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Ai miei tempi! Eeeeeeh ai miei tempi!

immagine raffigurante Enzo Braschi nei panni del suo personaggio "il paninaro"Quando sento “ai miei tempi” io di solito immagino tutto in bianco e nero … immagini anni ’50 … poche automobili, tanto andare a piedi, bicicletta come lusso… zero diritti per tutti, pochi per le donne e comunque non nel sentire comune.

I miei di tempi invece sono pressoché gli anni ’80 e ’90. Amo di più i ’90 per motivi estetici e sonori. Ma la mia infanzia piena si è svolta negli anni ’80. Per me vedere voialtri pirletti che vi comprate le AllStar a fior di quattrini è una colossale stronzata… le AllStar erano le nostre scarpe “da tennis” da poco… non erano considerate certamente uno status symbol. Mi pare che le superga costassero di più. Le Clarks o le Canguro erano pressoché la stessa cosa. Sono stato fan di Madonna mentre ascendeva tanto quanto degli U2 e sentito i Guns nascere (come sfigati, per i fan degli Iron Maiden) , seguirli e poterli vedere in concerto, tanto quanto visti sparire. Il sound plastorobotico che si stanno riciclando un po’ tutti da un po’ … e recentemente in modo spudorato, io lo vivevo quando andavo a comprarmi le patatine con la sorpresina. Me ne fottevo, ovviamente. Sono passati alcuni anni e c’ero dentro con tutti i piedi: Bon Jovi diventava famoso, Non è la rai di Boncompagni, bla bla. Questi erano gli ’80. I 90 erano più interessanti, per me.

La moda delle marche quand’ero ancora piccino non esisteva… essere figo e di moda era una cosa ancora locale, umana, non corporate. Era la gente che guidava: non era la tv a dirti che la tua borsa sportiva era fica, non ci riusciva, te ne sbattevi. Ci riusciva probabilmente la gente del luogo: il potere della moda esisteva. Ma quello del brand nasceva in quei momenti del cazzo. I paninari con El Charro, Winchester, Americanino, All Star, Vans, Type-A1, Uniform, Stone Island, e compagnia cantante… quello è stato l’inizio di ciò che è oggi la schiavitù del brand. Quella era la corrente che i non-decerebrati sfottevano quando i primi Yuppies col cellulare tacs a banana cercavano i locali “solo se c’era campo” e se la tiravano perché avevano ‘sto cellulare.

Si è rivelato utile e ha smesso di essere uno status symbol. O forse no. Forse è diventato un “minimum status” … se non ti puoi permettere nemmeno di averlo allora sei messo male? Forse è così. Io però molte volte non lo voglio avere, me lo dimentico, mi rompe le palle. Ma naturalmente anche io corro indietro a casa se ho fatto solo mezzo km e mi accorgo che non ce l’ho: mi serve, da tanti anni mi ha dimostrato che mi serve e basta. Ovviamente suona sempre quando sono in cesso, ma questo lo faceva anche il telefonone grigio della sip (si, della sip!).

Sedevo in un centro commerciale (ultimi 15 anni e la piazza, centro vivo di un paese è deiventata triste, spopolata, e quindi sostituita spesso da una versione commerciale : questa) ed osservavo quanti poveri sfigati oggi hanno dei figli. Magari più d’uno. Ragazzi, questi sono nati col cellulare in mano, le marche e il tuttosubito. Io c’ero già dentro con tutti e due i piedi … eppure riesco a vedere la differenza. Io andavo a piedi. Loro non ci vanno … quando ci vanno perché costretti da armi da fuoco, si muovono come in motorino… non riescono a vedere come si muove un essere umano in un ambiente urbano. Dico, questi bambini sono qui oggi, nel 2012 … per altri 2 anni le cose non faranno che peggiorare… le cose non si potranno pretendere… la povertà sarà tangibile … tutto ciò che si paga dovrà poter essere evitato se non indispensabile.
Vi rendete conto di cosa significhi questo per qualcuno che non ne abbia la minima idea? Cosa vi diranno questi bambini? Che pretese e che ragionamenti faranno?

Ma soprattutto cosa faranno tra loro: ieri essere sfigato era un conto. Oggi essere sfigato ha anche a che fare con i vestiti che costano. Perché il paradosso è che basta entrare in un negozio e vestirsi molto carini con 30 euro da testa a piedi (per dire, il tarocco delle AllStar io lo compro per 12 euro… e non riescono nemmeno a puzzarmi i piedi: ne compro un altro paio il mese dopo) … ma questi quasi vogliono verificare scontrino e marca. Si danno del wannabe per queste stronzate… magari a 12-15 anni. Ma oggi… con gente senza lavoro, casse integrazioni e mobilità, disoccpazioni, suicidi tra maestranze ed imprenditori… questo modo di essere viziati non ci sta più. E loro non sono preparati.

il grembiulino

Almeno a scuola, quindi, l’uniforme non era una stronzata. Io sono contro. Non la metterei mai: odiavo il grembiulino a scuola e mi fa schifo mettere le ciabatte “da casa” così come odiavo metterle a scuola o all’asilo. Eppure aveva un senso: l’uniforme cancella queste differenze di censo e ceto: le copre; non serve a lavare il cervello, ma a livellare l’aspetto dato dai soldi. Ancora di più era riuscita a fare la Chiesa, pensate. Non amo la chiesa ma ci sono vissuto dentro parecchio (famiglia…) … non sapevo certe cose, che ho messo assieme facendo il fotografo in occasione di cerimonie religiose: le tunichette bianche che si usano, in special modo per la comunione, un tempo non erano fornite dalla parrocchia. Poi invece è stato imposto che lo fossero: erano uguali per tutti! Quel giorno non c’era quello con le pezze al culo: erano tutti COPERTI dalla tunica, bianca, in ordine, pulita. Tutti carini e vaffanculo alla contessina.

vestitini belli e ricchi? vestitini poveri?
la tunica copriva tutto questo.

Oggi ci sono paradossi su paradossi: apparentemente anticonformisti ma per essere conformi alla moda e al brand… e mentalemente più conformisti che mai: noi cercavamo in tutti i modi di essere più diversi possibile gli uni dagli altri … voi parlateci, sentiteli, vedete come ragionano… il branco ormai è desiderato, l’appiattimento è la norma. E chi non ce la fa (non per scelta, dunque) ovviamente sarà schernito, deriso, disprezzato : come sempre.