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Strategia, la chiamano. La scelta di non avvicinarsi più ad argomenti che ti hanno fatto andare fuori di testa.

Ah pardon. Ci saranno sicuramente dei modi più carini per dirlo.

Comunque eccomi in un ricordo, strano, di tempi che non ci sono più, luoghi che sono sempre li, ma che sono appunto come quando mi hanno fatto andare fuori di testa: abbandonati. Oggi sono abituato a vedere luoghi abbandonati e pensare a cosa potrebbero diventare. Ma se dovessi rivedere quello che è stato il mio vecchio posto di lavoro… sento ancora quel freddo, quella nausea, tutto quel casino che mi ha fatto dire “ok, sto scoppiando, valium a me”. E per fortuna ho incontrato quella dottoressa – che non era il mio medico curante – che mi ha indirizzato correttamente.

Ad ogni modo ogni tanto torna il ricordo. Molte cose devono essere necessariamente confrontate con l’esperienza. Quando attingo a quel ricordo, spesso, molti meccanismi tornano. Non riesco più a dormire, riposare. Ripenso a quel disfacimento, a quel mondo di morte, di perdita, di abbandono, di miseria dei luoghi. Che poi, se li guardi bene, col cavolo che sono miserrimi … solo che serve quasi un milione di euro per rifare il tetto e bonificare dall’amianto (e io ci ho vissuto 10 anni) … ma il pavimento è eccellente e le mura esterne anche. Fa certamente freddo. 

Ad ogni modo i ricordi di quei luoghi abbandonati, senza la gente che ci stava dentro, che ci ho visto lavorare per anni… ogni tanto mi prende, mi tormenta. Ed è ancora tutto così, mi dicono. Il mio computer è rimasto esattamente dove lo avevo lasciato, ed è (era) un i7, mica da buttare. Tutto li, tutto quanto. Ogni granello di polvere che ho lasciato è ancora li. I nylon con i pc da vendere, puliti, sigillati. Sono li, a morire lentamente. Le scatole con tutte le licenze, i CD dei software, i driver, ogni cosa in ordine … inutile e morta. Tutto quello che ho cercato di far sopravvivere alla mia partenza, compresi rinnovi di dominii internet e infrastrutture di base, devono aver tenuto botta ben oltre aspettative ragionevoli. E poi tante cose sono semplicemente crollate, anche metaforicamente.

Una mia collega, sopravvissuta e mantenuta in uno e poi due passaggi di trasformazioni all’italiana, è ancora li, in una nuova micro-versione di quella stessa ditta. Lei è abbastanza felice. E’ dura, ma sostanzialmente lei fa quello che ha sempre fatto e ci riesce. Io soffrirei terribilmente.

Per questo ora mi batto per farcela. Per non tornare mai più indietro. La gente che mi ha accolto facendomi un affitto eccellente è anche simpatica, si comporta bene. Vedo vecchi colleghi che, trasferiti chi in una chi in un’altra fabbrica, stanno impazzendo e disfandosi lentamente. Quelli buoni, ovviamente. Quelli cattivi immagino se ne fottano di ogni cosa.

Comunque eccomi qui: avrei un servizio tra 6 ore… ma dubito che andrò a dormire, non ci riesco. Ci ho provato. La micia mi ha seguito in alcune peregrinazioni sonnambule… ma ora vedo che ha rinunciato anche lei. Oggi sono più matto io, micia.

Una cosa meravigliosa che è cambiata è che posso dire “beh, mi metto a fare qualcosa” e… ed è vero. O faccio qualcosa di utile o di inutile… ma non mi metto a fare la larva. Questo è straordinariamente diverso da quanto stavo proprio dimmerda.

Eppure con i soldi non sono mica al sicuro eh😉