stra-ordina-rio gra-tis FI-CO!
Nien-te-pau-sa mol-to-fi-CO!

La “modernità liquida” mi dice che ho fatto una stronzata a comprare casa, a mettere su un mutuo – anche se pagare l’affitto costava di più, ogni mese, anche se il padrone di casa ad un certo punto ci ha cacciato fuori e anche se andare in un altro posto sarebbe potuto costare un affitto ancora più alto (ed è così: oggi noi paghiamo una rata di mutuo più bassa degli affitti che ci sono in giro – abbiamo avuto ragione) – in una zona in cui forse il lavoro scomparirà, rendendo le case delle persone scollegate da ciò che fornisce loro sostentamento.

E’ giusto: se costruisco un residence ottimo ma in cima al Monte Salkazio difficilmente lungo i suoi costoni sorgeranno industrie che danno di che lavorare alla gente. E di solito gli insediamenti presso i quali ci troviamo oggi a vivere in passato erano nati perché il lavoro (e le risorse ad esso legate) era qui.

Ma siamo formiche? Ci lasciamo versare addosso un biccherone d’acqua da un bambino dispettoso? Gli permettiamo di spostarci addosso una grossa lente e darci fuoco? Gli insediamenti più vecchi sono nati perché le risorse non erano economiche, ma c’era CIBO. Se abbiamo ricoperto d’asfalto un buon terreno agricolo, siamo delle teste di cazzo. Ma possiamo detestadicazzificarci? Io credo di si. Se siamo in una zona dove la gente poteva mangiare, oggi sappiamo come usare ancora quelle risorse, no? Qualcuno lo sa. E magari lo sa fare meglio, con meno fatica e con più efficienza: ma non per far fare più soldi ad un menefreghista, bensì per far sopravvivere un giusto numero di occupanti della propria specie in questa nicchia ecologica. Magari a Salkazziano sul Mincio, oppure a Santa Polenta Vergine, o a Smirghiazzano Decimo… ieri si zappava con la schiena curva, magari oggi si più farlo con la schiena dritta. Ieri c’era lo spiffero, magari oggi c’è la coibentazione. Ieri morivi di caldo, magari oggi ti difendi.

Invece che al servizio della sferza, potremmo essere al servizio di noi stessi. Ce la facciamo?

La “modernità liquida” mi dice che faccio una stronzata a cercare di imparare qualcosa che mi serva un domani. Mi dice però che devo averla già imparata oggi, serve oggi, domani servirà altro e dovrò averlo già imparato. E io questo non so accettarlo. Penso che ciò che vale non si impara in due minuti e non dura due minuti. Soprattutto mi viene difficile pensarlo se la ditta che mi assume ha un padrone e degli azionisti da più  di 20 anni: per loro il bene durevole ha un significato. E forse possono anche non imparare un cazzo per tutto il resto della loro vita.

Vi dirò in seguito, se ne ho voglia, in quanti altri modi mi sta sulle balle la maledetta modernità liquida. E per adesso il fantastico Bauman non mi ha ancora detto come diavolo dovrei fare a difendermi da essa. Probabilmente come un monaco Zen … ma anche i monaci guerrieri del tempio Shaolin non ci dicono che è qualcun altro ad occuparsi delle faccende e del sostentamento. Chi cucina? Chi pulisce? Chi procura il cibo? Eh… posso anche stare “in pace nella mia stanza” ma prima o poi morirò d’inedia, di freddo, sentirò la mancanza dei miei simili, vorrò leggere altre stronzate come quella che sto criticando ora… forse penserò che la stanza sia una prigione e non un felice luogo in cui mi rilasso. Potrei anche dormire sempre… e dopo un po’ ritrovarmi con piaghe da decubito e dolori alla schiena: il mio corpo comunque non mi darebbe questa chance… per non parlare del sesso, di cui nessuno sembra voler far menzione quando si tratta di faccende serie. Se facessimo a mezzo con Cosmopolitan saremmo già sulla buona strada.

Di molte cose che mi dice la modernità liquida potrei fottermene perseguendo la non-azione classica, inseguendo il non-desiderio. Ma allora perché non subito la non-esistenza? Meglio di così…

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