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happy

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Capita di sentire “è una persona solare, che ama la vita!” e, perlomeno a me, di pensare “che stronzata dire che uno ama la vita … come dire che uno odia la vita … che odia l’acqua o l’aria … non è che puoi odiarla o amarla … c’è e basta, ti serve, è necessaria e…”

Via cianciando.

In realtà ha senso eccome. Non ho un solo motivo valido, grave, per sentirmi così di merda. Non esiste. L’unico modo per sentirmi decentemente è tornare ad una regressione adolescenziale, con la stessa musica, a crogiolarsi nel lato glamour (decadente e tutte quelle stronzate) del mal di vivere. Da adulto non posso fare che considerare che i medicinali non sono sufficienti. Da adulto posso ragionare su cause ed effetti e constatare che non c’è sufficiente ragione, non ho diritto di stare così. Penso così spesso al dubbio se il cloruro di potassio sia indolore, se non sia, come dice una ragazzina che conosco, una buona idea per uno come me che non beve, non fuma, non si droga, spararsi un’overdose incredibile e morire felice. Questo penso. 

Tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto solo rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso e basta tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso tasto rosso.

Ma non sempre. In certi momenti, in certi orari. Con un certo tempo. Ma non sempre. Non sempre agli stessi orari. Non sempre in stessi momenti. Non sempre con lo stesso tempo di merda (ma questo tendenzialmente si). Non ha moltissimo a che fare con il “successo” della giornata. Sarà pure la vecchiaia. Boh.

Comunque lenisce il dolore la vecchia musica ascoltata quando, adolescente già sfigato, facevo la conoscenza di crescenti strappi al cuore. Almeno quello era “solo” amore. La consolazione, da ragazzino, di sapere che “questa volta non è forte come l’altra” era davvero una sincera, concreta fonte di conforto. E la musica “oscura” mi accompagnava.

Ed eccoci di nuovo ad ascoltare il secondo dei Placebo come se non fosse passato un solo giorno. Mi ricordo il film in cui feci la conoscenza di every you and every me, al cinema. Per qualche motivo però faccio un po’ di confusione con gli anni ed i dolori: il disco è quantomeno del 99 (non wikipedizzo) e io ho ricordi che piazzerei con sicurezza nel 1995. Persino il primo disco è del 1996. Quindi mi sbaglio. Ma chissenefrega.

Sono rinchiuso, volontariamente, in una cantina riabilitata ad ufficio. Ci sono andato fuggendo dal contatto umano proprio come facevo al liceo. Identico. Questa merda di chimica fa davvero schifo. Ma la musica… quella no.

Chissà che fine ha fatto Piretto.

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