachi perché hanno torto e non lo ammettono, anche da sobri. E questo è già parte integrante del tipo di persona con cui non voglio avere a che fare. Quella che nega la verità.

E sia chiaro che non li odio sempre. Li odio quando decidono di proseguire verso l’ubriachezza.

Annunci