Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


Avete presente lo stile “Country” ? Quegli addobbi per la casa puccettosi come cuoricini di pezza, di legno, mix di puntocroce ecc ecc … Non sto a parlare di gusto o meno, non sto parlando di questo aspetto (magari ne vado matto, che ne sapete?).

L’intento di queste decorazioni è di ricordare il fatto in casa, il calore familiare, l’affetto, la cura artigianale.

Allora se proprio così dev’essere, che sia vero: fateveli fare da qualcuno di cui sapete per certo che materialmente li ha prodotti con le proprie mani, la propria macchina per cucire, che si è comprato/a il filo, la stoffa, i cartamodelli… che se li è anche disegnati, magari, che li ha copiati da quelli della bisnonna … ma che ha fatto la roba. Altrimenti avrete anche il cuore colmo di gioia, ma i piedi li avrete messi sulla testa di qualche schiavo distante millemila chilometri.

Se sull’etichetta non c’è indicato IL PAESE D’ORIGINE DELLA MERCE (“made in”) ma solo l’importatore, potete stare tranquilli che sono stati distrutti dei posti di lavoro dove questo è ancora sinonimo di “io faccio una cosa, tu mi paghi il giusto” e sono stati fatti in altri dove invece si fa così : “se non vuoi morire di fame, fai questo e questo e questo e quest’altro, zitto, fai, no, non puoi fare quello che dici, fai quello che dico io, zitto, quest’altro, quest’altro ancora, no, non mi interessa se tua figlia è malata, non mi interessa se devi fare pipì, l’avevi già fatta due ore fa, quello rifallo, non perdere tempo… ” ecc.

Non è vero che se non avessero quello non avrebbero niente. E’ un trucco di chi vuol livellare gli stipendi al “giusto” dove “giusto” significa NULLA: se non avessero quello, proprio come noi, avrebbero un lavoro pagato normalmente, competendo con altra gente pagata normalmente: dovrebbero competere sulla qualità e sull’innovazione tecnica, eventualmente. E le industrie dovrebbero avere margini inferiori, ragionare in modo meno avido.

E non è certo solo quello stile ad interessarci, ma tutto il reparto “hobbistica”; andate alle varie “mostre dell’artigianato” o alle “fiere del creare” et similia per rendervi conto delle orde di sciure cicciotte e tipe col ferrodacalza in mano agguerrite fruitrici di pubblicazioni e materiali, siti, scopiazzature date per proprie ma anche vere e proprie artiste (e anche maschietti si) : oggi molta gente riinizia a fare qualcosa che altre persone trovano carino… c’è tutto un sottobosco di persone che in parte si illudono, in parte hanno ragione di fare un piccolo artigianato casalingo, oggettini, perlopiù decorazioni, lavorazioni di materie prime naturali, feltro, vetro, ceramica, legno, pietra, filati, pasta di sale, cernit, pitture, sculture, fil di ferro, colori non chimici (o anche chimici, ma in modo “diretto”, non industriale) … tutto quello che potremmo mettere sotto il nome di “fai da te”, sia in ambito pratico, sia in ambito decorativo/estetico.

Beh, è inutile che ci facciamo scendere i lacrimoni e ci facciamo riempire il cuore di commozione per quanto sia bello, “come una volta”, l’ha fatto la signora, la signora ci paga l’affitto e da mangiare per 2 nipoti… (si, solo che fa passare per hobbistica l’artigianato e il commercio per artigianato, il controllore del comune non controlla un cazzo e migliaia di persone fanno tutto in nero: quindi quando vanno all’ospedale stanno rubando, come chiunque di noi italiani che quando fanno il nero rubano) … perché sembrare “fatto in casa” qualcosa che non solo non è per nulla fatto in casa, ma è fatto in serie, in una fabbrica non si sa dove, in cui gli operai (si, operai, non la signora) hanno prodotto in condizioni che non conosciamo. Ed è talmente vero che di solito non scrivono più nemmeno da dove questi prodotti provengano, ma solo chi è l’importatore. Quindi è chiaro che è roba importata. E la legge? La legge permette questo? Permette di NON dire da dove viene la roba? Eh si, evidentemente si. Guardate le etichette.

Ho parlato personalmente con una tipa che vendeva materiali per case delle bambole… che altre tipe compravano come matte come gioielli (anelli, orecchini) purché ci fosse un gancettino o qualcosa che ne consentisse l’uso come addobbo personale. Erano oggetti minuziosamente dettagliati. Costavano anche tanto se ne raccattavi due mani piene. Ma se ne prendevi 2 … era un costo irrisorio. Ma guardateli bene: non è irrisorio farli. Non lo è affatto. E chi li fa? Li fa UN tailandese “che ha le mani sante”. Ah perché le mani sante non ce le ha un italiano? Forse che l’italiano si fa pagare per il lavoro invece che per poco più del materiale stesso? Forse che il materiale che il tailandese usa non è tanto naturale e lui se lo respira e sta zitto?

Forse che non è davvero UN tailandese ma è una fabbrica, una grossa fabbrica e che di hobbistica non c’è un bel paio di balle? Eh, perché l’orda di sciure (e lo dico perché la mattina quando scendono dalle corriere – mi ha detto un operatore – per mantenere l’ordine c’era l’esercito e ha avuto il suo bel daffare) quando arrivano infoiate a comprarecomprarecomprare tutti questi begli oggettini così cariiiiiiiiiiiiiiiini non pensano a quanto cariiiiiiiiiiino era avere lo stipendio, per lei e suo marito, quando quegli oggettini li produceva la fabbrica in cui lavorava lui o lei, a 40 km da casa, massimo. Quando cariiiiiiiiino era portare a casa lo stipendio invece che consentire a qualcuno che non vedi cosa faccia, a migliaia di chilometri, di usare l’arma della mera sopravvivenza per pilotare il prezzo di mercato del tempo della vita e abbassarlo fino a che non morirai e loro, semplicemente, cambieranno persona da sfruttare?

Non me la prendo con l’hobbistica come concetto generale: è pur vero che i singoli componenti per molteplici oggetti di bigiotteria componibile e del fai-da-te sarebbero producibili in Italia agli stessi costi e comunque li compriamo in Cina (PRC è sempre Cina, tanto per la cronaca) o altri paesi che forniscono lavorogratis – ma quando anche l’assemblaggio, la colorazione, eccetera sono fatti altrove… state comprando paccottiglia A CARISSIMO PREZZO care signore! Fatevelo voi, almeno!! Fatelo tra voi, vendetevelo tra voi! Se l’ha fatto qualcuno che lo vende sulla bancarella, cercate di vedere se con le proprie mani è in grado di produrre ciò che espone!!

Altrimenti i prodotti industriali li potete trovare anche al negozio: costano meno, sono rifiniti meglio, spesso devono seguire regole certe e serie e sottostare ad un minimo di controllo del mercato (che i governi regolano con sovvenzioni e tasse). Non lasciatevi infinocchiare da industriali mascherati dalla signora maria la vicina che è tanto caaara. Non è lei. E’ una signora maria fotografata 20 anni fa, già morta da tempo. Sono schiavi cinesi, sono schiavi pachistani, sono schiavi brasiliani, sono SCHIAVI – perché se lavori e ti pagano troppo poco e se non lo fai non hai scelta , allora non si chiama “lavoro” ma sfruttamento – a produrre quella roba.

Chi l’ha fatta quella stoffa? Da dove viene quel colore? Chi ha prodotto quei filati? Da che animali? Di dove? Chi li alleva? In che modo? Come stava chi ha estratto i prodotti per colorare tutto? Quel legno da dove viene? E’ grezzo o una finta lavorazione grezza prodotta in una INDUSTRIA ha mascherato da artigianale ciò ceh artigianale non è? No perché… tuo nonno ha ancora il banco da lavoro, la sega circolare, la sega a nastro e una serie di asce per lavorare il legno… è capace, è capace di insegnare e forse non ha il gusto country, ma se gli dici che il pezzo ti serve così e così, lui te lo fa, perché per lui l’etica del lavoro esiste ancora.

Ma si chiama etica del lavoro, non etica del fai-gratis. Qui ci dovremmo ancora capire: non stiamo producendo un oggetto di alta tecnologia, un telefono cellulare od un computer. So che ormai le case prefabbricate di legno si producono in serie con le macchine a controllo numerico… anche il falegname “automatizzato” ha il suo bel daffare per competere. Ma qui parliamo dichiaratamente di fai da te. Di hobbistica, di artigianato o che si spaccia come tale: che DICHIARA di essere fatto in casa o bottega, come una volta, fatto a mano.

E che lo sia, allora. E se la mano è cinese, che lo si dichiari apertamente. Non disprezzo la manno che produce, ma chi gli tiene il guinzaglio.