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Nella nostra routine quotidiana salvavita, ci ritroviamo ogni giorno a pranzo con due amici e, talvolta, l’amante di uno dei due.

Invece di andare come sempre nel luogo  “pezzealculo 1″ mi viene proposto di andare nel luogo”pezzealculo 2”. Andiamoci, perché no? Se non bevo l’acqua e non faccio il goloso il conto è uguale. Facciamo, osservo, mangio, faccio finta di niente, usciamo.

Quando siamo fuori chiedo gentilmente se possiamo evitare, d’ora in poi. Il motivo è che ho idea di aver molestato in gioventù la cassiera. Si bloccano tutti, mi guardano: chiunque mi conosca sa che sono un pezzo di pane; sguardi interrogativi richiedono spiegazioni.

Spiego che in un’assemblea d’istituto al Liceo, probabilmente pieno di me per credermi piacente ed irresistibile (maddeché?) e con l’urgenza tipica di un adolescente quale ero, oltre a flirtare le ho velocemente messo una mano su una gamba e sono salito sempre più. Lei come stava? Io non me lo ricordo come un grande successo: di sicuro non è successo niente. Fine del racconto.

I due uomini mi guardano con la faccetta “da te non me lo sarei aspettato” e la ragazza “perché cazzo a me non mi molestava nessuno eh? Perché non mi molesti?” – fa al suo amante.

Ragazza simpatica.

Eppure questo campo è così complicato… quello che ieri era struggimento e determinazione oggi è spesso considerato stalking … qualcosa che potrebbe essere ardimento, passione e “osare”, per molte è molestia. Non puoi saperlo prima.

Mi scusi signorina, intendevo sorprenderla sfilandole le mutandine senza toglierle i vestiti anche se non la conosco, permette? Ecco, mi firmi qui e qui … grazie, si quello è per la privacy, ahaha, che poi quale privacy vero? ahaha. Bene, vedo che firma.

Ecco, io sfilo eh? Ora si finga sorpresa.