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Segnalo questo articolo, da leggere tutto, sul maltrattamento nei posti di lavoro, con un neologismo detto “mobbing”.

Si tratta di una pratica nefasta di cui siamo succubi e che la crisi acuisce in modo meschino: laddove i ricchi si appropriano delle merci che possono permettersi di comprare a prezzi irrisori da chi ormai è povero, i datori di lavoro in tempo di crisi sfruttano ancora di più di quanto non facessero prima la scusa “c’è gente che farebbe la fila, devi solo ringraziare” per fare tutto il porco comodo che desiderano: mancare di rispetto è solo la partenza. Il resto è maleducazione, pretese assurde, lavoro gratis (sfruttamento : se è gratis non è lavoro) , angherie di ogni tipo, violenza psicologica, imposizione di comportamenti personali, abolizione di ogni contegno verso il dipendente, arroganza, pretese di sudditanza e servilismo, minacce, comportamenti intimidatori, da bulli.

Mia sorella in questo momento non sa cosa fare e dice “ma questo lavoro mi serve” … ma non vedi che se fanno così non ti vogliono? Le mancano solo 15 giorni… le ho già detto di considerare il lavoro finito, se fanno così. Ma tant’è: il mobbing ha un effetto sulla psiche, sul nostro morale, sul nostro carattere. Ci indebolisce, si basa sul nostro bisogno di sopravvivere in un mondo dove la risorsa ce l’ha in mano un grumetto di stronzi.

E il punto che ho sentito fare da qualcuno è: si è riusciti a fare qualcosa per lo stalking ma per il mobbing no.

Questa considerazione è quella da cui vorrei partire per ragionarci su.