segno che stai lavorando (quantità) bene con iStock

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Se stai facendo bene lo sai dalle vendite.

Ma se stai lavorando ad un ritmo decente lo sai quando ogni circa 30 minuti ti arriva una o più e-mail di approvazione o di rifiuto dai revisori.

Non sto scherzando.

togliere le bugne dal fondale 2: tecnica rapida

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Vedi prima l’altro articolo per capire cosa intendo.

Velocizzato, sistematizzato:

Lavorare sempre in raw. Salvare in TIFF/PSD 16 bit.

  • Apri TIFF in photoshop
  • apporta eventuali correzioni pelle ecc
  • duplica livello (CTRL – J)
  • seleziona con “strumento selezione rapida” grossolanamente lo sfondo(W)
  • passa (Q) a maschera veloce, dipingi quello che non è sfondo, sbordando leggermente, con pennello sfumato ed esci da maschera veloce (Q)
  • CTRL-J per creare un livello con la selezione in corso
  • applica a questo livello un “controllo sfumatura” molto pesante giusto fino ad eliminare le bugne ma senza fare un casino
  • spostare il livello sfumato tra lo sfondo e la copia, ora la copia sarà sopra tutto
  • applicare una maschera a questo livello superiore
  • dipingere (seleziona con X se dipingi o cancelli) per togliere le bugne dove serve stando molto attenti ai bordi specie dove si incontrano capelli eccetera.

I passaggi ci sono tutti, ma una volta che ci si prende la mano diventa tric, trac hop hop, velocissimo. Per sicurezza appena avete i 3 livelli (prima di dipingere) CTRL-S per salvare il TIFF.

Quando avete terminato CTRL-SHIFT-S per salvare in JPG; mio consiglio: salvate a 12 in photoshop e compratevi jpegmini che fa un lavoro ECCELLENTE per ridurre, se questo elemento ha per voi una importanza cruciale come per me: massima qualità, minima occupazione di spazio.

bulle/bulli e potere: DENUNCIATE.

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Ieri in occasione della trasmissione di Gianluca Nicolini su Radio24 dedicata a “i bulli quando crescono” è stata “eccezionalmente” ospitata una telefonata interessantissima anche di una donna, bulla in giovane età, ora, dice “che si vergogna di aver fatto quelle cose”.

Il racconto di come si svolgono i fatti rende la “violenza di genere” tutta una prospettiva e non un fatto, rendendolo quindi anch’esso soggetto a misurazione dei numeri in quanto a “fenomeno sociale” ma non in quanto a fenomeno umano o “insito nel maschio”.

L’essere bulli è una questione di potere. L’insicurezza data dal non essere non leader, ma indiscusso si, rende la necessità della occupatio impellente. Mettere in chiaro chi “non si può offendere”, in cui ovviamente cosa sia offesa lo decide sempre l’offeso. Questo (che cosa mi offenda lo decido io) ovviamente è giusto: ma la mia reazione non può travalicare il giusto.

Per cui dico: in un mondo fuori dallo stato di diritto, il potere è derivato dalla forza per contrasto diretto: la lotta, il combattimento, la violenza fisica. Questa donna tra l’altro dice “non si tratta di chi è più forte ma di chi è più cattivo”. Illuminante anche questo. Continua a leggere

canon e il display che mostra una ELLE

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lockoddueCapita a volte che tu tu legga tutto il manuale. Io perlomeno faccio così. Mi arriva una roba e io leggo TUTTO il manuale. Poi però escludo cose che – decido – non userò mai, pur riconoscendone il potenziale valore. Una di queste è il tasto “LOCK” delle mie 5D.

Non lo uso. E’ possibile anche impostare cosa debbano bloccare. Ma io semplicemente dico “non lo userò mai”.  Un giorno però mi si presenta, in pieno shooting, si, avete capito, una bella “L” nel display a cristalli liquidi. Non ho tempo di studiare cosa caspiter stia succedendo, prendo l’altro corpo macchina e continuo a lavorare.

Prima di riprendere in mano il manuale attivo il live view e invece di vedere una scritta “L” vedo la scritta “LOCK”. Guardo il fottuto tasto: è lui. Ho preso dentro? Qualcuno non si è toccato i maroni? Non so. Comunque lo rimetto a posto, smanetto: funziona.

Tornato a casa prendo il manuale (quello in PDF che è completo) e infatti era lui e la fottuta elle.

Capita? Ah non so. Ma meglio così. la 5D non ti diceva niente con il selettore lock. Queste almeno qualche segno lo danno.

PLINI : prog metal strumentale. Godo.

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pensavo fosse un gruppo

pensavo fosse un gruppo

Forse un po’ fusion, forse un pelo (pelo) freddo, ma … che figata: progressive metal totalmente strumentale. PLINI è il nome del chitarrista titolare del progetto che di volta in volta coinvolge differenti altri componenti cazzutissimi (che non conosco ma… sono cazzutissimi e basta).

Un piacere. Potentissimo, melodico, preciso, graffiante e “metallico” ma non inutile su e giù di sborrate chitarristiche dimenticabili.

Da riascoltare godendoselo.

Erano … beh anni che non ascoltavo una cosa e basta. Proprio: ascolto in cuffia e accarezzo la gatta. E basta. Con gran godimento sia mio che della gatta.

Nonostante io sia assolutamente in bolletta in questo momento l’ho già messo in lista per l’acquisto fisico. Eccellente lavoro. Consigliato da un mio amico che ha letto che lo consigliava Steve Vai. Eh beh, il buon vecchio Steve lo ringrazio assai.

SB e i suoi pistolotti antifotografi

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tette. (C) S.B.

tette. (C) S.B.

Di quale fotografo (parlatore di fotografia, più che altro) sto parlando lo dovete capire da soli (S.B.) perché non intendo aumentare i riferimenti al suo nome né con link, né con la ricerca specifica del suo nome. Ma ormai ne ho parlato a sufficienza in altri post perché si possa capire. Italiano, su facebook e sul suo blog, noto anche per il viaggio a piedi incoerente iniziato per il “valore” della fotografia.

La sua incoerenza è l’elemento più importante. Quando decidi di parlare di perché, allora non puoi più fare lo sputasentenze. Devi motivare. E se dici una cosa che contrasta con l’altra semplicemente una non è vera. Quindi, per parlare come lui, è una stronzata. E se dici stronzate non puoi sentenziare. Puoi sbraitare, puoi brontolare, puoi opinare. Ma di certo non puoi pretendere di profferire verità, perché ciò che dici non è – con la pacata trafila di una discussione – sottoposta alla verifica.

Per cui cari fotografi: volete fotografare? Fatelo. Chiunque abbia velleità artistiche potrebbe voler considerare utili spunti quelli di S.B. : tempo fa lo lessi definito “la Littizzetto della fotografia” … ma consideriamolo più un assistente alla masturbazione mentale. E’ utile, per un po’, ragionare sulle sue boutade: se devi formarti un senso critico e il tuo interesse per la fotografia vuole raggiungere il confronto con artisti di tutto il mondo. Esercitare il pensiero critico, anche se non ti interessa, può prepararti ad impatti successivi. Ecco l’utilità di S.B. e di altri parlatori di fotografia. Continua a leggere

il fondo con le bugne: come fotosciopparlo via

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una che sa davvero.

una che sa davvero.

Capita di sbagliare in fase di ripresa; sicuramente a voi no, ma a me si. Col fondale non ho un rapporto meraviglioso. Avendo soldi, magari, me ne fotterei. Ma ho avuto un periodo in cui dev’esserci stata umidità e credo sia per questo che il fondo ha iniziato a fare le bugne.

Ora sicuramente voi avete il trucco fico, ma io no. Ho trovato un trucco veloce per togliere lo sporco dal fondale bianco: quello dove dici a tutti “venite scalzi oppure con delle scarpe pressoché nuove” e poi alla fine è tutto una merda. Ecco, quello lo pulisco in modo relativamente decente ma sicuramente veloce, per il risultato accettabile che da.

Ma quando il fondo ha le bugne si vede e il trucco di sfocare lo sfondo e poi far uscire il soggetto con la mascheratura non funziona perché il soggetto partecipa alla sfocatura e quindi ai suoi bordi esce l’aura della maledizione nazca.

Quindi? Selezione intervallo colori sullo sfondo (con i valori magici), duplicazione livello, un’aggiustatina alla sagoma rimanente (che deve essere vuota) e poi alargando di una buona ventina di pixel rispetto alla sagoma rimasta la selezione (si ma con l’accetta, non vi preoccupate della precisione) poi si riempie la selezione ma content-aware. Questa meraviglia della natura del content-aware ovviamente riempirà di altro fondo bugnato.

Ora si che potete sfocare tutto. Se con la selezione tutto è diventato trasparentino, sotto potete metterci una sfumatura dei due colori decentemente prelevati dal fondo sfocato.

Ora si che potete usare tranquillamente la maschera ed estrarre il soggetto dal fondo che non sarà più bugnato ma “con grosse aree di colore sfumate” in modo accetabilissimo (certo non uniforme e perfetto) ed in rapporto con i colori che a contatto con il soggetto sono ancora corretti.

E sostituire il fondale?

Se me ne spedisci due tu gratis, volentieri, anche tutti i giorni.

2016, il gender gap esiste, punto.

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Ascoltavo, in occasione della giornata mondiale sulla violenza alle donne, una trasmissione radio.

Due affermazioni:

La [nostra] società è progettata dagli uomini per gli uomini, che assegnano dei ruoli alle donne: quando queste donne non si adattano, vengono punite

e la seconda:  Continua a leggere

discutere: sembra sia difficile :(

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Quando tutti sono d’accordo e si leccano il culo a vicenda va tutto bene. Tutti sereni. Nessuno contesta, nessuno nota incoerenze. Nessuno dice che pensa diversamente, che ha letto diversamente, che ha casi di esperienza personale che confutano ciò che si dice. Silenzio. Io dico la mia e silenzio: assenso. Ho ragione? E chi lo sa?

Il punto è che io baserò le mie azioni sulle mie convinzioni: altro che chissenefrega.

Discutere non significa litigare. La contrapposizione di idee significa solo che vengono messe di fronte. L’elaborazione di questo confronto dovrebbe portare ad una nuova verità, consapevolezza. E’ utile farlo. Va fatto in maniera rigorosa anche se si chiacchiera, se si discute. Se non ci si racconta cose, invece di confrontare idee.

Discutere non significa incazzarsi, non significa che io attacco né te né la tua idea. Certo alcuni lo fanno, ma appunto: sono quegli alcuni. La situazione è quella? Ti senti attaccato tu o la tua idea o semplicemente è un dialogo e la forza di un’idea o di un presunto fatto è quello da prendere – da parte di entrambi – in esame? Verificalo se per caso ti senti poco a tuo agio: non devi accettarlo. Quello di cui si discute è un argomento: lui non può incazzarsi od offendersi. Se sei TU che vieni attaccato (perché nell’argomento ti ci senti tu) allora ovviamente le cose si fanno più difficilli, ma a mio avviso dovresti tenere presente con chi stai parlando: ti scaldi perché hai perso di vista che il tuo interlocutore non ce l’ha con te ma è appassionato sostenitore di un’idea? Vi state ancora parlando o state solo parlando a turno?

Ho trovato poche persone che oltre a darmi utilissimi spunti per farmi le seghe mentali da solo oppure dover parlare con i libri (loro non si incazzano quando ne contrapponi i contenuti) non si sentono, ad un certo punto, presi di mira.

Avevo un collega che oltre ad avermi insegnato un mestiere (grazie!) era sempre pronto al confronto di idee. Alcune idee che non condivido assolutamente me le ha fatte capire molto bene: prima di parlare con lui non riuscivo ad immedesimarmi in un certo tipo di criminale: pensavo solo stronzo cattivo bastardo. Ma non “capivo”. Eppure quando riesci a capire su quale punto esatto è basata la distorsione rispetto a quello che pensi tu, ti si apre un nuovo concetto. E questo era un esempio. Ma su questioni lavorative e di metodo (che sono sempre frutto di “modi di vedere”) le cose non cambiano molto: pensate al “lavoro di governare”. Prende in considerazione una tale complessità che non può non svolgersi all’interno dell’ambito della discussione. Se si è seri.

Però va sempre a finire che qualcuno si incazza, che qualcuno ti da del pignoletto, di quello che “vuole avere ragione”. Ma sai che me ne frega? Io voglio semplicemente, quando ci sono degli spazi per un dubbio o una incoerenza, smantellarla pezzo per pezzo. Mi smantelli la mia? Arriverò ad una nuova consapevolezza. Smantelliamo la tua? Eh abbiamo imparato tutti e due una cosa nuova! E non è manco detto che sia vera. Ma per ora si. E si va avanti.

A fare boutade siamo tutti bravi, ma cui prodest?