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Gira un video che mostra le fragole coltivate, quindi acquistate, assaggiate appena e lasciate marcire fino ad essere buttate nel cestino.

Lo spreco di cibo è eticamente scorretto solo in modo astratto. Ma non genera nulla. Devo essere crudo e diretto in questo: se compro le fragole o non le compro faccio la differenza economica della catena che le fa arrivare a me. Se le compro, qualcuno lavora, guadagna.
Se non le compro no. Ma in questo lo spreco non c’entra.
 
Se le compro e non le mangio – invece – succede la stessa identica cosa che se le comprassi e le mangiassi.
Non finiscono da chi ha bisogno, né se vanno a male e finiscono nel cestino ammuffite, né se le ingerisco tutte, diventano merda e finiscono nel wc. E in nessun altro caso finiscono da chi ha bisogno.
Se le compro e gliele porto, allora faccio la differenza: si, ma a quello sotto casa, non al resto del pianeta.
 
La complessità, riguardo ai milioni di persone che muoiono di fame nel mondo, non c’entra nulla col mio spreco. E’ un insulto alla loro condizione, eticamente. Ma solo in modo astratto. In concreto non è questo ad influire sulla loro fame.
L’unico che spreca sono io: le conseguenze delle mie azioni sono tutte mie se compro e spreco il cibo.
Per cambiare le cose presso chi non ha cibo, non devi svuotare il tuo piatto quando ti viene riempito. Il mondo è più complesso di così.
E chiederti, invece, cosa devi fare, è la direzione giusta.