ricercano il padre

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Pur affascinandomi non so nulla di psicologia. Ricordo di aver sentito spesso parlare, anni fa, di solito in rappresentazioni cinematografiche di psicologi che liquidavano rapidamente qualcosa con una spiegazione da 4 secondi, i rapporti di alcune coppie con “lei cerca un padre” e cose di questo tipo.

Mi rendo conto di quante ragazze ventenni (poi scopri che hanno iniziato parecchio prima nella loro esplorazione) stiano assieme a quarantenni (circa).

Tante proprio, ora la cosa mi stupisce nuovamente. Alcune, più riflessive, dicono di cercare una guida, qualcuno che le tenga in riga altrimenti faranno casino. Altre dicono solo che con i coetanei nonsepo’pproprio perché sono bambini.

Ora è capitato a me. Ovviamente mi sento gratificato visto che in genere mi sento una merda, ma tutto sommato osservo anche, cercando di distaccarmi. Mi ha mostrato che nella sua rubrica mi ha indicato come “gnorry”. Ovviamente mi sono accorto che non le sono indifferente ma… ma.

Mi sono fatto l’idea che hanno dei padri di merda, prima. Poi che hanno semplicemente un casino in famiglia. Mi vengono in mente frasi sentite, come “rapporto conflittuale” ma… ma no, in fondo non ce l’hanno poi così conflittuale. Mi pare che gli manchino tanto le gite fuori porta col papà. Che non ce le hanno, che non hanno tempo, non si danno tempo, non danno loro del tempo, per andare a zonzo, guardare il mondo con qualcuno, chiacchierare. Non vedo grande desiderio di mettermi la lingua in bocca. Del resto io mi faccio così schifo che provo ribrezzo per suo conto. Non so nemmeno più come si bacia, forse. Continua a leggere

mettere in ordine vecchie cose mi sprofonda nel nero

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Ci sono cose che accumulo.

wrong shui

Non sono esattamente un accumulatore seriale, ma in nuce forse qualcosa c’è. E sento bene che si tratta di un disturbo. Non è un fatto qualsiasi. Sento un dolore fisico simile a quello dell’ansia vera, quando devo risolvermi a mettere in ordine. Mi sale la temperatura, inizio ad agitarmi, me ne vado in giro come uno zombie.

Al mio ultimo trasloco ho affidato ad una nostra amica le cose con le quali non riuscivo ad avere a che fare: lei ha preso tutto come stava e ha AVVOLTO in una carta alcune cose, schiaffandole in dei cartoni. Mi sarei ritrovato il problema nella nuova casa, ma almeno quello del trasloco era risolto. Io ho sofferto, davvero, ma contemporaneamente ho ringraziato questa persona e ho capito che potevo aiutare nello stesso modo qualcuno: se la roba non era mia potevo aiutare.

Come mai, cosa faccio? Normalmente scrivo dei piccoli appunti. Spargo questi foglietti ovunque. Poi li raccolgo, poi queste raccolte le metto da qualche parte. Tutte queste cartacce polverose sono spunti. Sono spunti per cose che non ho imparato, non ho approfondito, non ho provato. Sono cose che hanno toccato per un attimo la mia vita, ho trovato interessanti ma non le ho assaggiate. Ancora, perlomeno.

Credo che sia questo: lasciarle andare, spezzare questo legame, per uno che, come me, ha poca memoria e non intende averne perché può prendere un appunto, significa gettare via un possibile pezzo di futuro. Dico io eh. Magari non è questo. Alcune volte si, sono legato a degli oggetti e quello che mi incasina (mi manda fuori di testa proprio) è non avere il posto giusto per loro. Continua a leggere

le donne sono come le aziende: vogliono esperienza ma non te la fanno fare

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Ok, brutto, sessista, stronzo, tuttigliuominisonouguali, eccetera. Sicuri/e? Ci vogliamo riflettere?

Io c’ho una certa età, quindi parlo di tempi andati, tutto sommato. Ma… ma non solo: conosco, negli ultimi anni, TANTISSIMI ragazzi e ragazze molto giovani. Ci parlo, mi raccontano, non hanno davvero problemi a parlare di sesso, sono estremamente pratici. Quello in cui il casino è identico sono i sentimenti: la differenza è che per noi TUTTI la cosa ti veniva insegnata come un unicum, due cose che vanno obbligatoriamente assieme, che esistono assieme, che non esistono come sentimenti de quà, attrazione e sessualità dellà. No, questo non esisteva. Il che ti faceva pensare “la amo” quando invece era “voglio scopare con lei”. E la stessa cosa vale invertendo i sessi, sia chiaro.

MA

Una cosa non è mai cambiata, a quanto mi confermano i miei continui colloqui: una ragazza (dai 13 anni in poi, così mi dicono) potrà sempre, in qualsiasi circostanza (e qui di roba bella e molto brutta ce n’è tanta), ottenere esperienza sessuale da un maschio dal coetaneo in avanti. Ma mai (escluse le ovvie eccezioni che confermano la regola) un ragazzo giovane potrà semplicemente fare esperienze.  Continua a leggere

Credo che andrò a fare colazione al mac

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Lavorando spesso di notte per me, tra sabato e domenica, non è inusuale andare a farmi un caffé al Mac. Di tanto in tanto mangio anche, ma solo se è il periodo “non solo cacate del mac” (chianina, carne normale, formaggio noncheddar, eccetera).

La colazione invece mi è sempre piaciuta: colazione salata, se vuoi muffin salato , oppure omelette, eccetera. Ovviamente con spremuta, che mi da una carica pazzesca. E il caffé non fa affatto schifo, anzi, per lo standard di queste parti è pure buono.

tipica foto stock 🙂

Ovviamente mi odiano, perché io arrivo proprio ALLE 7 (non sanno che sto aspettando dalle 5 perché ruotino quel fottuto menù) e preparare la colazione salata probabilmente richiede qualche complicazione. Ogni cazzo di lavoratore nel food dovrebbe avere avuto un PROPRIO ristorante/bar, per capire come funziona e che il cliente non è “quel tizio che si materializza dal nulla per farmi fare cose che non ho voglia di fare”, ma quello che compra quello che offri. Lo offri tu, la tua azienda. E, ad esempio, gli girano i coglioni se, fatti 10 km e uscito di casa per venire da te, gli dici “ho appena pulito la macchina”. Non posso rispondere “me ne sbatto il cazzo” solo perché poi tanto mi faresti un caffé di merda. Ma il punto è: qui fate caffé, giusto? Allora perché non smetti di farlo DOPO aver chiuso? Fate spremute? si? Perché non lavi la macchina DOPO aver chiuso? Il tuo orario di lavoro non è quello per la clientela, sono due orari diversi. Se fosse IL TUO bar, forse ci ragioneresti.

Non tutti i baristi sono così, anche se proprietari. Ma quelli che hanno capito, si; quelli che hanno voglia di lavorare, si. Altri sono quelli che si lamentano perché arrivano i cinesi, i kebabbari, gente che tiene aperto quando loro tengono chiuso, gente che lavora quando serve ai clienti e non quando je pare a loro. Gente che, in sostanza, individuata la domanda, la soddisfa. Non gente che fa offerte SPERANDO che la domanda corrisponda.

Mancano ancora 40 cazzo di minuti. Continuo a lavorare eh? 🙂

I testi diseducativi delle carte per bambini/e Skifidol SuperPuzz, in vendita in edicola


Ecco un’analisi davvero Seria.

D I S . A M B . I G U A N D O

Skufidol SuperPuzz1

Su richiesta della Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Emilia-Romagna, ho fatto un’analisi linguistico-semiotica delle cosiddette “carte Skifidol SuperPuzz”, da collezionare in un apposito album, in vendita nelle edicole da settembre 2016 e spesso distribuite gratuitamente davanti alle scuole per pubblicizzare il prodotto. Ogni bustina costa 1 euro e contiene 5 carte con disegni colorati e schifosetti, come tipicamente piacciono ai bambini e alle bambine fra 6 e 10-11 anni. Se gratti una di queste carte, sprigiona una certa puzza di, a seconda del caso, vomito, cacca, fognatura, uova marce o un misto di tutto questo. Il problema non sono né il gioco del “Gratta&Puzz”, come si chiama, né le illustrazioni, entrambi perfetti per il target. Il problema sono i testi che li accompagnano, molti dei quali sono gravemente diseducativi. Ecco la mia analisi:

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fotografia stock VS nonstock #34985734857

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Fa sorridere di tanto in tanto leggere nei gruppi online cose come “so excited I sold my first enhanced license and saw my picture in a major mag! 😀 ” … o cose del genere, tipo “ho guadagnato 100 euro!”.

Fa sorridere perché se faceste i camerieri in gelateria guadagnare 100 euro in un mese con il vostro lavoro non vi farebbe esultare. Devi sapere, avere, fare, tanto e con costanza.

Ma ovviamente la parte “major magazine” fa sempre sorridere: il motivo per cui NON fare il fotografo è venire scelto (da chicchessia) perché costi poco. Certo nel mondo dello stock (ormai dominato dal microstock) ognuno è così: tutti costano poco e devi vendere tanto. La foto stock è una commodity (ok, ne si discute), come le sottilette o le mutande. Ovvio che devono essere fatte come dio comanda, ma costano in maniera diversa dall’andare da un tessitore e dirgli di confezionartele.

Oggi stesso ho avuto a che fare con il classico rapporto con un cliente: ha le sue difficoltà (che non intendo accettare) ma è molto facile guadagnare. Se non lo fai sei un pirla, ovviamente, quindi non mi confronto con chi lavora gratis in un mercato in cui ci sono precisi prezzi per far stare in piedi un lavoro.

Però ecco… se stai esultando perché hai guadagnato 100 euro dopo un anno… beh non va bene 🙂 Devi farti stipendio, contributi, malattia. Da solo.

morte decente solo per chi ha soldi

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letale

15 grammi di pentobarbital più antiemetico, con eventuale cloruro di potassio. E siamo chiari. Se, un pochino prima, magari vado nella parte esterna di una passarella da Bungee Jumping, magari sto più sicuro.

Ora, se ho ben capito, per fare ‘sta cosa si pagano circa 20-21mila euro. Non li ho mai avuti tutti assieme. Vuoi che la dolce morte sia solo per i ricchi? Pure quella? Non solo possono vivere come gli pare, ma pure morire? Mavvaffanculo.  Continua a leggere

Muratore o muratrice? Allenatore o allenatrice? Perché l’uso del femminile per le professioni svolte da donne dà ancora fastidio?


D I S . A M B . I G U A N D O

Emma, muratrice

Quindici anni fa – lo ammetto – se qualcuno insisteva nel proporre l’uso del genere grammaticale femminile nel caso di parole riferite alle donne, laddove la maggioranza usava il maschile per indicare genericamente uomini e donne, consideravo l’insistenza un’esagerazione, una forma di pedanteria, un’attenzione petulante per dettagli in fondo poco rilevanti, visto che i problemi delle donne “sono ben altri”, pensavo, secondo il noto ritornello del più bieco benaltrismo. Quindici anni fa. Sbagliavo. Dal 2007, poi, anche grazie alla diffusione in rete di molte informazioni e riflessioni sulla mancanza di parità di genere in Italia, sono nati

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L’impegno contro Trump delle multinazionali statunitensi


D I S . A M B . I G U A N D O

Airbnb  Cocacola  budweiser

Il mese scorso, durante il SuperBowl, alcune importanti multinazionali statunitensi –  Coca Cola, Airbnb, Budweiser – hanno lanciato campagne di impegno sociale – diventate subito virali e tuttora fra le più viste e condivise – contro le posizioni di chiusura antimigratoria espresse a più riprese dal presidente Donald Trump. Se a queste aggiungiamo il forte statement di Audi USA a favore della parità di genere, il quadro è completo. Mi sembra molto più interessante e promettente, in funzione anti Trump e in una prospettiva a medio e lungo termine, l’impegno congiunto di queste potenze economiche rispetto a quello delle testate giornalistiche americane, che già in campagna elettorale avevano dimostrato limiti pesanti. Ecco gli spot.

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come rispondi a telefono dice chi sei

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So che tra le varie ultime generazioni ci sono pareri discordi relativamente alle comunicazioni: come si fa, come maddai non si fa. Lo posso accettare relativamente a ciò che non è il solito buon, vecchio, telefonare. Sul resto facciamo pure che l’ultimo arrivato fa la regola. Abbiamo inventato noi quello che oggi state usando, ma facciamo pure che il modo in cui voi ve ne siete impadroniti con naturalezza ci è sfuggito, mi sta bene.

Ma telefonare, drin, pronto, buon giorno sono tiziocaio, disturbo? eccetera : questa roba ha una sua storia, non cancelli l’educazione degli ultimi 200 anni con i tuoi capricci.

Per cui ecco, è molto, molto facile, se si tratta di LAVORO. Il telefono di lavoro è SOLO il telefono di lavoro. Se lo usi quando sei libero, sono cazzi tuoi, peggio per te: non è il cliente a doversene preoccupare. Se lo usi nei giorni o negli orari che NON sono di lavoro, peggio per te. Se sarai maleducato, se avrai un tono stizzito, antipatico, fastidioso, qualsiasi cosa diversa dal “disponibile, calmo, gentile”, sei un coglione (o una stronza) e basta, perché sei TU che hai lasciato il telefono acceso. Non è un telefono personale. Il telefono personale lo dai agli amici, alle persone di cui ti fidi, del cui buon senso condividi le regole (che spesso non sono affatto comuni a quelle di altri), che sa quando non ti disturba o che comunque non ti disturba perchéssì. Continua a leggere