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I rapporti tossici sono quelli in cui più passa il tempo e più ti accorgi che ti senti sotto esame, giudizio, critica, infelice, in stato di oppressione e disagio più di quanto tu non ti senta a tuo agio, felice, in libertà. Eppure lo fai, resti con quella persona o la frequenti.

Quando il rapporto è effettivamente questo e si ha a che fare con una persona molto critica, troppo attenta alle proprie esigenze e per nulla alle tue e via dicendo, questo lo posso capire: il consiglio è: ascoltati, fatti un esame di coscienza e un bilancio: stai dimmerda, perchéccazzo frequenti taldeitali? Falla finita o se proprio non puoi limita. Tutto chiaro.

Ma se invece sei stato viziato dalla vita? Se te la danno sempre vinta? Il meccanismo che mi hanno insegnato dei bambini piccoli è questo: io triste. Io triste = non succede quello che voglio io. Negli articoli che parlano delle relazioni tossiche non si fa mai accenno al fatto che i desideri della parte che si sente offesa possano essere a senso unico … ovvero che sia tossica la sua visione e che le pretese ed i desideri siano da chi ha sempre detto “io voglio” ed abbia ottenuto… e trovandosi in uno stato in cui da per scontato che i propri desideri e capricci vengano esauditi ed assecondati, ma questo non accade… accusi l’altro di non curanza, disattenzione, prepotenza, eccessiva criticità eccetera. 

Mi pongo questa domanda io stesso. Il rapporto tossico mi fa male, mi fa sentire così una merda che mi fa spegnere quella poca vitalità che riesco a far rinascere. Microaggressioni continuate, sbruffoni e bulletti, uomini e donne. Però c’è anche questo da dire: la verità è la verità: uno che te la dice non lo fa necessariamente per farti del male. Se non la vuoi sentire perché ti ferisce ( = io triste ) ok, hai un meccanismo di autosalvataggio che è quello di allontanarti, ma bisogna anche dire che non cresci: se ti criticano perché parli a cazzo e tu continui a parlare a cazzo, ti allontani da chi parla bene e resti un ignorante. Se scopi da schifo e te lo dicono, sicuramente ti mortificherà, ma se non ti eserciti (accettando dunque la critica) e accusi chi ti critica senza mai prendere in considerazione il contenuto della critica, continuerai a scopare da schifo… e a chi ti ha criticato una volta non gliene sbatterà una sega del fatto che tu ti sia allontanata/o : pagherai pegno con il prossimo partner. Ed avrai accusato di essere responsabile di un rapporto tossico una persona che ti ha solo detto come stanno le cose.

Probabilmente tutto sta nel modo in cui queste cose vengono dette? Oppure il prof che ti da un cinque è un rapporto tossico ?

E in tutto questo, soprattutto, mi sembra di notare sempre un “è colpa sua” che non è mai, mai, mai un “e se fosse anche colpa mia?”. Tutti a volere che sia l’altro a fare cose, è sempre l’altro che non fa quello che dovrebbe o che fa quello che non dovrebbe … non sono mai le proiezioni dei nostri desideri o fantasie ad essere frustrati … mai la nostra idealizzazione di come dovrebbero essere gli altri a venire deluse. Mai la nostra arroganza a trovare una giusta opposizione, mai la nostra prepotenza a trovare un muro. Sempre gli altri brutti e cattivi?

Forse avrò fatto confusione, ma la mia naturale tendenza a fare l’avvocato del diavolo a chi parla di una cosa per sondare la bontà di contenuto e contenitore mi fa porre queste domande. Io stesso mi trovo in questa condizione, ovviamente: talvolta mi trovo con persone la cui competenza è per me indubbia. Sono però persone, con gusti ed opinioni. Talvolta queste persone sono incoerenti nella loro durezza. Talvolta quindi se uno fosse obiettivo (e sicuro di sé in questa obiettività) potrebbe essere impermeabile alle critiche che riconosce come eccessive, pur riconoscendo in generale quelle che provengono dalla competenza e che “ti fanno bene”. Ma come puoi essere contemporaneamente alunno e difenderti? A volte le critiche che ti vengono mosse ti fanno male, ma sono giuste: se non le prendi in considerazione non cambierai e quelle critiche resteranno sempre possibili. Altre volte non sono giuste: sono eccessive e tu non riconosci che si tratta di un modo di manipolare, magari quello di un maestro sapiente che non vede possibili altre vie che le proprie o che – peggio – ti vede arrivare al suo livello e non lo tollera, quindi ti avvilisce svilendo il tuo lavoro, sapendo che tu dai molto peso al suo giudizio.

Difficile sapere quando la tua competenza ed il tuo gusto possono dire “no, qui non sono d’accordo: ne so abbastanza e faccio abbastanza bene da dire con serenità che questa è solo una tua opinione”.

E nei rapporti: discussione e dialogo possono farti arrivare a capire che hai effettivamente torto oppure che ce l’ha l’altro/a. Non esiste solo “mi da addosso: brutto/a cattivo/a”. Ovvio che la derisione, lo sfottò e il bullismo non sono un buon modo per fare una critica costruttiva. Ma i bambini di solito tagliano il legno grezzo degli altri bambini proprio così. Portando magari un pigro ad esserlo meno: non perché creda nell’attività, ma per accettazione sociale derivata dalle proprie azioni.