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E’ una nostra scelta. Spesso non sembra ce ne siano altre, ma talvolta non vogliamo ammettere che seguiamo ciò che conosciamo. Anche se è manifestamente un errore (anche storico, nella nostra stessa vita, mica in prospettiva nazionale o mondiale) … perché il comandante ha già dato prova di sé, del suo modo di ragionare, di trattare la gente, gli argomenti, i rapporti. Rimane in piedi per il rotto della cuffia, dice che vuole fare tutto nuovo, bastaconglierroridelpassato, vecchio = errore, eppure vedi che è il vecchio errore a ripresentarsi : lui. Il suo modo di ragionare è vecchio, è lo stesso. Averne UN ALTRO sarebbe nuovo (per lui, quantomeno) … anche se più vecchio ancora …

E molti di noi sono fatti per far benone il proprio compito che, per quanto secchi ammetterlo, è gregario, non è di comando (subalterno non è comando, se hai qualcuno sopra) … seguire qualcuno che guida come si deve è sempre una nostra scelta. Significa che comunque sappiamo riconoscerlo, e non prendiamo quello che capita.

Quando scegliamo chi ci governa la vita non siamo sempre in cabina elettorale. Spesso si tratta di un dirigente aziendale, o perché no, di qualcosa di militaresco. Se non siamo obbligati (pena la morte immediata) ad accettare, allora siamo noi che abbiamo scelto: non è il nostro leader per nulla: siamo compartecipi della scelta.

Bau settete a tutti.