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Ovvero “il debole soccombe”.

immagine di un leopardo con la preda tra le fauci

un effetto della competizione

“Adapt and survive” dicono molti anglofoni… penso siano americani, ma non ho approfondito. Certo, sembra che questa antifona venga ripetuta volentieri negli ultimi 20 anni… quando ti presenti ad un colloquio con 40 lavori però il tuo datore di lavoro stranamente sembra non essere d’accordo.E forse nemmeno il tuo cliente, se gli dici che sei stato programmatore, fotografo, ragioniere, imbianchino, chitarrista, che hai lavorato al supermercato, fatto l’autista, il meccanico, il falegname, il grafico, lo scrittore, il giornalista, l’imbianchino, lavorato all’autogrill, fatto il barista, il presentatore, il venditore di questo, quello e quell’altro, il lavapiatti e il cameriere, sarà felice della cosa che gli proponi ora. Tutti ti chiederanno esperienza.

E come fai a farti esperienza se devi cambiare lavoro ogni 10 anni (questo ti suggeriscono per non fossilizzarti, quanto meno di cambiare posto) ?

Molti parlano di evoluzione e adattamento, dimenticando che questi vocaboli nascono da una scienza che i cambiamenti li vede su una scala che si muove come minimo di centinaia di anni, oppure di intere generazioni (so che troverò il bastardo che mi cita i batteri), ma normalmente di migliaia di anni.

Cambiare lavoro quando un lavoro non c’è più non è una cosa possibile in un mondo di lavoro di qualità, specializzato, specialistico … dove un tecnico (di qualsiasi cosa) non viene valutato di più di un manager. Come fai? Devi imparare una cosa specifica, con molti dettagli, pratiche, abitudini o accorgimenti… dopo averne imparata un’altra ed eseguita per… quanto? 10 anni? EH no! Devi essere pronto al cambiamento ogni qual volta si presenti questa possibilità, ma tipo subito. Domani.

Cioé mentre stai ancora capendo come funziona quella attuale. If you can’t stand the heat get out of the kitchen ti dicono i più duri, giusto? E in effetti questo è, sempre più forte, il messaggio che ci da il mercato. Questo è la competizione: la competizione ha come effetto secondario che il debole soccombe. E se tanti deboli debbono soccombere significa che c’è scarsità per una quantità elevata di individui: mettere al mondo consapevolmente nuovi individui in un meccanismo che gli triterà l’anima è semplicemente perverso.

Una volta imputavo questa responsabilità ad una ipotetica divinità: ero stato istruito da cattolico. Ogniqualvolta ho posto la domanda semplice “se Dio vive fuori dal tempo, conosce la fine di ogni meschino prima ancora che questi nasca: lo sa prima di sua madre, lo sa prima di quella stessa persona: sa che perirà all’inferno per un’apparente propria scelta molto prima che questi la compia: prima che nasca”. Ma questo è un problema “teologico” e tanto alla fine ti rispondono – se va bene – con San Qualcuno e soci ovvero che “è una questione di fede” “l’uomo naturale non capisce ciò che capisce l’uomo spirituale” e compagnia cantando.

Ma se accettiamo (e io tenderei ad accettarlo) che non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea Dio, allora se abbiamo del risentimento verso questo crudele responsabile della pianificazione delle nascite, beh, questi è umano. Ogni persona che non accetti questo, immancabilmente criticherà dicendo che è dura per tutti, che questa è la vita, eccetera. Ma questa è la vita che noi abbiamo deciso di creare. Perché noi siamo consapevoli. Noi esistiamo prima dei nostri figli, noi che abbiamo la fortuna di non essere nati nelle immondizie sappiamo come si muova la demografia, conosciamo l’andamento del mercato, abbiamo avuto la possibilità di pensare non a noi stessi ma all’umanità e se l’amiamo, abbiamo potuto vederla come composta dei suoi singoli individui: come potresti volere per un tuo simile un lavoro massacrante in miniera per sempre se tu non lo faresti nemmeno per 10 minuti? E come potresti augurare a te stesso quei cambiamenti repentini che coinvolgono tutta la tua famiglia e che per gli altri consideri qualcosa a cui “adattarsi con flessibilità – e scattare!”  ?

Chi dice che yap yap bisogna adattarsi e muovere le chiappe eccetera, di solito ha il culo bello al sicuro, caldo su una comoda poltrona, comunque una poltrona sicura e se non gli importa di quella, significa che ha una cassaforte piena (fisica o metaforica) da qualche altra parte: una condizione in cui tu non ti trovi. Non siete pari: non ti parla da pari a pari.

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