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Trovo utile questo commento del sig. Carlo Bianco tratto dal blog (in cui potete scaricare un testo sulla teoria Keynesiana) “uscire dalla crisi con Keynes” … sapere, non contrastare ciecamente. Meglio dare una letta, no?

Il sig Carlo Bianco nel febbraio 2012 diceva…

Credere negli effetti taumaturgici del mercato, come facevano i sosteinitori del laissez faire, fa tanta tenerezza al pari di quanta ne possa fare quella di un ‘applicazione cieca delle teorie keynesiane, dalle quali comunque occorre partire. Innanzitutto occorre contestualizzare temporalmente il pensiero keynesiano. Gli anni trenta erano caratterizzati da una profonda crisi economica generata dal blocco della circolazione del ricchezza. Si stava in sostanza verificando la cosiddetta crisi di merci prevista il secolo prima da Marx, che avrebbe portato alla fine del capitalismo. Il contesto produttivo era comunque solido e alimentato a poco prezzo da materie prime provenienti dalle colonie. Si trattava quindi di risolvere un problema di circolazione della ricchezza affinchè potesse essere più equamente redistribuita tra le classi sociali ed in particolare a favore dei consumatori.
L’attuale contesto è fortemente diverso. La crisi attuale, contrariamente a quanto qualcuno ancora continua a sostenere, non è stata generata dalla speculazione dei mostri della finanza che si sono adoperati per trasferire i portafogli da una tasca all’altra. La speculazione finanziaria non è l’origine dei mali ma è stata lo sciacallaggio dopo il terremoto. Concentrarsi solo su essa non serve alla comprensione del problema, salvo che non si voglia accontentarsi di autodafè, per evitare di confrontarsi con i vizi propri, vere cause della crisi. .
La vera causa della crisi attuale è il progressivo smantellamento dell’apparato produttivo dai nostri sistemi a fronte di una domanda di beni di consumo crescente alimentatata dal credo consumistico. In questi anni i consumi, in assenza di una reale crescita del prodotto, sono stati alimentati dai risparmi accumulati nel passato. Per anni si è vissuto con l’illusione che i risparmi fossero ben custoditi ed invece un bel mattino abbiamo scoperto che valevano molto meno. C’è chi dice tra il 2008 e il 2009 si sia briciato almento il 30% dei risparmi.
Quindi, non pensare di sollevare le sorti dell’economia con un aumento della spesa pubblica, come negli anni trenta, ma agevolare gli investimenti per ricostruire il tessuto produttivo per soddisfare la domanda interna e usarlo come merce di scambio per le importazioni. In sostanza occorre ritornare a produrre di più e fare meno trading. Per produrre occorre anche riportare il costo del lavoro a livelli più accettabili, intervenendo sul cuneo fiscale, per incentivare le imprese a delocalizzare a favore del paese di origine regalandogli un biglietto di ritorno.

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