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tasse ITIN, o ‘i che ttu ssei? Nel mondo del microstock, fino a poco tempo fa questo prima era un dubbio atroce, poi una certezza che “chissenefrega”, ma una certezza basata sul nulla, o peggio, sul “così fan tutti”. Ma se un cojone come me approfondiva, si leggeva tutto sul sito dell’IRS e si sbatteva, un dubbio gli poteva anche venire.

Ora finalmente iStock/Getty ha chiarito DEFINITIVAMENTE.

Qual’era, prima, il ragionamento del cojone? Dopo essermi letto tutto (e forse anche ben oltre il limite del tollerabile per un comune mortale non-contabile che odia l’amministrazione e la burocrazia) relativamente ai trattati per evitare le doppie imposizioni, arrivare a dire “eh, beh, vedi che Berlusconi ha fatto qualcosa di buono!” (e mi tocca confermare, questo lo ha fatto, ovviamente perché lui di royalties se ne intende…) , ed estendere i dubbi ai paesi diversi dagli USA, interessarmi (!!) a locuzioni come “stabile organizzazione” ed alla loro interpretazione, alla corretta interpretazione di “film” (perché le parole contano) … leggendomi le spiegazioni sulla compilazione del WBEN-8, nuovo e rinnovato, le tabelle sulle trattenute fiscali USA eccetera eccetera … arrivavo a conclusioni diverse da quanto continuavano a sostenere le masse di microstockers.

Ovviamente i primi form li ho riempiti a cazzo anche io, perché era obbligatorio per continuare a lavorare. Ma i dubbi li avevo.

Ok chiariamo per chi non ne sa un cazzo di niente: quando lavori nel microstock, come pare succeda anche a traduttori, scrittori, e in particolar modo sviluppatori di app nei vari android market, windows marketplace o apple (unici casi in cui ho trovato materiale che corrispondesse) , e lo fai per un’azienda con sede negli USA, hai questo rapporto finanziario ben preciso.

  1. Ricevi denaro: devi essere tassato.
  2. Chi è il sostituto di imposta? (chi ti fa le trattenute?) E’ l’agenzia USA per la quale sei un contributor.
  3. Dovresti pagare le tasse SIA negli USA (30%) sia in Italia (20%). E questo dopo che l’agenzia si è trattenuta il grosso del guadagno, che essendo microstock, è comunque basso.
  4. Per evitare questo tipo di situazione (ad esempio che la Medusa distribuzione debba pagare sia in USA che in Italia) gli Stati hanno stipulato dei trattati (tax treaties) per evitare le doppie impozioni.
  5. Nella maggior parte dei casi l’obiettivo è fare in modo che il contribuente (non il contributor!) paghi le tasse nel PROPRIO paese, ma non è detto che vada così liscia.
  6. Nella maggior parte dei casi, il miglior risultato ottenibile, nel caso di proventi derivanti da licenza di contenuti (proprietà intellettuale) ovverosia licenza per cessione (non inteso come vendita ma licenza) di royalties è che negli USA la trattenuta sia ZERO.
  7. Il dubbio precedente era che questo caso migliore fosse 5.
  8. Non lo è. E’ ZERO.
  9. Questo funziona finché il l’acquirente è statunitense, altrimenti è COMUNQUE 30.
  10. Questo quando e come lo vieni a sapere? In teoria l’agenzia dovrebbe darti uno spaccato che ti dice quanta percentuale di acquisti proveniva da utenti USA e quanta da altri.
  11. Alcune agenzie i documenti te li mandano in automatico (il riassuntivo unico, simile al CUD dei dipendenti) ad un certo punto dell’anno e tu lavori col tuo commercialista, ma non è detto che ti diano anche questo. Per ora non lo so, quindi non proseguite a chiedermelo. Altre agenzie non ti danno NULLA. Quindi devi chiedere! E farlo per tempo e giustificando chiaramente, sempre in inglese.
  12. Ad ogni modo TUTTO questo è subordinato alla compilazione, per contributors NON-USA che lavorino per una agenzia USA, del modulo W-8BEN. In questo modulo c’è un campo da riempire denominato “TIN o ITIN”. Questo famigerato campo (Taxpayer Identification Number, eventualmente anche international) è l’oggetto del contendere. Ottenere un ITIN per uno straniero è infernale. Eppure sembrava abbastanza chiaro* che senza un numero di riferimento non sarebbe stato possibile beneficiare dei tax treaties. E dunque? ITIN infernale, oppure niente benefici?
  13. Tutti quanti dicevano: lascia vuoto, non serve. Persino Fotolia diceva qualcosa come “non serve compilarlo, non è obbligatorio” – e dopo due secondi “ma non potrai beneficiare dei trattati ” ecc. Poi ancora diceva che non servisse. E comunque ti informava che il rate era 5%. Insomma casino.
  14. iStock se ne sbatteva allegramente le palle, perché erano in Canada. Una striminzita nota in un loro forum diceva che in sostanza sono cazzi tuoi e del tuo commercialista. I dubbi non erano pochi: qual’era il comportamento in caso di silenzio? Trattenuta da parte del Canada? E di quanto? 30 come negli USA? Oppure in caso di straniero il Canada automaticamente NON tratteneva? Non si sa. E tutte le altre agenzie non-USA? Questo dubbio resta.
  15. Ad un certo punto iStock è stata acquistata da Getty Images, ma più recentemente hanno persino unificato la parte amministrativa, passando agli USA e richiedendo di conseguenza il W8BEN a tutti gli Italiani (oppure ciucciatevi il 30% USA e il nostro 20 Italiano)
  16. Finalmente, quindi, hanno CHIARITO che gli individui (true), stranieri (noi Italiani – true), cittadini di paesi che hanno stipulato un trattato sulle doppie imposizioni (true), che non hanno un ITIN pagano il 30%. Se però usano un FOREIGN TIN allora …

… Hey! Ferma! Cosa?! Foreign cosa?!!! Fermi tutti, mai sentito, mai nominato, che succede?!!! Il foreign TIN (per l’unione europea definito in italiano CIF – codice di identificazione fiscale) attenzione attenzione, non è altro che il FOTTUTO CODICE FISCALE ZIOKANTANTE.

E quindi?

  • Quindi NON si compila il campo TIN/EIN/ITIN.
  • SI DEVE compilare il campo FOREIGN TIN (FTIN) inserendo il codice fiscale.
  • SI deve pretendere che, per le foto, il prelievo fiscale USA sia ZERO.
  • Se si fanno anche filmati lo si deve specificare: in quel caso il prelievo massimo sarà 8%.
  • Ovviamente quanto detto sopra per la provenienza del guadagno (acquirente, nei confronti dell’agenzia, USA o NON-USA) resta valido (trattenuta zero – al contributor – per acequirenti non-usa verso agenzia usa).
  • Resta il dubbio per tutti gli altri paesi: i trattati sulle doppie imposizioni ci sono dappertutto, non sempre ratificati. E non conosco, per ogni paese (123rf ad esempio mi risulta ad Hong Kong …), il comportamento base: trattengono? Non trattengono? E quanto?

Però almeno ora sai che diavolo devi fare per le big-four. E non per sentito dire o per qualche forma di interpretazione comoda. iStock/Getty ti dice ESATTAMENTE cosa devi fare nelle FAQ e non in modo contraddittorio. Ho scassato i coglioni a tutte le altre agenzie importanti con fermezza e ho visto che si stanno adeguando… e non ti adegui solo perché un deficiente ti ha disturbato, se non controlli e non vedi che è vero.

E per una volta nella vita la minchia di codice fiscale serve a qualcosa.

*leggendo le istruzioni in PDF che l’IRS mette a disposizione sul sito, in modo molto efficiente e anche abbastanza chiaro.

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