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non dimentichiamo WELBY

Tizio ( soccorritore professionista) e Caio (persona qualsiasi) discutono. Tizio assicura a Caio che, se mai si dovesse sentir male, lui lo soccorrerebbe prontamente. Caio sostiene di avere, contenuto nel suo portafoglio, un documento in cui dichiara la sua volontà precisa: non vuole essere rianimato – dice – per tanto, se dovesse rimanere vittima di un incidente e Tizio lo salvasse, lui poi lo denuncerebbe.

E si sbaglierebbe di grosso. A parte il ruolo in cui Tizio possa trovarsi, per tutti noi vige l’obbligo di prestare soccorso. E non esiste carta che tenga: se desideri essere lasciato a morire, a nessuno interessa, nessuno cercherà cosa ne pensi nel tuo portafoglio, anche se hai tatuato sul petto il testamento biologico.

Quel che, poi, eventualmente, succederà in ospedale, forse, è un altro conto: ma per quanto riguarda il primo soccorso, io e voi, dobbiamo chiamare subito il 118 e riferire ed eventualmente, per chi sia adeguatamente formato, di essere in grado di fare qualcosa di più del semplice cittadino. Ma il punto resta questo: che si sia formati, professionisti, volontari, semplici cittadini che non vogliono incorrere nel reato di omissione di soccorso, non esiste l’obbligo di cercare la volontà del ferito.