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bassorilievo fa' di sapere e sarai libero

fa’ di sapere e sarai libero

Secondo una regola economica le strutture che funzionano, in tempi di magra il più debole soccombe. L’esempio che viene fatto si riferisce ad una banca, persino ad una sede bancaria. Oppure ad una azienda che condivide un settore con molte altre che sono più efficienti o competitive. Dicono: quando iniziano le difficoltà l’abbondanza che consentiva al mediocre di accontentare richieste mediocri non esiste più e l’impresa chiude, surclassata da chi è migliore nell’offrire lo stesso tipo di servizio: migliore magari nel riuscire a farlo a condizioni alle quali gli altri non ce la farebbero mai. Condizioni magari dettate da una cattiva gestione interna, da economia di scala, da inefficienza mai curata, da atteggiamento con la clientela … mille cose. Comunque diciamo che il “virtuoso” sopravvive.

Ne sono conscio.

Attorno alla prima bolla delle dotcom moltissimi sistemisti Unix hanno perso il lavoro a favore di quelli Windows. Era più facile da installare e gestire, la gente capiva di più, si sentiva meno idiota. Con l’andare del tempo la scarsa sicurezza e molte altre cosette hanno dimostrato che quei vecchi sistemisti vivevano in un ecosistema forte, virtuoso, il cui gap è stato riempito con ondate su ondate di clamorosi insuccessi… lentamente. Questo non ha ridato il posto a chi faceva già un buon lavoro tanti anni prima. Forse alcuni si sono rivenduti in ambiente linux dove era ovvia la loro competenza: quei posti in cui l’informatica è ancora e rimane scienza. Altri si saranno trovati valutati per l’età e non per l’esperienza. Io non c’ero: ne ho solo letto e sentito parlare, oltre ad aver visto dei documentari: quando sono arrivato io stava finendo. In ambienti “mission-critical” è assai raro vedere un sistema operativo Microsoft su qualcosa di davvero importante. Questo per dire che questa gente non si è “estinta perché erano dinosauri”. E’ stata una cometa di ignoranza a spazzarli via. E col tempo si è dovuta reinventare l’acqua calda.

Nel 2011 mi sedevo ad un tavolo con amici che facevano i grafici e li sentivo narrare dello stesso tipo di lamentela che ricevevo io come sistemista informatico, o tecnico, o all’help desk. Di solito: ignoranza ed arroganza di gente che crede di sapere perché la pirateria ha portato loro in casa un mezzo. Come sempre è quel “poco sapere che fa più danno del non saper niente”. Richieste assurde, sia in termini di obiettivi, che di prestazioni, che di prezzi: il tutto aggravato da osservazioni impertinenti e non-pertinenti che sono quasi più avvilenti del disprezzo che de-prezza il lavoro. Perché è da li che parte il rifiuto di pagare il giusto: dal non riconoscere cosa sia il giusto e di avere una propria idea, distorta, di cosa questo giusto sia. Fino a rendere questo coacervo di mediocrità … il “nuovo giusto”. Costa meno, lo capisco, è come dicevo io, è come quasi riesco a fare io. Quindi va bene. Non come questi fastidiosi stronzi chessannotuttoloro e invece ci riesco anche io ecco.

Nel 2013 mi avviavo a non avere più il mio lavoro fisso. Nei giorni in cui un paio di amici mi accompagnavano a spasso per farmi vedere il sole invece di lasciarmi a deprimere da solo, ho reincontrato alcune di queste persone ed anche altre, sempre grafici professionisti, che hanno fatto lungamente questo lavoro e formato anche altri veri professionisti. Questa volta i discorsi, più spesso, riguardavano il tempo e l’orto. Perché questo orto non era un orticello. Molti di loro avevano deciso di buttare all’aria un mestiere bellissimo, banalizzato dalla massa e portato al suo livello, con prezzi che rispecchiano quanto il risultato questo lavoro , svolto come oggi viene spesso svolto, valga ora: niente. Erano passati all’agricoltura di sussistenza come mestiere principale. Molte più soddisfazioni e meno problemi, molta più utilità. Certo, finché il raccolto non va in malora, penso io. Comunque…

Nel 2015 incontro informatici. Molti di questi sono come me: non hanno mai studiato informatica all’università o a scuola. Non esisteva quando noi sapevamo già lavorarci parecchio. Quando era ora di farla all’università magari stavamo già lavorando. Quasi tutti ne hanno le palle piene: non parlano dell’orto, ma abbracciano volentieri un’altra professione, tenendo per sé soli la competenza accumulata.

Su questa precisa strada non proseguo. Molti tornerebbero sull’argomento che ho proposto in apertura.

Ma parlo di me. Non ho mai imparato l’informatica per lavorare. O quasi mai. In alcuni casi ho solo cercato di approfondire qualcosa che mi avrebbe facilitato la vita in alcuni ambiti nei quali l’informatica è utilizzabile nel lavoro di altre persone e non nel mio. Ma il “mio” potrebbe essere solo un compito da svolgere, una cosa che posso, voglio e che non necessariamente devo fare. Come ho già scritto in un altro post, quando ho imparato io essere utente e basta era quasi impossibile. Eri sempre anche un po’ sistemista e spesso anche un po’ programmatore. Se poi nascevi prima come programmatore, essere un peletto preparato come sistemista ti serviva solo per poter programmare ed ottenere il tuo scopo attraverso quel dato programma che tu ti facevi.

Oggi ho totalmente abbandonato la voglia di propormi nel mio vecchio lavoro, avendo affiancato quello di fotografo per 12 anni e quindi optato per quello. L’ho fatto soprattutto con l’amarezza della considerazione anagrafica della tua professionalità, prima che del contenuto. Ho poi iniziato a respirare ed accorgermi che le motivazioni erano molte di più. A soppiantare la sola passione per la fotografia è arrivata la soddisfazione lavorativa nelle relazioni con la gente. Una cosa che pensavo totalmente perduta è invece stata completamente recuperata: la gente con cui ho a che fare è sempre felice, allegra, soddisfatta, disponibile, entusiasta, curiosa, aperta, fiduciosa, quando se ne va da una sessione fotografica che abbiamo condiviso. Questo mi fa dimenticare che gli introiti sono pericolosamente bassi, per ora: so che è colpa mia, ma non è più ultra-grave, perché non sono immerso con la testa nella merda da un intero ambiente professionale. Non vedo più i miei colleghi disprezzati. Non vedo più ogni cosa essere considerata a turno negativa dall’uno o dall’altro e il “niente andare bene”.

Non ho mai mollato del tutto l’informatica. Quello che mi è sempre servito è uno strumento che svolgesse un compito. Il compito che io desidero venga svolto da questo strumento, da questa macchina, è ancora informatica. Non è roba da geek, ma sempre da nerd (moderatissimamente). Per cui vale sempre la solita considerazione riguardo alla laurea e alla conoscenza. Se uno si arrangia senza, buon per lui: ma se tu ce l’hai, quella conoscenza, sta a te avvalertene e, soprattutto, avvantaggiartene rispetto a chi non ce l’ha. Se era solo uno sfizio, assolverà al suo compito se la riporterai all’ambito del divertimento, altrimenti la tua aspettativa di riconoscimento verrà frustrata all’infinito.

Ma se sei laureato ed avere la Laurea è considerato negativo, fanne a meno: tu sai cose che altri non sanno. Ti serve saperle? Ti avvantaggia? Ti rende competente e competitivo? Dire che sei dottore non lo farà.

Io mi servo di programmazione ed automazioni nei miei lavori quotidiani. E’ un mio strumento. Eppure faccio il fotografo. Un mio collega è in grado di costruire qualsiasi cosa per i propri set. Non è un carpentiere né si propone come lavorante per scenografie: si avvantaggia della propria competenza rispetto a molti altri e produce oggetti che altri non avranno mai a costi impensabili.

Quindi se ti ricordi a cosa serve la conoscenza e la scienza: usala. Vendi un prodotto che altri non potrebbero vendere. Fai meno fatica di altri. Ottieni risultati più velocemente. Ottieni qualcosa di più o fai semplicemente meno lavoro. E tieni per te la tua conoscenza finché non riconoscerai qualcuno che possa apprezzare. Altrimenti fottitene, usala per te.

Quando il riconoscimento economico di un’idea è impossibile, dovrai vendere l’oggetto che quella idea ha permesso di realizzare, possibilmente prima di tutti.

Stiamo tornando al “ruba con l’occhio”: e allora non fatevi più rubare con l’occhio. Se a voi non ha insegnato nessuno, sta a voi decidere chi meriti di conoscere.

Questa, tutto sommato, è l’era in cui si può dimostrare a cosa serva il nozionismo: le nozioni sono a dispsizione di tutti. Alcuni non sanno nemmeno cosa cercare o dove cercare. Alcuni altri, nonostante abbiano letto, non capiscono. Altri capiscono ma non sanno applicare. Altri sanno applicare, ma se nessuno gli dice dove, non sanno da che parte iniziare. Altri sanno tutto questo, che abbiano letto da soli, o seguiti da una istituzione educativa.