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(c) Andrezj Dragan

La crisi, per me, è iniziata nel 2012, circa. Nel 2013 ero in piena crisi. Il sentore, però, dei cambiamenti nel mondo del lavoro dipendente ce l’avevo dal 2008. Quello che supponevo sta succedendo, passo per passo.

Quello che però scopro giorno per giorno ora, che siamo tutti nella merda, sono le persone che aiutano veramente. Quelle che forse lo hanno sempre fatto ma tanto non ne avevo bisogno, vero? Beh, si, alcuni non li vedevo da 10 anni, regolarmente. E ora, di punto in bianco, fermati fuori dal supermercato con una certa faccia tosta e dicendo loro “hey, sai che ora ho questo problema? Conosci qualcuno che?” … beh, invece di scappare via… si fermano e dicono “… fammi pensare… in effetti si, sentiamoci domani” … e qualcosa parte.

L’Italia delle amicizie non è solo il clientelismo. E’ pur vero che ci sono persone che ti danno una mano solo perché “è amico mio” e ok, è vero, ma … si tratta di vera amicizia e in quel caso la meritocrazia non c’entra nulla: posso fare o non posso fare: scelgo di fare per te, che sei mio amico. Perché ti conosco, perché so che non sei uno stronzo, che non butto via la mia buona volontà, le mie risorse che ti cedo per poco o nulla, la mia fatica, il mio interesse, il mio tempo. Lo faccio perché sei tu.

E non è che poi non si tratti di soldi… solo che l’atto immediato non li coinvolge. Questo genere di rapporto genera debiti incolmabili: gli stessi che puoi avere con i tuoi genitori… ma come dice quello “con quelli come te son sempre pari” lo dici a quelli dai quali non vuoi farti pagar da bere. Con certe persone anche e sai che il debito ce l’hai e che non lo potrai mai ripagare, non ti senti in debito.

Tutto questo, ve lo dico chiaro, riguarda il mio lavoro. Io devo tutto a tutti. Non ci sono cose che io abbia fatto totalmente da solo nel mio nuovo lavoro. Devo OGNI COSA a qualcuno. Chi mi ha insegnato, chi mi ha ribadito, chi ha fatto qualcosa per il mio stato mentale, chi ha discusso e ragionato, chi mi ha aiutato con le proprie mani, chi con lo spazio, chi posando gratuitamente (non le/li conto più), chi con qualche attrezzatura.

Ora, uno stato sociale vero con un walfare vero e delle banche-di-stato vere dovrebbe fare questo. Ma sono sogni, utopie. Bene: allora in ogni caso lo fa la tua vita, le tue relazioni, il tuo comportamento che si accumula ogni giorno con ogni parola, ogni gesto. Quella relazione, in qualche modo, determina il welfare volontario di un sacco di persone. Pura e semplice volontà di dire “si” invece di “no”.

Credo, finalmente, di avere uno studio.

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