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disappunto

disappunto

Se tutti rompessimo un po’ meno il cazzo sarebbe, in molti casi, un po’ meglio. Perché oggi noi siamo aggressivi e domani noi siamo aggrediti. Oggi il mio modo di fare le cose è una merda, intollerabile, ma comecazzosifaafareinquelmodo, eccetera. Domani sarai tu a dover fare una cosa, a dover IMPARARE a farla, magari. E allora succederà a te.

Se fossimo un po’ più decisi nell’insegnare come si fanno le cose ma un po’ meno duri durante il processo di apprendimento e soprattutto in generale fossimo un po’ meno stronzi nel continuare ad emettere giudizi su tutto, credo ne potremmo guadagnare. Sapere che cosa sia il meglio ma contemporaneamente non esigerlo da ogni cosa ci renderebbe più sciolti.

Certo, ovviamente così si fa media al ribasso, si tende al peggioramento generale. Certo dare il diploma ad un ignorante non è quello che intendo. E certo non è quello di conferire titoli, attestati o riconoscimenti ufficiali. Sto parlando dei rapporti basilari interpersonali e di cose normali. E del modo con cui ci rapportiamo al processo di apprendimento ed anche di applicazione quotidiana diverso da quello nostro.

Ma non so: non sarebbe meglio SAPERE come si fa al meglio e contemporaneamente dire “ok, ma non richiedo questo a tutti” ? Sarò più specifico, perché è chiaro che generalizzare il processo non va bene: genera diffusione di ignoranza, lassismo, e peggiora le stesse cose che intendo migliorare. 

Oggi ero seduto con due signorine che stavano dicendo la loro su madri, figli, amici dei figli, mariti, padri, amiche. Ognuna delle due ha però delle precise ESIGENZE.
Sono quindi sacrosante.
Ma quando GLI ALTRI hanno delle esigenze, allora sono fisime. Sono cazzate. Sono pignolerie. Sono cose che fanno perdere tempo a tutti e non ci si mette mai d’accordo e io sono stufa di stare dietro a queste stronzate.
Bene.
Ma quando poi la stronzata è la tua, allora “bisogna fare così”. Non ci sono altri modi. Se non si fa in quel modo tuo, allora non se ne esce. Ok, è un’esigenza o una fisima? Indovina.

Questa cosa mi manda ai matti. Sono le stesse identiche persone, capite? E una di queste due è una mamma: è la mamma di un bimbo che ho visto diventare grande. Ed infatti costui è un casino. Perché questa non gli faceva fare le cose e poi si rendeva conto che era imbranato. Allora poi gli faceva fare le cose ma CONTEMPORANEAMENTE gli tritava il cazzo perché non le faceva come diceva lei (e anche io sinceramente non sono assolutamente all’altezza dei suoi standard e quindi approfitto e lascio partire la mia pigrizia e penso “e allora fallo tu e fottiti” ma col sorriso, in fondo lei prende e fa, tanto noi altri merde non siamo capaci). E ovviamente quel povero cristo dava forfait in 2 secondi oppure semplicemente non considerava “interessante” doversi ri-cimentare con quella cosa, qualsiasi cosa fosse. Che poi di solito di cosa parliamo? Son faccende domestiche, cucina, pulizia, igiene, ordine, lavori manuali: proprio quelli dai quali stiamo prendendo le distanze! Nessuno sa prendere una cassetta degli attrezzi ed usarla senza fare un casino (pure io ma non è colpa dei miei, non c’entra).
Ma sono anche cose personali, cose in cui le stesse persone rompicoglioni non hanno le stesse regole. Quindi in definitiva si romperebbero i cosiddetti persino tra loro.

Eppure, ne sono convinto, queste sono le cose su cui si fonda, principalmente, molto dell’astio che c’è in giro. Molta appresione, molto stress, molta poca voglia di stare assieme. Perché non tagli le carote in quel modo, non affetti la zucchina e il cetriolo in quel modo, non lavi i piatti in quell’altro modo, non stendi la biancheria in quell’altro modo li, fai briciole, fai disordine, muovi il tappeto, non metti la pattina, lasci un’impronta sulla superficie lucida, non metti l’asciugamano in quel dato modo. Evvaffanculo!

Ci sono dei limiti: alcune cose OK, altre v-a-f-f-a-n-c-u-l-o.

E questi ragazzi, che di solito sono figli unici e quindi non hanno nemmeno la livella “automatica” dei tuoi coetanei che semplicemente non ti permettono di fare i tuoi comodi perché anche loro devono fare i propri e quindi semplicemente ci si “accorda” a vaffanculi e “fallo tu” … questi non ce l’hanno, questi un giorno si trovano all’improvviso in appartamento all’università e tutto sommato sono:

A) dei buzzurri per certe cose
B) delle educande tritacoglioni viziatini per altre

perché sono stati abituati dalla mamma. Dalla mamma, sia chiaro: mamma che lavi i piatti a tuo figlio, che gli prepari il letto, che gli fai tutto: sappi che hai fatto e fai un danno a lui e alla società. Perchè tante delle donne che si lamentano del comportamento degli uomini non si rendono conto che la genesi di tutto questo viene da un’altra donna. Lo ha plasmato lei.

Per fortuna mia mamma si è resa conto che era maschilista, ma un sacco di queste mamme non si rendono conto: creano una fotocopia di ciò che criticano. Ma per quanto riguarda l’insegnamento in generale, uomini-generale e donne-arpia sono la stessa-identica-cosa.

Mamma che invece insegni a tuo figlio (maschio) come si fanno le cose e gliele fai fare, facendogli capire che quando gliele fai tu SI DEVE INCHINARE E BACIARE DOVE CAMMINI, ma non perché sei una stronza, ma perché capisca che gli fai un grosso favore perché pure tu hai da fare e quello non è il tuo mestiere, allora tu, mamma che fai così, hai fatto il bene TUO, quello SUO e pure il nostro.

Se poi tuo marito è un maschilista eh son cazzi eh. Te lo sei scelto, hai deciso la divisione dei compiti primo novecento: mo son cazzi.

Padri che insegnate un saccodialtrecose ai vostri figli: insegnare è un’arte. Non tutti sanno insegnare. Ma ricordatevi semplicemente questo che – circa – disse nonsochiccazzo: “qualsiasi cosa tu possa fare, quello che ricorderanno è come li hai fatti sentire“. Il figlio dei miei amici non tocca nulla anche se suo padre (un mio carissimo amico che mi fa e disfa mezza roba) sa fare tutto. Perché? Perché lui lo odia e non gli insegna una sega. E se non impara subito e non è perfettino come lui si spazientisce. Figurati la voglia che ha quel povero cristino di imparare da suo padre. Però si vede che gli piacerebbe. Lo hanno stroncato quando era più piccolo: adesso non ci prova nemmeno più. Ma quando allora si incazzano perché è incapace io mi incazzo.

Ma che siate padre o madre, insegnate ai vostri figli a fare le cose e NON ROMPETEGLI I COGLIONI se non le fanno bene. Non subito. Non le prime 1000 volte. E poi: cosa vi fa credere di aveglielo insegnato bene?

Oddio.
In effetti no. In effetti ci vuole il senso della misura anche in questo. E’ difficile. Se siete dei cuochi perfetti sarà difficile, perché ci tenete, e avete gusto, avete passione … sarà difficile che permettiate ai vostri figli di fare male un soffritto.
Ma se invece siete quelli che non gli fanno manco prendere in mano la pentola per uno dei soliti motivi (tu non sai, lascia fare a me, altrimenti a cosa servo io, tu hai altro da fare… – altre varie ed eventuali) allora male. Bene invece se insegnate, con calma, a fare e anche come si fa a far bene, come si fa a non sbagliare, persino come si fa a fare meglio del normale. Ma non siate tritacazzi tali da non far fare a loro a meno che non sia fatto come piace a voi. Perché come piace a voi potrebbe essere una merda per qualcun altro, ci avete pensato? E allora per favore, lasciateli fare.
Già stirare fa schifo no?
Io non stiro. Proprio mi rifiuto. Mia madre di sicuro ha provato ad insegnarmi (perché gliel’ho chiesto io) ma dopo due secondi devo aver detto io “no, mamma, grazie, lascia perdere: questo io non lo voglio fare e non lo farò: in qualsiasi momento tu voglia smettere di stirarmi la roba, tranquilla” e così fu. Io non mi stiro la roba. L’ultima camicia che ho stirato era per un matrimonio e tutto il resto della mia roba non richiede di essere stirato.
Certo, ok, a volte stirare una t-shirt gli dà quel profumo che… che sai. Ma non è *necessario*. Dico, già stirare fa schifo, giusto? Bene, poi escono questi esilaranti (sono 15 anni che gira) corsi per uomini ecc ecc. Ah. Chi è che insegna le cose di casa ai figli? Allora, come mai non hanno imparato a stirare, questi stronzetti se glielo avete insegnato? Magari perché farlo come dicevate voi era impossibile al primo colpo?

Io ho provato a fare il test con queste teste di cazzo. Ho provato e sono riuscito. Perché un tempo non avevo paura anche di pisciare. Qualche anno fa. E ricordo bene. A questi stronzi che si comportano in quel modo ho provato ad insegnare delle cose che non capivano bene e allora, tanto per provare, invece di fare come faccio sempre, con pazienza… ho usato il loro metodo. Ho accelerato. Ho usato quelle due parole piazzate al momento giusto, quel tono del cazzo giusto. E trac: inettitudine. Quella materia era diventata ostica. Erano diventati magicamente incapaci. Erano diventati tutti nononononò. Capito stronzi? Non si fa così: quando uno sta imparando bisogna avere pazienza. Imparano, gattonano, poi camminano, poi correranno. E dopo forse, FORSE, saranno anche campioni. Ma non possono essere tutti campioni. Altrimenti non sarebbero tali.

Ma cosa succede quando definitivamente gettano la spugna anche quando poi li riprendi per mano? Succede che è finita e che in quella materia tutti “hanno le fisime, sono pignoli, sono dei fastidiosi, a me basta fare così che è sufficiente“. AAAaaaaaaah, però a te per le tue paturnie invece?

Ora, io ho fatto un esempio idiota con una cosa basilare, ma vi sento che tante grane  nascono così. Questi arrivano prima all’università e sono IN DUE in appartamento… quindi “è colpa dell’altro” e l’altro “non capisce un cazzo” (condizione replicabile nei rapporti di coppia non preceduti da vita in comunità o con più di 1 fratello/sorella) … mentre invece sono entrambi (entrambe) nella condizione di non capire che le esigenze di tutti hanno un certo valore e che giudicarle “fisime” è sempre un azzardo, perché la stesso giudizio può essere rivolto a noi.

Quando guidi in centro strada e quella dell’altra corsia ti suona forse per te è un cornutocazzovuole, ma TU sei nella SUA corsia. Per TE è una fisima, per lei è un’esigenza. E se sei in montagna dietro una curva, posso dire che non aver imparato questa regola generale non è più un fatto soggettivo. Ecco dove sta la misura e il limite che dicevo prima: essere permissivi e leggeri con tua figlia che vuole imparare ad aiutarti in casa è OK, ma non è OK farlo con lo studio a meno che non frammentiamo le votazioni al parossismo: dieci in aggettivi ma 3 in pronomi. Bene in quell’argomento ma male nell’altro. Sarebbe corrispondente alla realtà, ma la votazione “atomica” mi sembra di difficile gestione.

Io sono sicuro di aver odiato lo sport, per questo. Non era un piacere: era un fastidio. Mio padre mi faceva andare in bicicletta con uno stile da Maestro KungFu. Ovviamente non andavo in bici. Ma la prima volta che ho visto gli altri ragazzini che saltavano col trampolino in bici ho imparato in 40 minuti! Era un divertimento! Non impennare con la graziella era diventato un disonore personale imposto da ME, un mio interesse, un mio obiettivo e divertimento. Ma non credo di aver mai impennato più di qualche centimetro. E ci ho messo un belchissenefrega. Ma un giorno di decine di anni dopo ho visto mio padre che tentava di insegnare una cosa ad un suo amico. E ho capito che quel suo amico non avrebbe mai imparato. E nemmeno lui. E che forse non sarebbero più stati amici, alla lunga. E in effetti ora sono due vecchi che non riescono a capire perché delle faccende dell’altro.

La cosa triste è che poi tutti ‘sti stonzi invecchiano e non si accorgono di niente. Ci sono le signore che sembrano uscite dalla pubblicità del detersivo: la casa è NUOVA. E quando parlano delle loro amiche dicono che è impossibile andare da loro: non si può toccare niente, non si sa dove sedersi. Ma imbecille: e da te??! Hai il centrino anche tra le gambe! E lo stesso succede con la puntualità e gli orari e la mancanza di orari, con lo stile, con il parlare, con cosa fa e cosa non fa ridere … un po’ con tutto. Se siamo troppo leggeri le cose vanno a rotoli… se siamo troppo duri, però, cosa succede?

Disco rotto. Sorry.