SEI RIBELLE AL TUO PAESE

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Sei ribelle se resti, se resti dove la merda della tua vita si svolge ogni giorno, dov’è iniziata. Non sei ribelle se te ne vai e non cambi un cazzo di quello che ti ha prodotto i lividi e tutto il resto. Te ne vai e li lasci li, eh? Te ne vai e fai quello che vuoi. Ma non dire che sei un ribelle, questo non puoi dirlo.

Puoi dire che se ne restino li nella loro merda io faccio altro. Ma non sentirti ribelle. Hai solo abbandonato. Probabilmente ogni giorno, ogni settimana in cui sei andato o andata via… loro hanno messo una radichetta in più, rafforzato un legame in più, ribadito un rapporto di forza in più, sottolineato che loro hanno e hanno sempre avuto ragione, potere, qualcosa. Che vince. Che ha vinto su te, sulla tua vita, su chi non è come loro. Vincono e mantengono la zampa sul territorio. Alla fine hanno vinto loro: ti hanno mandato via. O te ne vai o stai alle nostre regole.

Ma è un intero paese, un INTERO paese libero oppure sono libere dalla colonizzazione della merda provinciale solo le città? Che poi magari sono affette da altro.

Se resti dove sei e combatti lì, allora sei ribelle. Se fai il 68 nel tuo paesello. Se sei femminista, gay, contro, gender, anti. Qualsiasi cosa tu sia. Se lo sei dove sei, allora si. 

Ma certo che non sei li per far felice qualcuno. Sei li perché esisti. E quindi puoi andare via e fare altro. Ma non raccontarti che ti sei ribellato/a. Il capobranco ha fissato per bene il tuo culo e le tue spalle mentre te ne andavi. Poi si è girato e ha controllato se qualcuno alzava lo sguardo.

E poi non ci sei mai stato.

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COPYNITALY

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Ho ascoltato per la prima volta oggi, salvo alcune hit più famose, l’album di Ligabue, del 2016 “Made in Italy”. Ogni pezzo suona (credo volutamente) con dei suoni già sentiti. Ogni cosa sembra un richiamo a qualche classico. Dagli WHO ai Police a qualche altra roba famosa. Per il resto non mi è suonato troppo yeah. Ma vedremo. Magari alla lunga. Sembrava più “stanco” di altri. Ma in effetti forse il 2016 era stanco per tutti.

individui

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bel figliuoloIn tanti modi individualismo sta diventando la parola di questi giorni. Come i segni per qualcuno, così per me, vari argomenti, a partire dal “sacrificio” per amore, a cose che mi hanno toccato profondamente in un difficilissimo momento di crisi dell’altr’anno, ed argomenti che hanno a che fare con al vita artistica, degli autori, del far bene, e poi magari del riuscire. Dato che WordPress mi ha fatto incazzare visto che non mi permetteva di commentare un articolo di moon al quale avevo appena messo un like, vi parlo qui di un argomento che, anche questo, mi porta verso varie riflessioni che per me hanno dell’amaro, anche se non necessariamente dovrebbero.

Parla di una cosa che non conoscevo: l’accoppiata libro-museo, quest’ultimo denominato “L’innocenza degli oggetti“. Mi interessa, leggendo con la mia usuale superficialità enciclopedica, il finale dell’articolo su wikipedia, l’idea di porre più attenzione sull’individuo, sull’umanità dell’individuo. Non la condivido in modo assoluto, ma la condivido. In modo assoluto no, perché molti musei devono necessariamente parlare della storia, del generale, della nazione, di nazioni che non esistono più, di tutta la popolazione, umanità, di un concetto e non di precisi individui. Quindi in quel caso non ha senso imporre un manifesto, a mio avviso.

Ma a me interessa l’umanità. E mi interessa l’umanità dell’individuo, di quello specifico individuo. Esco ed entro dal generale al particolare. Faccio di tutta l’erba un fascio e poi ritorno al singolo filo, uno, poi un altro, poi di nuovo l’erba, poi il prato, poi la regione col prato, poi di nuovo un germoglio, un altro germoglio. Continua a leggere

guardatemiii

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Osservare i bambini mi riporta sempre alla base delle cose, al nucleo, ad alcuni impulsi primari e motivazioni basilari sul perché facciamo certe cose.

Oggi ho osservato, nuovamente, mia nipote, 4 anni, giocare in vari modi. Di tanto in tanto gioca. Di tanto in tanto, invece, vuole essere guardata giocare.

Un po’ come il bambino che cade a terra e si sbuccia il ginocchio. Si guarda intorno e impassibile cammina per un chilometro, fino a che arriva a casa, dove non trova nessuno, esce, va dalla nonna lì vicino, dove trova mamma e nonna.

Allora scoppia finalmente a piangere. Finalmente c’è qualcuno che vede lo spettacolo.

Moon ha attratto la mia attenzione verso alcuni suggerimenti dati agli autori, scrittori, su come dedicarsi efficacemente alla propria arte. Di mettere da parte vanità ed egocentrismo e di amare quello che amano davvero. In qualche modo, per me, questo è egoismo VS egocentrismo. E’ diverso: l’egocentrico vuole attenzione. L’egoista se ne sbatte, prima, poi casomai, potrebbe interessargli, forse. Ma lasciamo perdere.

Quello che invece accade spesso è di non rendersi conto che l’importante è amare il tuo gioco e giocare a quello che ami e che, alla lunga, difficilmente quello che è un effetto secondario del bel gioco, ti soddisferà: l’essere guardato giocare.

acqua buona

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una telemarkettara chiama B al telefono per proporle di comprare acqua in bottiglia e ad un certo punto le dice “ma scusi, lei non compra l’acqua?”

“qui l’acqua è buona”

“ha fatto le analisi?”

“lei sa dove ha chiamato e con chi sta parlando?”

click.

A volte la regola del secchio di merda non funziona.

e io godo, godo fortemente.

E comunque poi risulta davvero molto, molto facile metterli in black list senza pietà.

 

la tecnica del secchio di merda

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La tecnica del secchio di merda è largamente usata nel mondo per contrapporre il casino alla ragione, o quantomeno al dialogo. Serve ad avere ragione di, e non ragione riguardo a. Si tratta quindi di violenza. Continua a leggere

unico

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Tempo fa il mio supremo maestro in un giorno di mestizia (frequente, recentemente) mi disse che “a dire il vero sei l’unica persona che frequento, praticamente“, ad eccezione della moglie, I suppose. Qualche giorno fa il mio amico, quello che potrei dire il mio migliore amico, mi ha fatto la dichiarazione “posso dire che sei il mio migliore amico”. Si tratta di un collega di lunga data, ex collega ormai, che vedo tutti i mercoledì, cascasse il mondo. E loro non sanno quanto sono unici per me? Io credo di si. Sono persone rare. Io non frequento tutti. Non ci riesco. Magari posso fare una conversazione da bar (come dice il sottotitolo qui) per un po’ … convenevoli, quattro chiacchiere. Le so fare. Ho questa preparazione. Ma fino ad un certo punto e sentendomi in prestito, con il pepe al culo.

A volte mi chiedo quanto questa unicità sia importante. Lo è, ovvio. Ma quanto? Quando non hai quello che vuoi, tutto quello che hai ti sembra poco. Quando non sei quello che vorresti, quello che sei ti sembra poco.

Ora vado a berci un caffè, con il supremo maestro. Che poi l’altro giorno ha anche ventilato pessime notizie per il nostro settore: dice che loro non stanno migliorando, che non c’è spazio di manovra. E loro spaccano. Figurati io.

Beh, ora caffè.

un alfa-stidioso

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un consocente mi ha mandato questa roba:

E’ un uomo triste, lui, non tanto le macchine di cui parla. Ma in parte ha delle ragioni, soprattutto quella finale: comprati la tua cazzo di auto, quella che vuoi tu. Se hai famiglia, è diverso, dico io.

Credo però che lui si sia un po’ perso per strada cosa significhi essere maschio alfa. Soprattutto per quanto riguarda la riproduzione. Ma non so, non so: magari ci sono donne che lo adorano eh, quindi i suoi spermini sono in tanti uterini. Continua a leggere