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una capra che si nutre di immondizia

magna che è tuttobbono.

Butto giù un flusso di pensiero così, perché non mi viene meglio. E non credo che lo rimetterò in sesto…

di solito parlando di cibo
di solito con gente che proviene dalla guerra e dalla povertà
ma poi si mettono a dire quanto è buono questo e quello
non confondiamo il buono con il commestibile, perché quando iniziamo a dire che questo o quello è “buono” e ci mettiamo un aggettivo … allora iniziamo a dare un giudizio. E il giudizio di per sé è discutibile.
E allora perché ti metti a rompermi i coglioni?
Non siamo in guerra, non siamo in carestia, quindi è inutile che mi presenti una cosa che dovrebbe essere una prelibatezza e che tale non è. Diventa una prelibatezza, e io con te la riterrò tale, se NON HAI UN CAZZO. Allora diventa buono, perché non hai niente.
Come diceva Eddie Murphy un cracker non è una fetta di torta alla crema.
E’ chiaro che se hai FAME allora un cracker è delizioso. Pure un cracker quasi andato a male è delizioso.
Ma se io non bevo alcol, di nessun genere, è inutile che tu mi dica che sono viziato se non gradisco le tue ciliegie sotto spirito. Sarò viziato, ma semplicemente non bevo alcol. Poi voglio vedere se ti faccio assaggiare un po’ di cibo indiano quanto vien fuori l’essere viziati. Oppure un po’ di cibo non tradizionale, allora vediamo.

Per me il cibo è come una donna, non è che basta che respiri: tu ti sei tirato su tua moglie dicendo che non dovevi fare tanto il viziato? Era la prima che capitava? Cosa credi che ne pensi lei di questo? Che sei bravo perché non ti lamenti oppure che dato che tutto è buono, allora lei non vale un cazzo più o meno di qualsiasi altra? La tua superficialità rischia di offendere coloro ai quali hai dato del valore, perché non sei qualificato a farlo: non hai una scala di valori: tutto è buono, hai un palato di capra. Tutto vale. Tua moglie è sostituibile con un’altra. Non ha un sapore particolare, non è che quella di tuocuggino non sia buona, se non c’è altro bisogna mangiare. Eh si. Spera che sia una che pensa come te, perché non ci arriverebbe e quindi saresti salvo.

Non è che siccome te la da allora una cicciona è diventata figa (se ti piacciono le persone in carne è un altro conto, ma hai espresso un preciso giudizio) , altrimenti non esisterebbero le modelle e le top-model.
Non esisterebbero le ragazze belle, ci sarebbero solo le ragazze e basta.
E questo appiattimento, sinceramente, toglie valore a chi sa fare le cose: a questo punto dato che “sei bravo” se mangi qualsiasi cosa, allora perché ci stiamo a rompere le palle sulla provenienza dei cibi? Davvero parlate di salute?
Sicuri che se vi porto degli insetti da dove li mangiano tranquillamente fritti nelle BANCARELLE IN CITTA’ voi li riterrete OK solo perché sono sanitariamente approvati? Non credo proprio.

La logica sui giudizi di merito e di qualità è un po’ più complicata. Ma non puoi farmi il discorso sul vizio se mi vuoi far assaggiare una cosa che PER TE è buona e fare l’offeso se il mio GUSTO mi dice che non lo è. Se a te piace tutto, allora nulla ha un valore in particolare: tanto fa lo stesso. Se invece mi dici “mangia” e basta, allora io mangio e sto zitto, perché questo passa il convento. Magari tu pensi di offrirmi una prelibatezza perché tu che non sai distinguere tra A e B, perché per te è tutto buono uguale, è tutto buono, mentre io non solo so distinguere, ma mi fa schifo proprio. E io mangio e sto zitto.

Ma se non siamo in povertà e ho la pancia piena e sto mangiando le cose per piacere, allora si tratta di PIACERE, non di sopravvivenza, non della polenta con l’aringa attaccata con lo spago al soffitto a cui la famiglia dava una toccatina perché desse il sapore.

Non mescolare. Non parlare di vizio e poi dire “senti che buono”. La bontà e la commestibilità sono due cose differenti. Persino il non-cattivo non ha ancora la dignità perché si possa parlare di gusti.

Ma qui ecco che spunta il “cui prodest” ? Perché mi devo mettere a discutere con qualcuno che sta per andarsene all’altro mondo e i cui percorsi mentali non potranno essere variati ragionando assieme? Non sarà una discussione ma un’elencazione a turno di cose. Poco utile.

Però mi girano i coglioni e allora lo voglio dire: sei stato in guerra e qualsiasi cosa commestibile era un regalo del signore. Hai imparato ad amare le cose più schifose perché comunque erano nutrienti ed erano un regalo del signore.
Ma qualsiasi contadino SA dire quali delle sue merci siano più buone. Chi sa fare il salame sa quando il salame non è fatto bene. Però sa che se non è andato a male e si può comunque mangiare, allora non si butta, perché è un peccato. E io sono d’accordo.
Ma abbiamo due salami, uno buono, uno cattivo.

La misura di questa bontà è una sofisticazione del nostro gusto, ma io preferisco chiamarla educazione: sei stato educato, hai imparato qualcosa che RISPETTA il valore di quell’artigiano. Lui è il primo che sa quale sia un lavoro ben riuscito.

Se poi non ti piace una cosa ma te la mangi lo stesso, questo è tutto un altro discorso.

Che tutto questo nonfacciamoiviziati alla fine è quello che ci ha tolto la capacità di arrivare al merito. E poi chi fa le cose migliori, le cose come van fatte, le cose buone, ti dà merda e di brutto. Perché sei stato superficiale, perché sei restato burino in un mondo in cui non sono più i nobiloni a saper riconoscere la qualità. Ed anche prima, di sicuro, chi la roba la faceva sapeva giudicarne di sicuro la qualità.

E poi di che cazzo sto a parlare: de gustibus non disputandum est.

E da parecchio prima del 1950.

Le mie scuse a Joyce.