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La parola scritta ci da il tempo di pensare.

La voce, per contro, consente di usare il tono, non riproducibile efficacemente nella parola scritta.

Cosa sarà più efficace in una comunicazione? Posso tollerare di interessarmi al fatto che il mio interlocutore “si annoi” ? Se quello che c’è in ballo è una discussione e la ricerca di una verità (che va concordata: dobbiamo essere d’accordo, devi partecipare), non posso interessarmene. E dunque devo dire che, per quanto la voce sia quanto di più vicino io possa considerare che scaturisca dal pensiero, unendo suono, ragionamento, emozione e spontaneità, la parola scritta, pur pagando lo scotto di una minor sintesi e spontaneità, consente di trasferire meglio la complessità del pensiero, la sua precisione, e di ragionare, discutere e ricercare qualcosa di più profondo.

Posso infervorarmi di fronte ad un testo scritto tanto quanto di fronte ad una persona, ma sarà più facile che la mia reazione sia controllabile di fronte a qualcosa che attende e giace, rispetto a qualcosa di vivo e pulsante. La vita contenuta nel pensiero è immortale, ma la vitalità … quella è più vicina alla “freschezza” del contenitore. E per quanto riguarda l’impulsività, non mi pare poi tanto desiderabile.