Sono un fortunato? Sono un fortunato. L’azienda presso la quale “lavoro” si sta sgretolando fino all’ultimo; quasi tutti i miei ex colleghi, operai, impiegati, tutti, sono andati in cassa integrazione (cig/cigs) ed attendono, come tutti noi, di finire in mobilità ( = 700 euro circa al mese). Questa, come sanno molti che sono semplicemente disoccupati, è una condizione di fortuna, di estrema fortuna. Moltissime persone non possono affatto disporre di alcun tipo di protezione sociale. Fine lavoro, fine stipendio, addio.

I miei colleghi in cassa integrazione e io stesso tra qualche tempo, saremo comunque fortunati perché almeno per l’affitto o, nel mio caso, il mutuo, siamo a posto (io per un anno al massimo, per queste cose sono giovane, anche se per trovare lavoro sono un anziano). Possiamo non venderci la casa (sempre ammesso – e non concesso – che qualcuno la voglia o possa comprare) e di sicuro risparmiando e soffrendo il freddo, sopravvivere. Cercando un lavoro o arrabattandosi.

Ebbene io avrei avuto un’altra “fortuna”. Attraverso qualche sistema che non so, qualcuno della vecchia azienda vuol far rinascere una nuova azienda. Più “snella” dicono, con poco personale, leggera, senza casini, meno spese, meno complicazioni … ed altre amenità in stile marketing che sulla carta ovviamente non possono non piacerti.

Poi però c’è la realtà.

Ci s0no i maledetti dettagli, c’è il fare dopo il dire, c’è soprattutto il fatto che snella e leggera e senza i casini, non lo è affatto, ma la gente non c’è più. E ci sono sempre le stesse teste che c’erano prima; la stessa maleducazione, arroganza, incapacità di comunicare, mancanza di rispetto… pretese di far fare a meno gente quello che prima faceva TANTA gente … come se la competenza si potesse ottenere con un imperativo. SAPPI DI CONTABILITA’ : e zac, tu ce la farai, perché in fondo tu sei fortunato ad avere un lavoro… basta aprire la porta ed accorrono tutti.

E così, dato che mi sto sbattendo per fare il possibile ma mi rendo conto che mi accollo pesi, responsabilità, mediazioni tra persone disperate da un lato, e teste di cazzo dall’altra, tutte che non si parlando direttamente, tutte che non scendono a nessun compromesso, tutte che chiedono e protestano… ma mai con l’interlocutore giusto… Io non vedo alcun futuro. E ogni giorno impazzisco di più, perché la mia competenza è altra: finisco per sentirmi incapace di svolgere un compito… che però io so che non è un compito che mi si possa affidare… eppure ecco che mi è stato affidato. La perversione è questa… finisci col pensare che sia colpa tua. Ma se sei un geometra e ti affibbiano la scelta di acquisti di opere d’arte per un collezionista… puoi biasimarti per non aver fatto un buon lavoro?

E così io scelgo di non proseguire, di non avere la paga piena (1200 circa) perché sarei uno che la ruba, che riceve ordini e dice sissignore ma che in realtà non può eseguire, che perde ogni barlume della poca professionalità acquisita, che non si occupa davvero di qualcosa ma che tappa i buchi che qualcuno lascia e che spesso non ha nemmeno i tappi giusti. Lascio perché sto male, sto impazzendo, sto male fisicamente… anche se c’è uno stipendio più sicuro per un po’. Ma sono delle teste troppo di cazzo per affidargli il mio lavoro subordinato. Non hanno mai lavorato, sono superficiali nel giudizio di ciò che la gente fa per loro. Potrebbero quindi avere una sorpresina: è vero che tutti sono utili e nessuno indispensabile, ma per una startup che in realtà si sta riciclando competenze e conoscenze di una vecchia azienda, il personale è tutt’altro che “semplicemente utile”. Se se ne vanno tutti perché li stai trattando di merda e tu non hai mai fatto i “lavori umili” … potresti accorgerti che quella frase del cazzo è falsa.

Come farai a gestire il business se chi ti mette in piedi il gestionale e ti ha detto non siamo preparati, non abbiamo tempo per prepararci, non possiamo fare quello che ci chiedi di fare nel tempo e nei modi in cui ci chiedi di farlo ti molla, se chi si occupa dell’import-export e movimentazione merci se ne va,  se il reparto IT che segue qualsiasi cosa dalla spina del tuo pc alle telecomunicazioni sparisce… magari hai tanti bei contratti commerciali, tante belle fighettate pronte, progetti… se ti molla chi costruisce il modello di prodotto da mostrare ai clienti… Cosa hai in mano? Pensi di poterti muovere con consulenti e commercialisti? Di tenere sotto controllo i dati, le spese? Che i professionisti esterni ti costino meno di personale che ti conosceva, che conosceva il mestiere, aveva esperienza e che sarebbe bastato trattare con il dovuto rispetto e riguardo?

Magari ce la farai. Magari da solo ti accorgi che l’indispensabile esisteva. Ma se non hai quel minimo di intelligenza (umiltà mai, per carità) per riconoscerlo, forse no.

Chiaramente non è una scelta facile: mi fa paura e faccio fatica. Ma ogni giorno, da mesi, io sto di merda, mi piego scricchiolando, mi sto spezzando, mi sono quasi spezzato del tutto. La mia mente già ragiona in modo deviato… e tra un po’ rischio di stare così male che non so nemmeno in che modo.

Qualcosa mi inventerò. Questo periodo, questa cosa, dovrebbe essere il welfare, il periodo di transizione… quel qualcosa che lo Stato ti mette a disposizione per andare avanti e costruire qualcosa. Io qualcosa, sembra, di minimo, ce l’ho. Auguro a tutti quelli che sono in una situazione di merda con gente di merda, tanto quanto ci sono io, di avere almeno questa minima possibilità e di trovare qualcosa: qualcosa qualsiasi.

Nel frattempo se non erro ricordo che entro il 2017 le protezioni sociali scompariranno.