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Ogni 3 o 4 giorni ho un promemoria per chiamare mia madre; non credendo di avere un cazzo da dire, penso che sia saggio non dire nulla. La mia convinzione che il mio un cazzo da dire sia poco, per lei, è arroganza: per lei non lo è. Mio padre è di quelli di una volta. Non chiama, sta a sentire quando parla mia madre. Però in realtà quando ci vediamo è un chiacchierone peggio di me: infatti vado a trovare mia madre prima, lascio che mi racconti ogni cosa, poi vado da lui. Se la cosa accade in uno stesso giorno il giorno è andato.

E come va? Non va bene. I miei hanno vissuto la seconda guerra mondiale, non sono giovani. Sono profughi Istriani, non hanno avuto una vita facile. Non hanno idea di cosa sia successo negli anni ’60: avevano figli da mantenere, fine del mese da raggiungere in un mondo che era più duro di quello attuale, con due figli ed un solo lavoro, fino a quel momento.

Tutto sommato poi se la sono cavata proprio bene, fortuna o impegno.

Ma ora mia madre zoppica, mio padre rischia di implodere in un buco nero di solipsismo che se sei nato così, forse ti può parer bello sentire il calore e il tatto come unici contatti con il mondo esterno… ma se hai vissuto la bellezza, i colori, il suono … allora sono il peggior incubo del mondo: essere coscientemente rinchiusi in un sarcofago umano: non sentire nulla, non vedere nulla. So che “e Johnny prese il fucile” tratta l’argomento … forse può rendere l’idea.

E’ mio padre. Sono certo che anche se ha preso provvedimenti (lo vorrei anche io ma a lui non posso chiedere) per premere il pulsantone rosso, comunque, non lo sta premendo. Non lo sta premendo perché si sente ancora humus per questi tre inutili stronzi di fratelli che sono ancora nel casino. E io questo genere di senso di responsabilità lo devo ammirare, ma non lo posso sopportare perché non puoi togliere ad un uomo che ha il potere di premere il tasto rosso, la tranquillità di farlo con serenità, decisione, sollievo.

Mia madre alla fine lo accetterebbe. Lei ha la chiesa, i suoi malanni se li è sempre curati e in qualche modo riducendo i suoi impegni se la caverebbe… è talmente religiosa, ci crede davvero, che è quasi da far invidia… credere nel sacro mattone verde: stupendo. Lo guardi, lui sta li, tu lo adori: figata. Non credere in niente è meno facile. Ma sto tranquillo perché lei è così.

Ma noi tre stronzi?

Mia sorella e mio fratello sarebbero capaci, senza cattiveria, di trascinarmi nel buco nero dei debiti ancora prima che sia il mio turno di farne.

Io prego un Dio in cui non credo perché questi due poveri cristi non devano mai vedere noi tre stronzi precipitare rovinosamente nel baratro. E la ragazza con cui convivo (e basta) di sicuro chiede a me una sicurezza che non ho e che nello stare assieme dovremmo darci vicendevolmente, non chiederla all’altro per costruirci sopra i nostri castelli di carte.

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