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Arrivare ad avere paura di fare qualsiasi cosa è possibile. Voglio descriverlo perché forse non avrei mai immaginato di sentirmi in questo modo e, forse, alcuni che ora sono solo preoccupati da qualcosa, per sé, non immaginano che domani, forse, potrebbero sentirsi paralizzati come me.

Per questo devo partire subito con un consiglio POSITIVO: se non state male, scrivete o aggiornate il vostro curruculum IMMEDIATAMENTE. Fatelo ORA, tornerete qui a leggere dopo. Perché? Perché il vostro stato mentale positivo vi consente di portare a termine questa operazione, di non essere incatenati, congelati, impastoiati in un circolo vizioso autodistruttivo. Di dire semplicemente qualcosa, senza farvi venire mille dubbi che vi spingono a tacere, a ritirarvi, a sparire. E potrete usarlo anche se doveste trovarvi in condizioni di non riuscire a scriverlo più come si deve.

“Dottore, cura te stesso” – dunque? Certo, ora io me ne rendo conto, ma questo non mi basta a far sparire la sensazione. Sapete, quei film d’azione dove si parla di “vivere nella paura” … beh, questo cambia senso una volta che ti capita.

La mia situazione lavorativa attuale è assurda: non ho perso il lavoro, ma l’azienda versa in condizioni gravissime tanto da essersi ridotta ai minimi termini; forse l’ho già detto: perdonatemi; vedete cosa succede ad una mente inferma. Il personale ridotto al 3% di quello che era si trova a fare cose che non sa fare, che non è in grado di imparare da solo, che comunque “vanno fatte”, in un ambiente in cui chi comanda sembra non curarsi affatto dell’angoscia, del senso di inadeguatezza che le persone, competenti fino a qualche mese fa nel loro settore, si trovano a provare… senza riuscire più a staccarsi dal pensiero che non è colpa loro. Perché pian piano pensi che in fondo potrei fare qualcosa, in fondo potrei imparare a fare il mestiere di quei miei 4 colleghi specialisti che ieri facevano quelle cose

Ah si che potresti. Ma se avessi avuto il tempo e il modo di imparare. Che qualcuno ti avesse insegnato.

Poi non sai fino a quando durerà tutto questo. Ai sindacati non rispondono… non sai di che morte morirai… non sai se arriverà la paga, ti fanno fuori tutte le ferie, pian piano si spegne il riscaldamento, la tua vita si riempie di silenzio indesiderato … fai sempre meno di quel che sai fare e sempre di più ti capita qualcosa che non sei preparato a fare.

Piano piano, settimana dopo settimana, io – parlo per me – mi sento sempre più inetto, incapace. Anche dopo ben oltre un decennio di lavoro, di centinaia di casi trattati e problemi risolti … di routine ed eccezioni, di rapporti con questi e quegli enti interni… sembra che non esista nulla: mi vedo a compilare un curriculum le cui linee guida sono sempre “siate concisi” … ristretto in quattro righette che non consentono di dare risalto che a cose eccezionali, titoli e qualifiche codificate.

Beh io non ho quelle qualifiche. Non ho quei titoli, di studio o di riconoscimento. Io ho esperienze, cose che ho fatto e che so fare o gestire … rapporti e relazioni tra strutture lavorative … minchia com’è facile dire “so fare QUESTO” e basta, oppure “sono laureato in questo e questo, ho sette master e due specializzazioni e alla NASA ero il direttore, mentre al MIT insegnavo tutto a tutti”.

Per anni sono stato IO ad aiutare gli altri a scriversi o correggersi il curriculum. Ora mi sembra di essere uscito dalle medie, intimorito da qualcosa che ti pone una domanda che vuole una risposta data come vuole, non come tu vuoi. Incasellare la tua vita … perchè altrimenti perde di interesse, non è conciso, hai solo un minuto per.

Devi convincere, devi essere convincente.

E tu vivi in un mondo di terrore. Chi convinci?
Prendo e scarico la versione europea – dico – so che posso fare di meglio anche da solo, ma perché no, dato che in questo momento non so più fare nulla? Prendiamolo. E ad ogni casella ho troppo da scrivere … altrimenti non significherebbe nulla. E se scrivo concisamente… sembra che non sappia far davvero nulla; oppure ci si può aspettare molto di più di quel che so.

A questo servono i colloqui, no? – mi verrebbe da dire. Ma mica lo fai subito il colloquio. Prima ti devono accettare. O no? Ma forse no. E’ passato così tanto tempo, per me, che inizio ad avvolgermi in questa spirale di dubbi. E nel frattempo il terreno ancora solido si sgretola verso di me sempre di più. Perché per ora le spese si pagano. Per ora la mia testa mi dice “guarda che la direzione che prende questa cosa non è bella, corri ai ripari, muovi il culo” … ma sono inchiodato.

E contemporanemante sento che questo può essere tutto un insulto per chi sia … beh, senza lavoro già ora, per esempio. Oppure per chi semplicemente sia molto competente e preparato, titolato. Mi potrebbe dare uno spintone dicendomi “togliti, che io so!”.

E ancora, contemporaneamente, mi capita di sentire – ora, in piena crisi – di gente che trova dei lavori in stile “casellante” , worry free, facili, pagati decentemente per tempo ed impegno che ci metti (non tanto, ma se vuoi avere le spese minime pagate e poi darti da fare in altro, o anche solo studiare o riposarti – senza spendere – puoi pensarci) … e mi meraviglio perché io di gente nella merda da tanto tempo, senza lavoro e senza niente, ne conosco.

E tutto questo tempo non si poteva impiegare a scrivere il fottuto curriculum?

Se posso: non fatelo in un posto fisicamente poco incoraggiante, con un portatile, con poco posto, scomodi… fatelo nelle condizioni migliori, sia mentali, sia fisiche. A costo di spararvi un calmante, cosa che fino ad ora ho sempre evitato di fare.

Sto partendo per la tangente.

Beh, quello che volevo testimoniare è proprio questo : l’effetto della paura. E ricordare sia a me (in tempi migliori) sia a chiunque ne abbia la curiosità, che questa è realtà. Due anni fa non lo avrei mai immaginato.