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Ricordo. Ero con lei, macchina mia, in un posto. Non ci volevo andare. Glielo avevo detto. E, scopro poi, lei aveva accettato nella sua idea che ero uno che la voleva solo scopare, che avevo urgenza di farlo e che le stava bene, che non c’era altro.

Non era vero.

Ma per lei era così, io non sapevo che per lei era così e nessuno dei due sapeva che sarebbe stato meglio che l’altro sapesse. Non lo sapevamo, quindi non potevamo sapere nemmeno il resto.

Dunque arriviamo li, ma le avevo detto non più di 10 minuti o non andiamoci. Arriviamo, si dilunga in ogni modo. Alla fine le dico senti io me ne vado, tu fai quello che vuoi. E’ tutta la vita che lo faccio. Mi hanno fregato così tante volte da adolescente con “ma vieni con noi che poi ti diverti” e poi restavo incastrato a rompermi i coglioni in cose che non mi interessavano, perdendo tempo della mia vita solo perché non avevo un’auto … che dalla patente in poi questo non accade più. Io non vengo se non ho la certezza di non restare incastrato. Se mi piace rimanere rimango. Ma non devo rimanere perché la macchina è tua.

Ma non devo nemmeno rimanere perché TU non hai la macchina.

Quando si sta insieme si parla, si parla PRIMA.

Dunque alla fine ovviamente risulto stronzo, che non succeda mai più, mi hai portata via mentre mi divertivo. Ma infatti, che non succeda mai più, dico io: te l’ho detto prima, lo sapevi e io non ho tutta la vita per stare con te: sei TU che hai poco tempo e TU che lo usi per fare altro: se vuoi fare roba con altri, per me puoi farla, ma non farla fare a me, che a me non frega di stare con altri quando sono con te. Non mi frega, ricordo che dissi, perché tu a me di tempo non ne dai: ti vedo poco, raramente, quando capita … non posso andare al cinema con te, non posso andare a pranzo, a prendere un gelato, a fare una passeggiata. Io ti devo scopare furiosamente. Di devo avere. E poi per il gelato non rimane tempo. E ti assicuro che io di quel gelato avrei voglia… ma tu il tempo non ce l’hai. E io prima ti devo scopare, poi, se rimane tempo, posso anche buttarlo nel cesso per socializzare con gente di cui non mi interessa nulla.

Naturalmente tutto andò in culo. Ma non sono stato ambiguo, mi pare.

Ieri arriva in studio una ragazza molto bella. Occhi perfetti, leggermente mascella quadrata ma assolutamente da considerar tra le perfette. Piccolina ma proporzionata: per le foto completamente OK. Ballerina, porta i tacchi come le punte, non ha problemi. Sorriso meraviglioso, denti perfetti, bocca grande, collo YEAH, pelle 90% perfezione, ha persino una bella lingua. Simpatica, allegra, se fa la seria ti inginocchi e le dici “maestà comandate”. Quel tipo di bellezza.

Ma lei non se la tira. Ora, signori maschietti, voi dovreste ringraziare ogni tipo di divinità quando una di queste scende sulla terra e diventa tua morosa.

Comunque era li col suo ragazzo. Alla fine insomma lui si rompe i coglioni e inventa una scusa che la madre di lei, che sa il cazzo cosa. Comunque inizia a farle una fretta indemoniata proprio quando lei tira fuori i suoi vestiti di danza; danza alla quale tiene molto: sono oltre 10 anni che la studia. Comunque lei dispiaciuta, fa fretta, sente fretta, mette via tutto e si preoccupa. Oh, succube di questo coglione.

Perché lui coglione e io no?

Perché, mi dice lei, gli aveva già detto che da me si sta almeno 4 ore minimo (ok, ha sbagliato, 4 ore è il massimo, non il minimo – ma comunque lei gli aveva dato questa informazione) … e che se pensava non gli andasse bene lei sarebbe venuta con il papà. No no no, figurati. E invece.

Che poi ho fatto anche a questa coppia delle foto per cui LUI potrebbe essere felice per il resto della vita, di quelle da gasarsi al bar, di quelle di cui fare i fichetti. Ma perché LEI è figa, figa da morire, simpatica, sexy … e fottutamente innamorata. Di un coglione che si è sentito escluso quando invece lei non faceva che guardarlo ogni volta che non doveva guardare in camera. E quando questo accadeva, lui stava giocando col cellulare.

Coglione.

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