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E si giocava anche a contare le stelle cadenti di quelle notti estive.

Mi avevano detto che il desiderio da esprimere doveva essere formulato nell’immediatezza. Altrimenti la stella avrebbe perso efficacia.

Ma io non sapevo mai quale delle decine e decine di desideri fosse meglio esprimere. Ero sempre indecisa.

Forse avrei dovuto prepararmene uno prima, per essere pronta al momento giusto. Ma me ne dimenticavo sempre.

Allora un giorno ho pensato che forse l’ideale sarebbe stato un desiderio omnicomprensivo, generale, valido un po’ per tutto. E scelsi come desiderio quello d’essere felice. Solo quello. “Voglio essere felice”.

Pensavo che le stelle, sapendo tutto, avrebbero realizzato ciò che per ogni momento della mia vita sarebbe stato il desiderio più adatto a rendermi felice.

Ho delegato alle stelle ogni potere sulla mia vita.

Ma, dopo qualche anno, ho cominciato a dubitare della validità di quel desiderio. Mi son detta che, forse, alle stelle non piaceva una paraculata del genere. Che, magari, bisognava essere specifici e che addirittura le stelle forse s’erano pure arrabbiate per quel tentativo di furbata che però a me era parsa una cosa geniale.

Poi non so cosa sia successo. Forse non ho più visto nessuna stella cadente o non ho più espresso alcun desiderio, non credendoci più. O forse non avevo più alcun desiderio da esprimere.

Ma stamattina chissà perchè mi è tornato in mente quel gioco adolescenziale e tutta la questione delle stelle.

E a ripensarci mi sono accorta di una cosa che m’era sempre sfuggita.

Le stelle hanno sempre realizzato quel mio desiderio. Sempre.

Finchè l’ho espresso, finchè ci ho creduto, finchè ho avuto qualcosa da chiedere.

Le stelle hanno sempre scelto la cosa più giusta per me.

Solo che io non l’ho mai capito.

[…]

Tratto dal blog di TillaDurieux.