Tag

, , , , , , , ,


In generale i fotografi si lamentano, quando si parlano fra loro (intendo anche su Facebook o “spazi virtuali comuni”). Se sono di vecchia data hanno più motivi, che non sempre condivido.

Le lamentele sono le più varie: tutti fanno solo schifo, tutti non sono originali, tutti non hanno una sufficiente cultura. Poi si passa ai pro, semi-pro, wannabe-pro e pro che più o meno dicono le stesse cose, in massa, chi con ragione, chi ipocritamente, essendo la causa dei mali degli altri. Tutti possono fare le foto con le digitali, il digitale ha abbassato la media, ha alzato la media ma abbassato le punte di alto livello, il digitale sta facendo scomparire il mestiere, ecc ecc.

Molte di queste sono vere. Posso aggiungere la mia, se non siete fotografi magari non l’avete sentita: sarà più o meno quella di tutti gli altri.

Penso anche io che il “mirare più in alto” sia diminuito, mentre lo “schifo totale” sia in netta diminuzione, forse persino verso la scomparsa, anche se si sa bene che in ogni cosa al peggio non c’è mai fine né limite. La tecnologia ha portato in mano di chiunque un mezzo che semplifica e che quindi, semplicemente, riesce a fare la foto. Questo fa scomparire tutti quei casi di sovra e sotto esposizioni o comunque di foto in cui non si vedeva niente. Certo se non sai inquadrare non lo farà la macchina per te, se non hai gusto, creatività, capacità di comunicare, non lo farà. Ma non sto parlando di questo: le foto delle vacanze di CHIUNQUE, oggi, conterranno una percentuale bassissima di foto in cui non si vede una mazza. Questo ovviamente ci riporta ai nefasti periodi del “vieni a vedere le foto delle mie vacanze”: oggi ti viene spiaccicato a viva forza di braccia tese uno smartphone a mostrarti cose che non hai ‘sta gran voglia di vedere.

Ma comunque si vedono. Sono visibili: punto. Prima questo fatto era peggiore: dovevi almeno riuscire a fare le foto. L’automatismo, il semiautomatismo, o la possibilità di cancellare: hanno pressoché eliminato lammerdassoluta. A raggiungerla ci si puà comunque mettere, pervicacemente, l’ignoranza di vario livello e il cattivo gusto. Esempi sono l’overfiltering à la instagram, ma fatto male, i tagli pazzeschi e la voglia di stampare una piccolissima porzione di fotogramma da 4×5 pixel come se contenesse chissà che qualità. Illuminazioni pessime, flashate inconsapevoli … questo esiste sempre. Ma le miliardate di selfie che potete vedere ovunque non sono niente male, dai. Chi si sarebbe mai fatto un autoritratto decente 20 anni fa? Siamo sinceri.

E quindi? E quindi è vero che la quantità di fotografi, quelli con la fotocamera e tutto l’armamentario, sono aumentati. Imparare ora costa meno ed io appartengo a quel mondo, anche se ho imparato da chi arriva da molto più lontano. Io posso avvantaggiarmi facilmente della cultura altrui: internet. Io posso SBAGLIARE moltissimo: cancello. Io posso confrontarmi e mettermi alla prova in ogni modo possibile con una competizione a livello mondiale : sta a me scegliere se mi interessa o meno, e per quanto. Questo non è negativo: è positivo per la fotografia. La massificazione tende sempre ad innalzare la parte bassa della media.

Il mestiere, però, è quella cosa che si fa quando qualcuno ti paga per farla. Se è pieno di gente che fa per hobby una cosa che prima pagavi qualcuno che era capace di farla (e pochi altri idem), ovviamente questa cosa detta “mestiere del fotografo” di sicuro ha numeri che devono necessariamente scendere. E non mi riferisco all’ormai moribondo mondo della stampa fotografica di qualità. Parlo proprio di chi “fa le foto”.

Moltissima passione mista a voglia di protagonismo faranno si che molti sfruttatori possano accaparrarsi diritti gratis di cose che un tempo avrebbero dovuto pagare: l’appassionato capace invece di farsi pagare il suo tempo, la capacità e l’impegno, semplicemente si sentirà gonfio d’orgoglio per il fatto che la sua foto è sul giornale. E chi non lo sarebbe? Sempre che non sia la foto del culo di mia zia intendo.

Persino per me sapere che una mia foto è da qualche parte è motivo d’orgoglio. Si chiama diritto morale, in fin dei conti.  Sapere che una foto stampata in 10000 copie è stata pagata zero, però, mi rende qualcosa diverso da orgoglioso. Più orgoglione. La stessa cosa vi fanno quando vi fanno partecipare ai concorsi dove cedete i diritti per le vostre foto eh, non pensate che sia perché amano la fotografia. Pensate a quante liberatorie firmate senza starci tanto a pensare perché magari vincete una fotocamera da 100 euro: ma magari NON la vincete. Intanto i diritti li avete ceduti.

Ora… il mio mercato funziona in un modo in cui sai da subito che una foto del valore minimo di 300 euro tu la cederai ad ogni singolo cliente a nonlovogliosapere ma che a te comunque arriverà qualche cent. Lo sai. Lavori sulla quantità. E devi pompare come in fabbrica.

Ma la qualità mia e dei colleghi è altissima: siamo tutti professionisti veri: non abbiamo solo la reflex e miocuggino che dice che facciolebbellefoto. Eh no: rispettiamo degli standard qualitativi sempre in crescita, dobbiamo rispondere a precise esigenze di mercato, ed avere un discreto ventaglio di conoscenze non solo fotografiche. Nulla di trascendentale, ma tant’é. Ciononostante moltissimi fotografi lo fanno: tutto confluisce in una decina (ok, di più, ma quelli che contano…) di mega-archivi mondiali di immagini. Quello che tutti noi temiamo è la saturazione.

Tutti caricano come se non ci fosse un domani, ma tutti, indistintamente, riteniamo che per quanto possiamo essere fighi, se le foto non sono su commissione, ad un certo punto i concetti stereotipati, di qualsiasi tipo, saranno coperti abbondantemente. Le commissioni sono basse, i prezzi diminuiscono, il parco di prodotto aumenta, i newcomer arrivano ogni giorno di più (senza temere la mobile-stock-photography). Altro? Ah beh, si, tra le lamentele tecniche ci sono quelle relative alle difficoltà che i revisori (ogni immagine passa un esame, cari, mica sei tu che decidi se “va bene” o no) pongono sempre a “noi lavoratori” e che sicuramente non capiscono un cazzo di fotografia – come mai quella foto di merda è passata e la mia meravigliosa no? Fino a quelle su concept che non sarebbero capiti o standard che non si condividono con l’agenzia che accetta il tuo contenuto. Il self publishing è sempre possibile, ma a parte il lato tecnico: io sono in Italia: sono davvero certo di poter fare “commercio estero” da solo? Sono un fotografo, sono un informatico. Non sono un ragioniere, non so un cazzo di diritto internazionale, a parte alcuni dettagli specifici relativi ad un piccolo aspetto del mio mestiere.

Il mood quindi è: finché la barca va. “Feed the beast”: dar da mangiare alla bestia, ovverosia caricare immagini a testa bassa, lavorare, produrre e vendere, in silenzio, senza porsi domande sul “ma durerà?”. Io non posso fare a meno di pensare che devo e VOGLIO affiancare anche altro. Sono comunque un fotografo. Non voglio fare solo stock. Per ora fotografo nudi femminili: la fica è bella, bellissima, e non devo stare tanto a pensarci, vado di cuore e passione. Ma alla fine anche questo percorso, che, come sempre, faccio per gioco, mi porta da qualche parte: conosco molte persone, le conosco davvero, mentre decidono di denudarsi di fronte a me. E non sempre sono ragazze giovanissime. Quando non è la “pura fica” che mi guida, a volte penso che – di nuovo – non so bene cosa sto facendo: è arte? E chi lo può dire? E’ mestiere su commissione? E’ un hobby? Ma io gioco a simcity buildit per hobby!